Medicina e salute

La mucosa orale: afte e stomatite

Durante il cambio stagione, soprattutto in inverno, molte persone iniziano a manifestare dolori e situazioni infiammatorie a carico della mucosa orale; talmente tanto debilitanti che a volte è impossibile anche mangiare e bere. Si tratta infatti di affezioni e a questa categoria appartengono le afte e la stomatite.

Cosa sono le afte?

Appaiono quasi come delle piccole ulcere, possono essere singole oppure multiple, molto fastidiose e spesso dolorose, sorgono generalmente lungo il palato e lungo la parete più interna delle guance, possono essere anche sulle gengive e nella parte più interna delle labbra.

In genere hanno, la maggior parte, un diametro inferiore al centimetro e guariscono circa in due settimane senza lasciare alcuna cicatrice. Sono di diversa tipologia e compaiono solitamente a seguito di una piccola o impercettibile rottura della mucosa orale precedute qualche giorno prima da una sensazione di fastidio e di dolore o anche di bruciore lieve non di molta importanza.

Spesso sono ricorrenti: si ripresentano in maniera periodica con una frequenza che può variare da persona a persona in funzione anche di molteplici situazioni esterne come, ad esempio, lo stress.

Quali sono i sintomi?

Sintomo caratteristico di afte è la presenza di un dolore intenso e localizzato in uno oppure in più punti precisi all’interno della bocca. A volte assieme al dolore compaiono un pò di bruciore, del formicolio e una sensazione di secchezza. Tutto ciò comporta difficoltà sia nel mangiare che nel parlare.

Si può spesso osservare una piccola ulcera poco profonda dal colore bianco o a volte giallastro e tutt’intorno un piccolo alone rossastro. Nella prima fase si forma una patina biancastra formata da strati di fibrina, proteina coinvolta nel processo di coagulazione del sangue. La loro durata varia dai 10 ai 15 giorni, non sono dure e non sanguinano.

I fattori scatenanti

I fattori scatenanti possono essere tanti, non sono tutti ben definiti, ma tra più comuni abbiamo:

  • la predisposizione genetica,
  • lo stress,
  • i disturbi ormonali,
  • la presenza di un herpes labiale (possono formarsi a seguito di un herpes),
  • l’uso prolungato di farmaci come gli antidepressivi,
  • la presenza di protesi dentarie o anche di apparecchi dentari messi in  maniera non corretta,
  • piccoli morsi accidentali della bocca o minuscoli traumi  di origine varia come scottature, 
  • allergie alimentari come quella ai pomodori e la stessa celiachia.

Come si cura?

Di solito le afte vanno a regredire in modo spontaneo. Sebbene la durata sia variabile, così come lo è il fastidio, si vanno a ad utilizzare proprio per alleviare il dolore e poter bere o mangiare e parlare vari prodotti.

Molto usati sono i gel a base di aloe vera con sostanze disinfettanti e lenitive, collutori, sciroppi, esistono anche dei piccoli cerotti che le vanno a isolare le afte. Nelle forme più forti, sotto indicazione del medico, si può fare ricorso a cortisonici.

Fondamentale per la cura e la prevenzione sono la riduzione di cibi troppo caldi o troppo freddi, pure cibi molto piccanti o acidi come per esempio spezie, agrumi in genere, mangiare molta frutta e verdura, bere molta acqua e ridurre lo stress.

É molto importante anche mantenere una corretta igiene orale utilizzando spazzolini con setole morbide. Nei casi più gravi sotto consiglio del medico può essere indicato un trattamento laser per ridurre la sensazione dolorosa e favorire la chiusura delle piccole lesioni.

Che cos’è la stomatite?

A seguito di una o più afte, la mucosa orale può infiammarsi in modo molto doloroso. Ma quali sono le cause? Sono molteplici. Dipende da carenze di tipo nutrizionale quindi da un apporto non sufficiente di vitamine ma da intolleranze alimentari e da allergie non ancora identificate. Possono esserne causa, inoltre, un’insufficiente igiene orale o delle protesi, o delle infezioni presenti nel cavo orale.

Qual è la sintomatologia?

Spesso all’interno della bocca ci sono altre piccole ulcere, piccole cheiliti, gengiviti, però si cominciano osservare dei gonfiori a carico dei linfonodi accompagnati da febbre e sintomi di sonnolenza, campanello d’allarme di patologie più importanti quali malattie infettive, disturbi del metabolismo, deficit del sistema immunitario e carenze vitaminiche. 

La cura e prevenzione

Esistono in commercio preparati antinfiammatori, antisettici e antimicrobici associati a piccoli dosaggi di anestetici locali per sfiammare, disinfettare e ridurre il dolore  all’interno del cavo orale in forma di collutori, spray, gel oppure compresse. Fondamentale nella cura e nella prevenzione sono l’igiene orale e un’alimentazione ricca di vitamine.

Dott.ssa Orsola Procopio  – Farmacista

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

Alimentazione e Sport

ZUCCA: “REGINA D’AUTUNNO”,  che cos’è, proprietà, benefici.

Hai mai sentito parlare della “regina d’autunno”? Se sii di sicuro si riferivano alla zucca, prezioso e benefico frutto del mese di novembre! Di seguito troverai i valori nutrizionali e i vantaggi di questa speciale bacca.

Che cos’è la zucca?

La pianta è un’erbacea rampicante, dal cui fusto si sviluppano i viticci di ancoraggio. Presenta foglie ruvide di considerevole grandezza. I frutti maturano generalmente dalla fine di agosto agli ultimi giorni di novembre.

Le zucche non sono autoctone. Scoperte grazie alla colonizzazione del Nuovo Mondo nel XVI secolo, sono state importate dal continente americano dapprima come flora ornamentale e qui, solo in un secondo momento, coltivate a scopo culinario. Tuttavia, grazie alle tante varietà coltivate e al perfezionamento delle tecniche e dei metodi di conservazione, la zucca è praticamente presente sul mercato tutto l’anno.

Le specie commestibili coltivate in Italia sono tre:

Valori nutrizionali

Le zucche hanno un basso apporto calorico in virtù della presenza nella polpa di un’alta concentrazione di acqua (circa 94%) e di una bassissima percentuale di zuccheri semplici. Con 18 kcal ogni 100 g, la zucca gialla e cruda contiene:

valori nutrizionali della zucca

Proprietà e benefici

Povera di calorie, ma naturalmente ricca di fibre, la zucca è un ortaggio dalle qualità antiossidanti. Simbolo della festa di Halloween, protagonista di mille ricette, dalle paste fresche ai risotti, dai contorni ai biscotti, tra ottobre e novembre la zucca colora di arancio vivace le vetrine dei negozi e anche le nostre tavole.

Ma la zucca non è solo protagonista di “dolcetti e scherzetti”: le proprietà del frutto per eccellenza della famiglia delle Cucurbitaceae sono davvero tante e, sebbene i benefici della zucca sulla colesterolemia non siano del tutto provati, il buon contenuto di antiossidanti ne fa un alleato indiscusso per il cuore.

Aiuta il sistema immunitario

La zucca contiene ben 599 mg di vitamina A e 9 mg di vitamina C. La prima potenzia le difese dell’organismo, aiuta a combattere le infezioni e sostiene la salute della vista, contrastando l’invecchiamento. La seconda, invece, favorisce la produzione di globuli bianchi, aiuta la funzionalità delle cellule immunitarie e svolge un’azione efficace nella guarigione delle ferite. Oltre a queste due vitamine, la zucca è anche una buona fonte di ferro e acido folico, protagonisti indiscussi nel rafforzamento del sistema immunitario.

Protegge la vista

Secondo alcuni studi, si è visto che le persone che assumevano più beta-carotene (una sostanza che l’organismo è in grado di trasformare in vitamina A) mostravano un rischio significativamente inferiore di cataratta. Inoltre, è anche una delle migliori fonti di luteina e zeaxantina, due sostanze associate a un minor rischio di degenerazione maculare senile. Infine, la presenza delle vitamine C ed E, che funzionano come antiossidanti, può impedire ai radicali liberi di danneggiare le cellule degli occhi.

benedici della zucca

Preserva la salute del cuore e delle ossa

La presenza di nutrienti come potassio, vitamina C e fibre è, secondo gli studi, collegata alla salute del cuore. Ad esempio, alcune ricerche hanno dimostrato che le persone che assumevano con la dieta più potassio, avevano una pressione sanguigna più bassa e un ridotto rischio di ictus, diabete e malattie cardiache.

La zucca poi è anche ricca di antiossidanti, come abbiamo visto, che possono proteggere l’organismo anche dal colesterolo LDL (quello “cattivo”). Infatti, quando le molecole del colesterolo LDL si ossidano, possono accumularsi lungo le pareti dei vasi sanguigni: la conseguenza è il restringimento dei vasi e l’aumento del rischio di malattie cardiache. Il potassio, inoltre, aumenta la densità minerale delle ossa, contrastando il rischio di fratture e osteoporosi.

Sfera urologica

I semi di zucca tradizionalmente vengono utilizzati contro l’enuresi notturna dei bambini e contro la variegata sintomatologia a carico del sistema urologico che può accompagnare l’ipertrofia prostatica benigna, disturbo che comporta l’ingrossamento della ghiandola prostatica (come disturbi minzionali, minzione frequente e minzione frequente notturna, urgenza minzionale, minzione intermittente, ritenzione urinaria, mancato svuotamento della vescica).

Il merito sarebbe dei betasteroli, sostanze strutturalmente simili agli androgeni e agli estrogeni di cui i semi di zucca sono ricchi. Sempre per merito dei betasteroli i semi di zucca sarebbero inoltre in grado di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e di lenire la sintomatologia legata alla carenza estrogenica nella post-menopausa. 

Favorisce il sonno

I semi di zucca contengono un aminoacido speciale, il triptofano. È una sostanza implicata nella produzione di serotonina, chiamata anche “ormone della felicità”. È una molecola sintetizzata dalle cellule del sistema nervoso centrale e dell’apparato gastrointestinale. La sua funzione principale è quella di neurotrasmettitore, cioè regola la comunicazione tra i neuroni. È anche coinvolta nella regolazione del tono dell’umore e del ciclo sonno/veglia.

alleata per la pelle

Amica della pelle

La zucca è ricca di sostanze nutritive che sono ottime anche per la pelle. Sono molte le industrie cosmetiche che, utilizzano oli vergini dai semi della zucca, come texturizzante e stabilizzante nelle formulazioni cosmetiche. Grazie alle sue proprietà emollienti, lenitive, esfolianti, tonificanti, rigeneranti e antiossidanti la zucca è molto utilizzata nella skincare e nella haircare routine.

Per prima cosa, è una buona fonte di beta-carotene che agisce anche come protezione solare naturale, quindi aiuta a proteggere le cellule epiteliali dai danni dei raggi UV. La vitamina C, invece, favorisce la produzione di collagene, una proteina che mantiene la cute forte e sana.

L’olio di zucca, ad esempio, che si ricava dalla spremitura a freddo dei semi, decorticati e tostati, è ricco di acidi oleico e linoleico e di vitamina E. L’elevata presenza di antiossidanti costituisce una protezione efficace dai radicali liberi. È un olio, molto adoperato, che aiuta a nutrire, rigenerare, ringiovanire ed elasticizzare l’epidermide.

La polpa, è ricca di betacarotene, vitamina C, sali minerali tra cui: calcio, potassio, magnesio, sodio e zinco e diversi aminoacidi. Inoltre, stesso dalla polpa, è possibile ottenere notevoli quantità di pectina, un polisaccaride naturale. La polpa è anche ipocalorica, regolarizza l’intestino, drena e rigenera la pelle attraverso un’efficace azione antiage e di riequilibrio idrico a livello cellulare, che previene e attenua anche la formazione di cellulite. 

Tradizioni popolari

Rimedi popolari a base di semi di zucca vedono inoltre il loro consumo contro i vermi intestinali: le potenzialità terapeutiche dei semi di zucca in questo ambito sono legate in particolare alla presenza, al loro interno, della cucurbitina, un aminoacido che sembrerebbe avere potenzialità in grado di contrastare le infezioni da vermi parassiti. 

Dott.ssa Laura Marino   Farmacista

BIBLIOGRAFIA

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Alimentazione e Sport

DCA: Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo – ARFID

Tra i disturbi del comportamento alimentare presenti nel DSM-V è citato anche il disturbo evitante/ restrittivo dell’assunzione di cibo. Solitamente insorge durante l’infanzia, ma può svilupparsi a qualsiasi età; infatti, diversi studi esprimono range di età variegati.

Viene inserito nel Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali solo nel 2013, sebbene fosse già una condizione riconosciuta e documentata come un comportamento neofobico verso il cibo e soprattutto verso i nuovi cibi.

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Come si fa a diagnosticare tale disturbo?

Secondo il DSM-V la diagnosi di ARFID si pone quando c’è un mancato raggiungimento delle proprie necessità nutrizionali e/o energetiche, tale da determinare una o più conseguenze:

  • Significativa perdita di peso o incapacità di raggiungere l’aumento di peso atteso (crescita ponderale normale dello sviluppo)
  • Carenza nutrizionale significativa
  • Dipendenza dall’alimentazione enterale o supplementi nutrizionali orali per mantenere il peso o lo stato nutrizionale
  • Marcata interferenza con il funzionamento psicosociale

I comportamenti restrittivi influenzano notevolmente la vita sociale dell’individuo, il suo stato d’animo, le sue condizioni mediche e fisiche ed è bene evidenziare come, alla base di tale restrizione e/o evitamento, non ci sia una volontà di perdita di peso o una insoddisfazione per le proprie forme corporee.

Nell’ARFID sono stati proposti tre sottotipi:

  • Apparente mancanza di interesse per il mangiare o per il cibo a causa di difficoltà emotive come preoccupazioni, ansia o tristezza.
  • Preoccupazione relativa alle conseguenze negative del mangiare dovuta alla paura di soffocare, vomitare o stare male.
  • Evitamento sensoriale del cibo, legato alle caratteristiche sensoriali del cibo come l’aspetto, la consistenza, l’odore, la temperatura, il colore Si evitano alcuni alimenti perché, in anticipo,si pensa di non tollerare certe caratteristiche.

In molti casi questa forma di alimentazione selettiva si risolve spontaneamente nell’adolescenza, quando la pressione dei pari si associa ad un allargamento della varietà dei cibi assunti.

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Terapia

Ad oggi diversi tipi di percorsi di cura per il trattamento dei molteplici profili di ARFID sono stati messi in atto ed altri sono ancora in fase di sperimentazione.

Sicuramente di fondamentale importanza è saper discriminare tra un comportamento alimentare selettivo definito “picky eating”, che tende a migliorare e risolversi con la crescita del bambino, da un vero e proprio disturbo di ARFID strutturato che persiste nel tempo e che compromette seriamente lo sviluppo fisico e cognitivo del bambino.

Come per tutti i DCA, anche per ARFID è necessario un approccio terapeutico multidisciplinare integrato affidato a diversi tipi di figure cliniche specializzate. Nei casi più gravi di malnutrizione è richiesta la nutrizione enterale o la supplementazione con ONS, sempre associati alla terapia cognitivo comportamentale, di cui è stata implementata una forma specifica per ARFID (CBT-AR).

Per i quadri clinici di avversione sensoriale è stato testato un programma terapeutico di integrazione sensoriale e di desensibilizzazione orale affidato a terapisti occupazionali, mentre i casi di comorbidità psichiatriche più o meno gravi o a condizioni organiche specifiche sono affidati a specialisti appositamente formati.

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In quest’ottica il ruolo del nutrizionista può essere fondamentale sia in caso di sospetto o conclamato disturbo alimentare, intervenendo ai primi segnali di disagio e rifiuto persistenti del bambino nei confronti del cibo con un appropriato intervento di riabilitazione nutrizionale, sia in fase di prevenzione attraverso un percorso di educazione alimentare e di sostegno alla famiglia.

Dott.ssa Martina Rella – Dietista

BIBLIOGRAFIA

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Alimentazione e Sport

Come combattere il caldo con l’alimentazione

La natura ci dà un aiuto regalandoci una varietà incredibile di alimenti gustosi e utili all’organismo: tanta frutta e tanta verdura di stagione possono diventare la base per spremute, frullati, alimenti acquosi di vario tipo, insalate, sorbetti, ghiaccioli, centrifugati e così via.

Occhio però al frigorifero: è importante rispettare la catena del freddo e le modalità di conservazione degli alimenti che, in questa stagione, non vanno tenuti troppi giorni in attesa di essere consumati perché rischiano il deterioramento e aumentano il rischio di causare intossicazioni alimentari.

frutta di stagione!

Decalogo anti-afa

  • Il primo precetto del decalogo anti-afa mette al primo posto l’acqua. Bere e bere tanto, evitando le bevande gasate, zuccherose e troppo fredde, è fondamentale. Generalmente si consiglia almeno un litro e mezzo di acqua minerale al giorno ma d’estate, si sa, si suda molto di più del resto dell’anno e dunque è meglio abbondare. 
  • Combattere la disidratazione anche con i succhi di frutta e verdura fresca, da consumare subito dopo la spremitura per evitare l’ossidazione di alcune vitamine.
  • Mangiare poco e spesso: sì agli spuntini, no ai pasti lunghi e abbondanti. Alle diverse portate è da preferire il piatto unico, composto magari da un secondo o un primo e una insalata.
  • Banditi gli alcolici: causano disidratazione, stimolano la sudorazione e limitano l’assorbimento delle vitamine che, in questa stagione, sono elementi preziosissimi per il nostro corpo.
  • Limitare anche il consumo di tè, caffè e cola: sono eccitanti e aumentano la vasocostrizione e la diuresi provocando la disidratazione.
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  • Sì alla verdura, tanta e meglio se cruda: è fresca e ricca di acqua, sazia senza appesantire, ed è un concentrato di vitamine, minerali e antiossidanti.
  • Via libera allora alla fantasia per creare insalate colorate con carote, pomodori, cetrioli, lattuga, ravanelli, peperoni, zucchine, radicchio, sedano, finocchi e fagiolini.
  • Ammessa tutta la frutta: preferibilmente lontano dai pasti principali e con un occhio di riguardo a quella più ricca di acqua come anguria, melone, agrumi (pompelmo rosa e limone). Bene anche le macedonie a base di pesche, albicocche e fragole, molto ricche di acqua, e le ciliegie.
  • Meglio il pesce della carne: più magro e digeribile, soprattutto se cucinato al forno o alla griglia. Il pesce azzurro, in particolare, contiene tanti omega 3. Se proprio non potete fare a meno della carne, preferite quella bianca di pollo o di tacchino, che è proteica ma più leggera della carne rossa.
  • Rinunciate ai salumi, troppo salati e calorici. Allo stesso modo, evitate i condimenti troppo ricchi di sale, i fritti e le salse elaborate, preferite l’olio d’oliva ai grassi animali.

Dott.ssa Saravo Aurora – Biologa Nutrizionista 

BIBLIOGRAFIA

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Medicina e salute

REAL FANS: in antichità come si controllavano i dolori?

Fin dall’antichità erano noti i benefici derivati dalle sostanze ricavate dalle cortecce dei salici, ma solamente il 10 Agosto del 1897 si ebbe una delle scoperte più importanti della storia farmaceutica, grazie alla scoperta del ricercatore della Bayer Felix Hoffman, nasce l’aspirina il primo farmaco antinfiammatorio non-steroideo (FANS).

Ma cosa sono i FANS?

I FANS ovvero i farmaci antinfiammatori di tipo non steroideo, sono dei farmaci che hanno anche effetti antipiretico ed antidolorifico, esse lavorano andando ad inibire in maniera non selettiva le ciclossigenasi (COX) riducendo la biosintesi delle prostaglandine iperalgesiche e pro-infiammatorie.  

Le COX sono fondamentali isoenzimi sui quali agiscono i FANS. Sono stati individuati due tipi di COX:

  • COX1 la quale è espressa costitutivamente ovvero, è sempre espressa.
  • COX2 la quale è inducibile ovvero essa si troverà nel sito infiammato.

La maggior parte dei FANS agiscono sia sulle COX1 che sulle COX2 ad eccezione, ad esempio, dell’indometacina la quale agisce principalmente sulle COX1 o del rofecoxib agisce preferenzialmente sulle COX-2. Un vantaggio degli inibitori COX2 è che causano una minore tossicità rispetto agli inibitori COX1.

Cascata infiammatoria

Quali sono le caratteristiche dei FANS e come si comportano nei confronti del dolore?

La maggior parte di questi farmaci sono ben assorbiti e la presenza o meno di cibo non influenza la loro biodisponibilità, vengono metabolizzati  mediante fase I o fase II, inoltre la maggior parte di loro vengono eliminati mediante minzione.

In relazione al dolore, si assumono i FANS per trattare stadi acuti blandi o acuto e la prima cosa che succede quando si verifica una percezione di dolore è che si vanno ad attivare i nocicettori, i quali trasmettono il segnale al midollo spinale.

Esistono gli effetti collaterali da assunzione di FANS?

Così come tutti i farmaci, anche con i FANS si osservano degli effetti collaterali, che interessano:

  • Il tratto gastro-intestinale in quando, l’assunzione di FANS, riduce la produzione di muco protettivo causando gastro lesività.
  • I reni in quanto si può verificare vasocostrizione ed edema fino a nefrite interstiziale.
  • I FANS possono portare problemi di coagulazione perché prolungano il tempo di sanguinamento con effetti anticoagulanti.
  • Possono portare a reazioni di ipersensibilità che comportano eruzioni cutanee fino a shock anafilattico.
  • In casi estremi è possibile che si manifesti la Sindrome di Reye che consiste in epatiti fulminanti con edema cerebrale (particolarmente dei bambini).

Differentemente dagli alti FANS, i salicilati, se somministrati a dosi elevate, hanno un attività terapeutica non più solamente antinfiammatoria, ma anche utilizzabile per curare l’artrite reumatoide, febbre reumatica ed altre condizioni infiammatorie associate.

Un ulteriore studio ha notato come, la somministrazione di questi farmaci a giorni alterni, va a diminuire l’incidenza di cancri al colon.

Dott.ssa Oriana Vitale – Tecnico erborista, specializzato in Biotecnologia del farmaco

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Medicina e salute

I Nei

I nevi comunemente chiamati nei, così come le lentiggini, non sono altro che delle ipercromie cutanee ovvero delle aree che hanno la caratteristica di avere una differente colorazione che è più intensa rispetto al resto di tutta la cute dovuto ad un eccesso di melanina.

I nei hanno la particolarità di non ridursi nemmeno nei periodi in cui la pelle non viene esposta al sole, compaiono fin dalla prima infanzia, generalmente dopo il primo anno di vita, e di solito tendono ad aumentare col passare degli anni.

Mediamente una persona adulta ne ha circa tra i 25 e 30 che hanno una forma più o meno regolare e delle dimensioni di un massimo di circa 6 mm.

Che cosa sono?

I nei sono macchie della pelle, il loro colore va dal bruno o al rosato, hanno bordi ben definiti, dovuti ad un raggruppamento consistente di melanociti, le cellule adibite alla produzione di melanina. Possono presentarsi o completamente piatti oppure con dei piccoli rilievi.

È molto importante controllare un’eventuale comparsa dei nei perché la maggior parte è una formazione benigna, però bisogna osservare i loro cambiamenti e le loro modifiche strutturali poiché possono dare origine a dei melanomi, i tumori più aggressivi della pelle.

Inizialmente può avere l’aspetto di un neo normale ma poi si può modificare e mostrare la propria vera natura. Fondamentali sono i controlli soprattutto di quelli nuovi.

I sintomi

La comparsa o l’aumento numerico di un neo non sono associati a nessun sintomo. Infatti, non causano fastidi di alcun genere. L’aumento avviene entro i quarant’anni di vita e nella terza e quarta età possono scolorirsi fino a sparire.

Nella maggior parte dei casi  appaiono dopo il primo anno di vita, di rado sono presenti nei lattanti o nei neonati e in questi casi si parla di nei congeniti, diversamente sono acquisiti.

Quando il numero supera il 50 si parla di “tanti” nei e questo potrebbe essere un indicatore del fatto che una persona è più predisposta a sviluppare un melanoma rispetto ad altre.

Le cause

Dal momento che la comparsa di un neo è dovuta dalla genetica, la quantità potrebbe dipendere da vari fattori come, per esempio, l’abitudine di esporsi diverse ore al sole anche se di fatto possono comparire su persone che non hanno questa consuetudine.

Le cure

I nei non vengono sottoposti a specifico trattamento, però richiedono grandi precauzioni e accortezze quando ci si espone al sole, ovvero bisogna evitare le ore centrali della giornata in cui i raggi sono più intensi, usare sempre una crema con fattore protettivo alto. Anche se si hanno pochi nei e soprattutto se la carnagione è chiara. Le ustioni solari costituiscono un fattore importante per lo sviluppo del melanoma.

Esistono delle caratteristiche che vengono valutate e osservate, elencate in ordine alfabetico, ciascuna delle quali è considerata un segnale d’allarme da sottoporre tempestivamente all’attenzione dei medico specialista in dermatologia.

  • A: Asimmetria. La forma non è rotonda ma allungata o a stella.
  • B: Bordi irregolari. I contorni non sono ben definiti, si presentano frastagliati.
  • C: Colore non uniforme. In vari punti è più scura.
  • D: Dimensioni superiori a 0.6 cm.
  • E: Evoluzione. L’aspetto si è modificato nel tempo.

È fondamentale imparare a conoscere e prendersi cura della propria pelle fin da piccoli. Fare prevenzione deve diventare parte della mentalità di ciascuno di noi!

Dott.ssa Orsola Procopio  – Farmacista

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Psicologia del Benessere

Shopping terapeutico: il benessere che si cela dietro ad un acquisto

Quella voglia e quel desiderio improvviso di andare a fare shopping… quel senso di pace e soddisfazione dopo aver acquistato qualcosa, soprattutto se un indumento personale… quel senso di benessere che ci fa pensare e dire: “adesso sto proprio bene!”

In quest’articolo, vi parlerò dello Shopping Terapeutico e dei suoi benefici sulla nostra sfera emozionale.

A proposito! Se vuoi saperne di più sul “mio mondo” puoi trovarmi sui social network (Instagram) con il nome @iamfrancescoangotti. Passa a visitare il mio profilo e seguimi, sarò felice di ricambiare con piacere!

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Lo shopping: cos’è?

Lo shopping, ossia, il compiere degli acquisti, è una pratica ormai facente parte regolarmente e con altissima frequenza nella nostra quotidianità.

Le nostre abitudini, che siano poste attraverso il tempo dedicato al lavoro o al tempo dedicato allo svago, prevedono al loro interno, delle frazioni temporali dedicate agli acquisti, di qualcosa che vada a soddisfare le necessità personali di quel preciso istante nel quale ne sentiamo il bisogno: dal caffè, alla bevanda fresca, all’acquisto di un libro che ha suscitato la nostra attenzione, all’acquisto di un pacchetto vacanze per la propria settimana di ferie e così via.

Inconsapevolmente o forse non troppo, utilizziamo gli acquisti, come appiglio per soddisfare dei bisogni, che sulla base del grado di necessità vengono suddivisi su scala prioritaria in relazione al grado di soddisfacimento che ne consegue, proprio come suggerisce Maslow nella sua teoria gerarchica dei bisogni, sulla quale presto farò un articolo, perciò, ti invito nel voler continuare a seguirmi e seguire Pharmaddicted!

Ma perché può essere terapeutico lo shopping?

Purché non diventi compulsivo, vari studi e ricerche confermano che ricorrere allo shopping, sia un vero e proprio toccasana per il benessere psicofisico di un individuo. Inoltre, vi sono delle relazioni benefiche tra il miglioramento della propria autostima, l’abbassamento dei livelli di ansia con il ricorrere regolarmente e secondo necessità reali, all’effettuare delle compere, o perlomeno dedicare del tempo a badare alle proprie esigenze.

Un curioso studio, condotto dall’Università di Michigan, ha dimostrato come le persone che cedano alla tentazione di ricorrere a degli acquisti, rispetto ad altre che resistano allo stimolo suscitato ad esempio da qualche vetrina, siano più felici e meno stressate rispetto al secondo gruppo. Perciò, lo shopping ha benefici anche sul nostro umore, specialmente se vi si ricorre nelle cosiddette “giornate no”!

Perché è utile distinguerlo dallo shopping compulsivo

È risaputo che è sempre bene stare lontani dagli eccessi. Il giusto sta nel mezzo. Il beneficio terapeutico lo si ottiene quando, lo shopping, viene utilizzato come forma di svago ed attività con la quale si può staccare la spina dei pensieri, dalla quotidianità che a causa dei ritmi frenetici e ci espone frequentemente a fonti di stress. Ma allo stesso tempo, lo shopping non assume più le vesti di una ricorrenza terapeutica e benefica, nei casi in cui, ricorrere a degli acquisti diventa una necessità, un desiderio urgente ed irrefrenabile.

In merito a ciò esistono dei campanelli d’allarme, posti dal nostro organismo ma anche in termini di atteggiamenti, che se saputi cogliere, ci avvisano d’eventuali esagerazioni. Vediamo quali sono i più frequenti:

  • La sensazione che un nuovo acquisto sia fortemente necessario;
  • Provare invidia per oggetti appartenenti ad altre persone;
  • Pensare sempre allo shopping anche mentre si sta facendo altro;
  • Sforare continuamente il budget preventivamente posto.

Cosa dobbiamo imparare

Fonte immagine: wellwateredwomen.com

Impariamo a sensibilizzare la nostra attenzione, nel cercare di cogliere quali tipi di sensazioni e segnali giungano dal nostro interno. Cerchiamo di creare unione, tra quello che pensiamo di volere e quello che vogliamo. Ritroviamo l’equilibrio e cerchiamo di mantenerlo, facendo forza sulle relazioni ed il confronto, con le persone alle quali vogliamo bene e che ci vogliono bene. La retta via è sempre pronta ad accoglierci, sta a noi perseguirla, anche nel caso dello shopping!

A presto, con i prossimi articoli!

Dottor Francesco Angotti – Scrittore e professionista in ambito economico

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Alimentazione e Sport

Idratazione e estate

L’equilibrio idrico è molto importante per il nostro organismo ed è regolato da meccanismi di diffusione tra le cellule e l’ambiente circostante (osmosi). L’acqua è fondamentale per la “comunicazione” fra le nostre cellule, costituisce i fluidi corporei, è il mezzo per portare nutrimento agli organi ed eliminare le scorie.

Quando l’acqua nel corpo scarseggia?

Se l’idratazione è insufficiente, si ha una concentrazione maggiore di sali minerali che causa il prelievo di acqua dall’interno delle cellule con restringimento del loro volume. Questo provoca una reazione a catena che porta in contemporanea allo stimolo della sete e al risparmio di acqua da parte dei reni.

La produzione di un’urina più concentrata, porta a un costo maggiore in energia e di una maggiore usura dei loro tessuti. Di conseguenza, bere abbastanza acqua aiuta a proteggere questo organo vitale. Una scarsa idratazione può determinare l’insorgere di spossatezza, crampi muscolari e nausea.

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Quali sono i cibi più ricchi di acqua?

Moltissima è la frutta e la verdura ricche d’acqua nei mesi caldi dell’anno: cetrioli, pomodori, ravanelli, ananas, melone, anguria che oltre all’acqua forniscono minerali come potassio e magnesio.

Inoltre, in estate, sono utilissimi i frutti di bosco, ricchi di antocianine che rafforzano i capillari messi a dura prova dal caldo. Estratti e le centrifughe di verdura e frutta possono essere degli ottimi “integratori” di liquidi e concentrati di sali minerali e vitamine, ma hanno poca fibra ed è buona norma comporre i mix favorendo la verdura rispetto alla frutta per evitare gli eccessi in fruttosio.

Le altre bevande

The e caffè: ricchi di polifenoli contengono però sostanze (caffeina, teofillina) con effetto stimolante sul sistema nervoso centrale, vanno quindi moderate. Attenzione estrema agli energy drink, ricchi di caffeina, altri stimolanti come la taurina e zuccheri.

Bibite e succhi zuccherati: Dovremmo evitare non solo di aggiungere zuccheri a latte, the e caffè, ma anche di consumare bevande industriali che li contengono, spesso in grande quantità: cola, aranciata ecc..ma anche i succhi zuccherati.

Tisane ed infusi: Se senza zucchero possono essere consumati con tranquillità, a patto di non essere sensibili ai principi attivi delle piante da cui sono derivati.

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Alcolici: Sono nemici dell’idratazione, favoriscono una maggiore perdita di liquidi. Inoltre l’alcol è una sostanza tossica e cancerogena. Meglio non bere e se si beve non superare le quantità associate ad un rischio basso: un bicchiere di vino o una lattina di birra al giorno per la donna, due per l’uomo.

Va ricordato che è importante mantenere un’idratazione adeguata in qualsiasi situazione. Infatti, semplicemente respirando, si perdono tra i 250-350 millilitri di acqua al giorno. Per questo motivo bisogna tenere presenti alcuni accorgimenti:

  • È bene idratarsi con più frequenza se si verifica un aumento della sudorazione, o in caso di diarrea o vomito.
  • Bisogna fare attenzione quando si è in montagna, perché in alta quota si tende a urinare più spesso e la frequenza respiratoria aumenta.
  • Il fabbisogno di acqua aumenta durante gravidanza e allattamento, va da 2 fino a 3 litri per le donne che allattano.
  • Se si sente molto caldo, bagnare il corpo per diminuire la temperatura.

Per concludere, l’acqua non solo ha effetti positivi sulla salute e il benessere dell’organismo, ma ha anche risvolti da un punto di vista estetico: rende la pelle più liscia e conferisce forma e rigidità ai tessuti

Dott.ssa Saravo Aurora – Biologa Nutrizionista 

BIBLIOGRAFIA

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Medicina integrata e Fitoterapia

Cosa ci insegna l’Omeopatia?

La prima parola che mi viene in mente è: osservare.

L’omeopatia ci insegna ad osservare perché, ancor prima di pensare a che cosa ha bisogno qualcuno che viene a chiederci un consiglio, dobbiamo ascoltarlo. Quando vogliamo ascoltare qualcuno davvero, con tanta attenzione, non lo ascoltiamo solo con le orecchie, ma lo osserviamo. Ascoltiamo con gli occhi, cogliendo quello che non ci dice a parole, ascoltiamo con la mente, concentrandoci sul fatto che ha bisogno di noi, e ascoltiamo con il cuore perché, in quel momento, abbiamo a cura il suo benessere.

Osservare deriva dal latino observare , composto da ob- (di fronte a, nella direzione di ) e -servare (custodire, considerare). È come se nella parola “osservare” fosse già racchiuso il significato di avvicinarsi per accogliere qualcuno o qualcosa. È proprio questo che accade quando chiediamo un consiglio a qualcuno, ci avviciniamo e chiediamo attenzione e se chi abbiamo di fronte ci osserva ci sentiremo considerati.

Considerare il paziente prima di tutto una persona porta a non considerare la sua malattia come unica rappresentazione ed espressione di esso. Questo fa bene sia al paziente, ma anche a chi se ne prende cura. Al primo per prendere distanza dal proprio problema e a non immedesimarsi in esso e al secondo perché guardando prima di tutto la persona potrà prendersi cura non solo del problema, ma anche di chi lo sta vivendo.

Osservare: “Guardare, esaminare, considerare con attenzione, anche con l’aiuto di strumenti adatti, al fine di conoscere meglio, di rendersi conto di qualche cosa, di rilevare i particolari…” (Treccani).

Le domande, l’arma più importante per l’omeopata

Le “strane” domande che sentiamo porci da un omeopata sono gli “strumenti più adatti” per conoscerci meglio e le informazioni più particolari e bizzarre sono quelle di maggiore interesse per lui perché ci differenziano a ci distinguono dagli altri.

Possiamo sentirci chiedere se preferiamo il caldo o il freddo, o i cibi salati o dolci. Possiamo tendere ad isolarci quando soffriamo oppure parlarne per cercare uno sfogo. C’è chi ama restare sveglio fino a tardi e chi non può evitare di alzarsi presto anche senza puntare la sveglia. Sono tutte caratteristiche personali che aiutano l’omeopata a capire da dove partire per scoprire dove arrivare. Caratteristiche della persona, perché è la persona il centro.

Alcune di queste caratteristiche, insieme a quelle prettamente fisiche, possono venire raggruppate per identificare delle macrocategorie di caratteristiche che in omeopatia vengono definite costituzioni.

Cosa sono le Costituzioni?

Il termine “costituzione” di certo non nasce con l’omeopatia, così come l’osservazione e l’individuazione di tali caratteristiche. Già con Ippocrate scopriamo una classificazione nata dall’osservazione di come i quattro elementi naturali (terra, acqua, aria e fuoco) corrispondevano nell’essere umano a quattro elementi fondamentali per la sua vita (linfa, sangue, bile gialla e bile nera) e una predominanza di un elemento su gli altri determinava la definizione di un particolare temperamento fra il linfatico, il sanguigno, il bilioso e l’atrabiliare.

Nei secoli sono stati molti gli studiosi che si sono occupati di studiare l’uomo secondo i modelli costituzionali, tra questi Viola, Pende, Bernard, Martiny. Considerando la costituzione un punto di partenza per l’individuo nel suo stato fisiologico, conoscendola e studiandola, si può avere un quadro più ampio di quelle che potrebbero essere le più frequenti predisposizioni ed evoluzioni del suo stato di salute.

In omeopatia le costituzioni sono conosciute da un punto di vista didattico con i seguenti nomi : carbonica, sulfurica, fosforica e fluorica. Risulta però più realistico tenere in considerazione le sfumature che spesso portano le costituzioni ad intersecarsi fra loro. In quest’ottica possiamo prendere in considerazione le costituzioni carbonica, sulfo-carbonica, fosforica e sulfo-fosforica.  

Descrizione delle costituzioni

La costituzione carbonica mostrerà a prima vista una fisico che tende ad ingrassare accompagnato solitamente da una statura media o inferiore alla media. Il tono muscolare è scarso, il viso è tondo e il collo è corto così come le mani. Di personalità calma e pigra con tendenza alla sedentarietà, molto metodici e ordinati.

I soggetti sulfo-carbonici sono più attivi, sempre in movimento, tonici e di corporatura visibilmente forte. Il viso spesso è quadrato e le spalle sono robuste. Di indole combattiva e impulsiva, molto attivi e resistenti alla fatica.

La costituzione fosforica appare elegante e longilinea. Il viso è spesso di forma triangolare e il collo è lungo. Le mani sono magre e lunghe, il torace è esile. Poco resistenti alla fatica, i fosforici sono spesso ipersensibili e dalla attività mentale intensa.

I soggetti sulfo-fosforici sono contraddistinti dalla proporzionalità fra le varie parti del loro corpo. L’equilibrio visibile nel loro fisico rispecchia un equilibrio anche a livello psichico pur tendendo all’irritabilità . Reattivi e vivaci.

Per quanto riguarda la costituzione fluorica, oggi viene vista più come una tendenza fisiopatologica che una costituzione a sé. Ciò vuol dire che in ognuna delle costituzioni possono esserci determinati aspetti o caratteristiche che possono far emergere “note fluoriche”, ovvero manifestazioni o potenziali manifestazioni a tendenza degenerativa fisica o psichica.

Dott.ssa Cristina Scaglianti -Farmacista specializzata in Omeopatia

Contatti: Su Linkedin e Instagram mi trovi come Cristina Scaglianti, seguimi anche su www.farmacistaomeopata.it e www.instagram.com/farmacistaomeopata

BIBLIOGRAFIA & SITOGRAFIA

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Medicina integrata e Fitoterapia

Effetto antiaging dei legumi.

L’invecchiamento è un processo inevitabile, influenzato da fattori genetici, di stile di vita e ambientali. Questo fenomeno è una caratteristica intrinseca della vita. Di conseguenza, la possibilità di manipolarlo ha affascinato gli umani probabilmente da tempo immemorabile. Prove recenti stanno plasmando un quadro in cui regimi calorici bassi ed esercizio fisico possono migliorare la senescenza sana e sono state suggerite diverse strategie farmacologiche per contrastare l’invecchiamento.

Ogni organo invecchia ad una velocità diversa, a causa di vari fattori:

  • Azione dei radicali liberi
  • Fattori neuroendocrini
  • Invecchiamento dei telomeri
  • Usura dell’organismo a causa dello stile di vita
  • Difese immunitarie minate
  • Processi biochimici di ossidazione, glicazione e metilazione oltre a infiammazione cronica e squilibrio ormonale.

Gli step indispensabili da seguire sono: una dieta corretta, approccio alla nutraceutica ed attività fisica aerobica e anaerobica.

Sono diversi i fattori coinvolti in questo fenomeno al quanto complesso:

  • Glicazione
  • Inflammaging
  • Stress ossidativo
  • Invecchiamento cerebrale
  • Caloric restriction.

Misure dietetiche appropriate o supplementazioni con micro- e macronutrienti specifici potrebbero quindi aprire nuove strade per la prevenzione e la gestione del declino cognitivo e dei processi neu­rodegenerativi. TUTTO QUESTO È ALLA BASE DELLA DIETA MEDITERRANEA!

LA DIETA MEDITERRANEA.

La dieta mediterranea rappresenta un modello alimentare tipico dei paesi dell’area mediterranea ed è raccomandato dalle Società Scientifiche Internazionali, nelle Linee Guida dirette alla popolazione generale, in ambito di prevenzione primaria e secondaria.

Alimenti inclusi nella dieta mediterranea.

La Dieta Mediterranea tradizionale non è solo un modo di mangiare ma un insieme di conoscenze, abitudini sociali e tradizioni culturali storicamente tramandate dalle popolazioni che si affacciano nel Mare Nostrum quindi, più che di dieta intesa come regime restrittivo o limitante, si può parlare di uno “Stile di Vita” la cui importanza è stata riconosciuta a livello mondiale dall’Unesco, che nel novembre 2010 ha riconosciuto la Dieta Mediterranea come “patrimonio immateriale dell’umanità“.

Presenta queste caratteristiche principali:

  •  Abbondanza di cibi di origine vegetale (verdura, ortaggi, frutta fresca e secca, legumi, pane e pasta da farina integrale non ricostituita e altri cereali integrali come orzo, farro, avena, i quali assicurano sia un basso Indice Glicemico che un ruolo equilibratore e saziante);
  •  Consumo prevalente di cibi freschi e di stagione, quasi sempre di provenienza locale e quindi a chilometro zero;
  •  Utilizzo dell’olio d’oliva come fonte principale di grassi;
  •  Pesce, carne bianca e uova da galline ruspanti, consumati qualche volta a settimana;
  • Consumo quotidiano ma moderato di formaggi e yogurt da latte proveniente da animali al pascolo, ricco di acidi grassi omega 3 e vitamine antiossidanti;
  •  Basso consumo di carne rossa (era consumata solo la domenica nelle famiglie più agiate ed occasionalmente dalle famiglie meno agiate, allorché gli animali da cortile e da lavoro venivano sacrificati perché non erano più in grado di dare un reddito);
  • Uso regolare di erbe aromatiche che permettono di creare una dieta di ottimo sapore e di grande appetibilità, riducendo il bisogno di usare sale e condimenti grassi in quantità eccessiva;
  •  Assunzione moderata di vino durante i pasti;
  •  Ridottissimo consumo di dolci, i quali venivano consumati solo in occasioni delle feste di famiglia e patronali.

In rapporto alla salute, va tenuto presente, anche, il concetto di “stile di vita mediterraneo”, caratterizzato da un’adeguata attività fisica, intesa come esercizio fisico regolare, sufficiente e continuo.

I nutrienti contenuti negli alimenti corrispondenti a queste abitudini dietetiche sono:

  •  Proteine poche e prevalentemente di origine vegetale;
  •  Carboidrati a basso indice e carico glicemico, con zuccheri semplici quasi assenti;
  •  Rapporto acidi grassi monoinsaturi/saturi alto;
  • Quantità e rapporto acidi grassi omega 3/omega 6 molto maggiore di quello dell’alimentazione dei nostri giorni che tendente all’unità;
  •  Beta carotene, tocoferoli, vitamina C abbondanti;
  •  Polifenoli elevati (che fanno della Dieta Mediterranea una dieta funzionale);
  •  Calcio, magnesio e potassio alti;
  •  Sodio basso
Piramide alimentare.

La Dieta Mediterranea è anche una dieta prevalentemente crudista, quasi tutti i piatti sono cotti a temperature basse per molto tempo. Si ritiene che gli effetti della dieta mediterranea sulla neurodegenerazione siano dovuti non solo a un’azione antiossidante con rimozione di radicali liberi, ma anche a riduzione della neuroinfiammazione. Un’esagerata risposta neuroinfiammatoria potrebbe dipendere da sovralimentazione in età infantile, causa di precoce obesità. Pertanto, una sana educazione alimentare sin dall’età infantile e l’adesione continuativa a una dieta di tipo mediterraneo rimangono, ad oggi, i migliori presidi per prevenire le malattie neurodegenerative.

Tra gli alimenti della dieta mediterranea figurano proprio i legumi. Spesso denominati la “carne dei poveri”, hanno una duplice funzione, sia per la presenza di carboidrati a lento assorbimento, sia per la buona quota proteica che possiedono. L’associazione di cereali e legumi è completa dal punto di vista proteico, poiché fornisce all’organismo tutti gli aminoacidi essenziali di cui abbiamo bisogno. I legumi hanno discrete quantità di sali minerali, alcune vitamine e fibra alimentare, che aiuta a raggiungere il senso di sazietà. Inoltre contribuiscono a modulare la risposta glicemica del pasto.

BENEFICI DEI LEGUMI SECCHI NEL PROCESSO DI INVECCHIAMENTO: MECCANISMO D’AZIONE E P.A.

legumi (piselli, fave, fagioli, ceci, lenticchie, soia) sono i semi delle piante appartenenti alla famiglia delle Papilionacee e sono una miniera dal punto di vista nutrizionale.

Legumi

I legumi sono i germogli prodotti da una delle tante sottospecie della vastissima famiglia delle Leguminose, racchiusi e protetti in involucri dalla forma allungata chiamati baccelli. Essi rappresentano, assieme ai cereali, i soli vegetali commestibili a non essere considerati semplicemente degli ortaggi, si tratta, infatti, di alimenti in realtà molto complessi e ricchi dal punto di vista nutrizionale. I legumi sono forse gli alimenti più completi e salutari offerti all’uomo dalla natura: fondamentali per la crescita, ottima fonte di energia, poche calorie e buoni valori nutrizionali. Pur condividendo con essi molte proprietà, i legumi non possono e non devono essere considerati semplicemente ortaggi. Infatti, analizzando la composizione in macronutrienti si evince come l’energia proveniente dai legumi è ripartita quasi esclusivamente tra proteine e carboidrati, eccetto per la soia che ha un alto contenuto di lipidi. Questa composizione in generale indica che i legumi sono in grado di fornire sia energia di pronto utilizzo (carboidrati) che materiale per la costruzione di strutture cellulari e muscolari (proteine).

Calorie per 100g di legumi.

Facendo il paragone con gli ortaggi, quello che salta subito all’occhio è la notevole differenza in termini di apporto proteico. La maggior parte delle verdure, infatti, non fornisce al nostro organismo una percentuale di proteine tale da poter coprire a pieno il nostro fabbisogno giornaliero di tali nutrienti. Ecco perché i legumi rappresentano un caso eccezionale. La quantità di proteine che apportano è così alta da risultare, infatti, molto più simile a quella contenuta negli alimenti di origine animale, che notoriamente rappresentano la fonte principale. Pur apportando notevoli quantità di proteine, i legumi sono considerati fonti proteiche di discreta qualità, in quanto mancano nella loro composizione di alcuni aminoacidi essenziali. Sono privi di colesterolo ed il loro contenuto di grassi è ridottissimo. Si tratta in ogni caso di grassi insaturi, quelli “buoni”, il cui consumo è associato al benessere di cuore e arterie, nonché al miglioramento delle funzioni cognitive e visive.

I maggiori benefici sembrano essere dovuti alla presenza di:

  • FIBRE: sia insolubili che favoriscono il senso di sazietà e agevolano il transito intestinale, che solubili, che alimentano i batteri presenti nell’intestino rendendolo così più attivo.
  • FITOCOMPOSTI: sono composti di origine prettamente vegetale, quali i fitosteroli. L’effetto dei fitosteroli è quello di ridurre l’assorbimento del colesterolo da parte dell’intestino promuovendo invece la sua eliminazione per via fecale.
  • COMPOSTI FENOLICI: è ad essi che i legumi devono il loro tipico colore. La loro importanza è legata alla loro capacità di comportarsi da antiossidanti riducendo così i danni causati dai tanto temuti radicali liberi.
  • ISOFLAVONI: chimicamente rientrano nella classe dei flavonoidi. Gli isoflavoni, definiti fitoestrogeni, sono molecole di origine vegetale capaci di provocare effetti analoghi a quelli degli ormoni sessuali femminili (estrogeni).
  • INIBITORI DELLE PROTEASI: sono sostanze che agiscono bloccando selettivamente le proteasi dell’uomo, cioè gli enzimi deputati alla scissione delle proteine in aminoacidi. Le più note sono le lecitine.
  • SAPONINE: sono le sostanze responsabili della schiuma che i legumi fanno durante la cottura. Le saponine agiscono sequestrando ed eliminando le sostanze lipofile presenti nel sangue, come trigliceridi e colesterolo.
  • ACIDO FITICO: presente in alta percentuale nei germogli, ha la funzione di formare dei complessi con il fosforo che così viene immagazzinato per garantire al vegetale in crescita la giusta quantità. L’acido fitico ha come effetto negativo quello di ridurre l’assorbimento di micronutrienti come ferro e zinco.
  • MICRONUTRIENTI: sono quegli elementi chimici presenti in bassissime quantità ma con un grande potere biologico quali: acido folico, ferro, zinco, calcio.

La combinazione unica di macronutrienti e “composti minori” conferisce ai legumi proprietà così straordinarie da essere considerati dei veri e propri nutraceutici, cioè degli elementi che, al pari di farmaci, vengono usati per prevenire ed in alcuni casi curare patologie.

Benefici dei legumi.

Inoltre, i legumi sono una fonte di lisina, AA che garantisce l’assorbimento adeguato del calcio e stimola l’ormone della crescita. Negli adulti, mantiene l’equilibrio dell’azoto ed aiuta la formazione del collagene, rallentando l’invecchiamento cellulare. Rafforza il sistema immunitario, facilitando la produzione di anticorpi.

Lisina.

AIUTANO A COMBATTERE L’OBESITÀ

L’obesità, considerata a tutti gli effetti una malattia, è infatti una condizione che compromette la salute delle persone che ne sono affette al punto tale da essere annoverata tra le principali cause di mortalità a livello mondiale. Alcuni studi hanno rivelato che un aumento nella frequenza di consumo dei legumi può fare davvero la differenza portando ad un dimagrimento più facile e duraturo. La loro azione scaturisce dalla combinazione di diversi fattori:

RIDOTTO CONTENUTO CALORICO

Si calcola che i legumi apportino in media soltanto circa 3 kcal per grammo. Buona parte dell’energia è fornita dalle proteine che, rispetto agli zuccheri, non inducono rilascio di insulina e non sono quindi coinvolti nella formazione del tessuto adiposo. Inoltre le proteine hanno un effetto più saziante rispetto a carboidrati e lipidi.

INDICE GLICEMICO PARTICOLARMENTE BASSO

L’indice glicemico è la capacità degli alimenti che contengono carboidrati di innalzare i livelli di glicemia con conseguente aumento dei livelli di insulina. Quest’ultima determina l’accumulo degli zuccheri in eccesso sottoforma di grassi di deposito. Di conseguenza quanto più è alto l’incide glicemico di un alimento tanto più facilmente farà ingrassare. I legumi hanno indice glicemico più basso. Inoltre, sono in grado di ridurre l’indice glicemico anche di altri alimenti, se mangiati insieme. Questa loro caratteristica è legata alle molte fibre presenti, in grado di ridurre l’assorbimento degli zuccheri.

BASSO CONTENUTO DI ZUCCHERI PRONTAMENTE DISPONIBILI

Gli zuccheri contenuti nei legumi sono zuccheri complessi (amido) che forniscono energia a lento rilascio, e oligosaccaridi non digeribili (stachiosio, raffinosio e verbascosio) che non forniscono energia ma vanno invece ad alimentare i batteri della flora intestinale. Saccarosio e glucosio, principali responsabili del rapido innalzamento glicemico, sono presenti solo in bassa percentuale.

MOLTISSIME FIBRE

Visto l’elevato quantitativo di fibre, i legumi esplicano un’azione saziante, favorendo il transito intestinale e riducendo l’assorbimento di grassi e zuccheri.

SONO ADATTI AI DIABETICI PERCHÉ ABBASSANO LA GLICEMIA

Il diabete è una disfunzione caratterizzata a un costante eccesso di glucosio nel sangue (iperglicemia) che non riesce ad essere utilizzato correttamente da organi e tessuti come fonte energetica. Le conseguenza, in assenza di un corretto controllo degli zuccheri introdotti, possono essere molto serie, coinvolgendo organi importanti come i reni, il cuore, gli occhi e il cervello. La presenza di zuccheri poco disponibili, la consistente presenza di fibre ed il conseguente basso indice glicemico, rendono i legumi l’alimento ideale nei soggetti affetti da diabete, soprattutto quello di tipo mellito 2.

ABBASSANO IL COLESTEROLO.

I legumi tendono a ridurre notevolmente il colesterolo grazie all’azione chelante delle saponine e della lecitina, molecole che assorbono il colesterolo sia quello endogeno prodotto dal corpo che quello esogeno cioè introdotto con la dieta.

PREVENGONO LE MALATTIE CARDIOVASCOLARI.

I problemi legati ad un malfunzionamento di cuore ed arterie sono nella maggior parte dipendenti da altri fattori quali obesità, diabete ed elevati livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue. I legumi migliorano tutte queste condizioni, possono quindi essere considerati l’elisir di lunga giovinezza per il sistema cardiocircolatorio.

AIUTANO A RIDURRE IL RISCHIO DI CANCRO.

Un maggior consumo di legumi è stato associato ad un minor rischio di cancro al colon, alla prostata, allo stomaco, al pancreas ed al seno. La capacità di questi alimenti di contrastare lo sviluppo, e in alcuni casi la crescita tumorale, è legata al loro alto contenuto in micronutrienti (es. acido folico) e soprattutto in saponine, composti fenolici, acido fitico, isoflavoni e inibitori delle proteasi. Questi ultimi sono capaci di interferire con la crescita delle cellule tumorali e, addirittura, di bloccare gli oncogeni ancora quiescenti.

RIDUCONO I SINTOMI DELLA MENOPAUSA.

Gli isoflavoni, i cosiddetti ormoni vegetali, sopperendo alla naturale carenza ormonale hanno la capacità di ridurre i sintomi della menopausa.

POSSONO ESSERE CONSUMATI DAI CELIACI.

I legumi non contengono glutine e per questo possono essere tranquillamente consumati da tutti coloro che hanno problemi di intolleranza a questa sostanza.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI.

  • Gonfiore addominale e flatulenza.
  • Difficoltà di digestione.
  • Reazioni di avvelenamento: tutti i legumi contengono fitoemoagglutinina, una sostanza altamente tossica, responsabile di danni a cellule del sangue e villi intestinali così seri da poter provocare morte. Viene inattivata con la cottura.

Nonostante tutti gli evidenti benefici legati ad un aumento del consumo di legumi questo può causare qualche problema in alcuni soggetti.

  • SOGGETTI CON PROBLEMA DI GOTTA: le purine contenute nei legumi che normalmente vengono espulse con le urine, tendono, in alcuni soggetti, ad accumularsi nel sangue causando un aumento di acido urico che è causa della gotta.
  • FAVISMO è una malattia genetica ereditaria causata dalla mancanza di un enzima (la glucosio-6-fosfato-deidrogenasi) che è normalmente presente nei globuli rossi. Chi è affetto da tale malattia non deve mangiare fave e piselli altrimenti può incorrere in emolisi, cioè distruzione dei globuli rossi e conseguente anemia.

I legumi assumono una rilevanza importante nella medicina Antiaging. La presenza di alcuni aminoacidi essenziali, la ricchezza in oligoelementi ma soprattutto la ricchezza in alcuni antiossidanti naturali, come gli isoflavoni, costituiscono le principali caratteristiche funzionali di tali alimenti. Per questo motivo, se ne consiglia l’uso frequente, anche 2-3 volte a settimana. Recenti studi attribuiscono ai legumi anche un importante attività antinfiammatoria, che potrebbe ampliare le potenzialità dietoterapeutiche di questi “poveri” ma preziosi alimenti.

CONCLUSIONE

In sostanza, l’invecchiamento è un processo naturale irrisolvibile, al quale non possiamo sottrarci. Ma benché tutti speriamo di vivere a lungo, poco facciamo per farlo. Anzi, spesso lo stile di vita e quello alimentare non sono improntati nemmeno a vivere bene. Non ha senso prolungare la vita fino a cento anni, per dire, se ne devi passare 20 in condizioni menomate. Vivere a lungo sì, ma soprattutto vivere bene!

Dott.ssa Giusy Trivigno – Tecnico Erborista

Scrivimi pure su: Instagram, Linkedin o all’email giusytrivigno98@libero.it

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Capasso, F., Grandolini, G., Izzo, A., 2006. Fitoterapia. Impiego razionale delle droghe vegetali. Aggiornamento della II edizione di Fitofarmacia (F.Capasso,G.Grandolini) a cura di Springer Verlag: Roma.

Catizone, P., Barbati, L., Marotti, I., Dinelli, G., 2013. Produzione ed impiego delle piante officinali. Bologna: Pàtron.

Crous-Bou M et al. Mediterranean diet and telomere length in Nurses’ Health Study: population based cohort study. BMJ. 2014 Dec 2;

Del Balzo V et al.. Mediterranean diet pyramids: towards the Italian model. Ann Ig. 2012 Sep-Oct;

Formenti A. e Mazzi C.,2004. Cereali e legumi nella dieta per la salute. Milano.

Knight A et al. A randomised controlled intervention trial evaluating the efficacy of a Mediterranean dietary pattern on cognitive function and  psychological wellbeing in healthy older adults: the MedLey study. BMC Geriatr. 2015 Apr 28;

Rossi Laura, I legumi: ingredienti antichi, protagonisti ritrovati della dieta sana. Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, Roma

Vasto S et al. Mediterranean diet and longevity: an example of nutraceuticals? Curr Vasc Pharmacol. 2014 May 14;

www. doctorsedoulas.it/i-legumi-fanno-bene

http://www.nutridoc.it/articoli/legumi-proprieta-controindicazioni

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