Cosmesi e Cosmeceutica

Siliconi, parabeni e petrolati nei cosmetici, sono davvero dannosi? 

Tra le sostanze utilizzate nei prodotti cosmetici trovano largo impiego alcune classi di composti quali i siliconi, i parabeni e i petrolati, ma da anni queste stesse sostanze sono oggetto di discussione in ambito cosmetico. 

Vi è infatti un costante dibattito tra i sostenitori della cosmesi green, che ne demonizzano l’impiego, e coloro invece che ne esaltano le caratteristiche che conferiscono ai cosmetici. Oggi vedremo nel dettaglio ogni singolo composto.

Siliconi 

I siliconi sono composti inorganici che si trovano in natura, hanno molteplici caratteristiche che li rendono particolarmente versatili in ambito cosmetico. 

Il compito principale è quello di rendere le texture, ovvero la consistenza del prodotto, dei vari prodotti soffici e setose e quindi di conferire alla pelle un aspetto morbido e levigato. Sono principalmente ingredienti di “supporto”.

Quali sono le caratteristiche dei siliconi?

Tra le principali proprietà dei siliconi si evidenziano: 

  • Stabilità alla luce, al calore e stabilità microbiologica; 
  • Idrofobicità (repellente all’acqua), per questo creano sulla pelle e sul capello una barriera protettiva che spesso è efficace nella protezione da agenti esterni quali inquinamento o agenti irritanti. 
  • Sono inerti, per cui non creano nessun tipo di reazione con la  cute o i capelli. 
  • Non sono irritanti ,né fotosensibilizzanti, non sono occlusivi né comedogenici. 

Il loro maggior utilizzo è in creme viso,creme corpo,creme mani, nei solari come stabilizzanti,nel make-up no transfer, in prodotti per capelli come districanti e condizionanti (per esempio nei balsami e maschere per capelli). 

I siliconi maggiormente utilizzati che possiamo riconoscere dall’INCI del cosmetico sono:

  • cyclohexasiloxane,
  • cyclomethicone,
  • cyclopentasiloxane,
  • Dimethicone,
  • Dimethiconol,
  • Cetyl Dimethicone,
  • Amodimethicone,
  • Dimethicone copolyol. 

Quello che come consumatori ci chiediamo è: “Perché se i siliconi hanno molte caratteristiche utili vengono indicati come sostanze tossiche? 

In effetti, a livello normativo europeo, è stato deciso di limitare (non vietare) l’uso di alcune classi di siliconi, in particolare i cyclosiloxanes. Infatti, dal 31 gennaio 2020, è vietata l’immissione in mercato di cosmetici wash-off (destinati ad essere risciacquati con acqua dopo l’applicazione) che contengano quantità pari o superiori allo 0.1% in peso di siliconi ciclici (D4,D5), ma si tratta di una decisione presa per preservare l’ecosistema acquatico e non perché siano dannosi per la pelle! 

Le alternative naturali ai siliconi esistono, anche se non arrivano a riprodurre le stesse funzionalità dei siliconi, tra queste troviamo l’hemisqualane, lo squalane, che derivano dall’olio di oliva o dall’olio di Babassu.  

Parabeni 

I parabeni sono una classe di composti chimici aromatici utilizzati in molti cosmetici quali, creme viso, shampoo, deodoranti, bagnoschiuma. Vengono utilizzati anche in campo alimentare come conservanti e  in campo farmaceutico. 

La principale caratteristica di queste sostanze è che sono potenti battericidi e fungicidi consentendo quindi un elevata capacità di conservazione dei prodotti. Il loro scopo è quello di proteggere il prodotto cosmetico dalla contaminazione di microorganismi, quali batteri, lieviti e muffe e impedire che la loro proliferazione.

Secondo alcuni studi, eseguiti in Francia, i parabeni sono sostanze dannose perché sono sostanze che l’organismo non riesce a smaltire, accumulandole così all’interno. 

Perchè sono dannosi?

Alcune ricerche del 2004 (Dottoressa Philippa Darbre) hanno riscontrato come, in campioni di tessuti prelevati da donne che soffrivano di cancro al seno, fossero presenti importanti quantità di parabeni, anche se ciò non dimostra che i parabeni causano tumore al seno e, in realtà, questo studio non abbia mai dimostrato la cancerogenicità di queste sostanze. Pertanto,l’Unione Europea ha deciso di vietare dal 2014 l’uso di parabeni a catena ramificata e di limitarne la soglia di utilizzo nei cosmetici. 

I parabeni vietati dal Regolamento Europeo sono:

  • isopropylparaben,
  • isobutylparaben,
  • fenylparaben,
  • benzylparaben,
  • pentylparaben,
  • per propylparaben e butylparaben sono state abbassate le concentrazioni utilizzabili limitandone l’uso ai prodotti che si sciacquano e a quelli non destinati ai bambini al di sotto dei 3 anni (es. creme post pannolino). 

Negli anni si sono susseguiti diversi studi di tossicologia riguardanti i parabeni ammessi in cosmesi e nessuno di questi ha evidenziato cancerogenicità o tossicità di queste sostanze, anche gli Organi Europei destinati allo studio della sicurezza dei composti chimici dei prodotti cosmetici (ECHA, SCCS), dopo numerose valutazioni hanno dichiarato che i parabeni ammessi in cosmesi sono sicuri per la salute del consumatore. 

Essendo utilizzati nei cosmetici come conservanti, in molti casi come miscele, la loro concentrazione di utilizzo è inferiore o pari all’1%, per questo li possiamo identificare negli ultimi posti dell’INCI e quelli ammessi dalla legge sono: metylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben. 

Possono essere abbinati anche ad altri conservanti. Le alternative naturali ai parabeni sono date da alcuni oli essenziali, estratti vegetali e alcool, che tuttavia non garantiscono gli stessi tempi di conservazione che danno i parabeni. 

Petrolati  

Sono sostanze che derivano dal petrolio e sono impiegati in formulazioni cosmetiche per le loro caratteristiche di fluidità e scorrevolezza. Sono molto utilizzati in cosmesi poiché creano un “film” sulla pelle/superficie di applicazione che ne impedisce l’evaporazione dell’acqua

Ad esempio, nei prodotti per capelli, ne esaltano l’elasticità e la lucentezza, nei prodotti da applicare sulla pelle agiscono come lubrificanti e idratanti, riducendone la desquamazione e la perdita di acqua, nei rossetti permette di ottenere particolare lucentezza. 

Quali sono le loro caratteristiche?

I petrolati che possiamo identificare dall’INCI e che si trovano tra i primi ingredienti della lista sono: 

  • Paraffinum liquidum o mineral oil,
  • vaselina,
  • ozokerite,
  • ceresina.  

Alternative ai petrolati sono oli e burri e cere di origine vegetale ,che hanno anche caratteristiche aggiuntive oltre alla formazione della barriera cutanea, infatti sono restitutivi (restituiscono alla pelle il film lipidico che ha perso) e sono emollienti, oltre al fatto che sono più affini alla pelle. 

La pecca delle alternative vegetali è la stabilità, possono irrancidire diminuendo quindi la conservabilità del prodotto e portando alla formazione di radicali liberi, che sappiamo, sono dannosi per la pelle. 

Sebbene anche i petrolati  siano fortemente criticati da chi ama la “cosmesi green”, si tratta pur sempre di sostanze inerti e con un elevato potere filmogeno, adatto a proteggere la pelle, inoltre sono ingredienti che si ottengono da processi che ne garantiscono purezza e sicurezza tali da poter essere usati sia in prodotti cosmetici che in prodotti farmaceutici. 

Ma quindi, se parabeni, petrolati e siliconi sono sicuri per la salute perchè è sempre più comune trovare scritto in etichetta la dicitura “senza” o “free” riferito a queste sostanze? 

In realtà sono soltanto strategie di marketing, poiché le aziende produttrici cercano di assecondare le richieste dei consumatori spaventati dalla disinformazione creata negli anni riguardo queste sostanze.

Vengono considerate dannose per il consumatore, pur non avendo un riscontro scientifico valido, e dannosi per l’ambiente poiché non biodegradabili, anche se a livello cosmetico, come in ogni altro settore industriale, sono davvero pochi gli ingredienti davvero biodegradabili al 100%. 

Ricordiamoci che abbiamo un severo Regolamento Europeo che valuta accuratamente la sicurezza degli ingredienti utilizzati nei cosmetici quindi, per i cosmetici prodotti in Europa, possiamo essere più che tranquilli in merito alla loro sicurezza. 

Solo al consumatore va la scelta finale del prodotto consono alle proprie esigenze, senza farsi condizionare da mode e dalle “etichette del senza”, ovviamente escludendo i casi di allergie ad alcune sostanze.

Dott.ssa Emanuela Prezioso – Tecnologo dei prodotti cosmetici 

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

Cosmesi e Cosmeceutica

Leggiamo l’etichetta di un prodotto cosmetico

Quando acquistiamo un prodotto cosmetico, che sia uno shampoo, una crema corpo o un deodorante cosa ci spinge a preferire un prodotto piuttosto che un altro?  

Nella scelta di un cosmetico usiamo tutti i nostri 5 sensi e sicuramente siamo attratti anche dall’aspetto con cui si presenta quel prodotto e dal suo bigliettino, ovvero l’etichetta di quel prodotto

Spulciamo le etichette cercando il prodotto che risponda alle nostre esigenze, quello che ci promette di spianare le rughe dopo poche applicazioni, o quello che ci promette capelli soffici e forti. Andiamo, sempre più spesso, alla ricerca di prodotti che non contengano sostanze dannose per la nostra pelle, che siano ecosostenibili e vegani, oppure ancora ci accontentiamo di come la pubblicità in tv o sui social ci ha descritto quel prodotto.

 

cosa cerchiamo in un prodotto cosmetico?

L’etichetta di un prodotto cosmetico rappresenta il mezzo attraverso il quale, le informazioni sul prodotto, sono veicolate all’utilizzatore finale e pertanto deve essere redatta in modo preciso e corretto per garantire ai consumatori la possibilità di operare una scelta consapevole, basata su un adeguato livello di informazione circa le caratteristiche, la composizione e la funzione del prodotto cosmetico. 

Ricordiamoci che l’etichettatura deve seguire le linee guida del Regolamento CE n.1223/2009! 

Tuttavia, per essere sicuri di un acquisto intelligente, l’etichetta deve essere letta con attenzione, soffermandosi dunque non solo sulle promesse riportate sulla confezione, ma analizzando anche in maniera attenta l’INCI

Contenuto dell’etichetta 

I prodotti cosmetici possono essere messi a disposizione sul mercato solamente se il contenitore e l’imballaggio riportano le seguenti indicazioni, in caratteri indelebili, facilmente leggibili e visibili: 

  • Il nome o la ragione sociale e l’indirizzo completo della persona responsabile; se in etichetta vengono riportati più indirizzi, quello presso cui è tenuta ad immediata disposizione delle Autorità competenti la documentazione informativa sul prodotto deve essere scritto in evidenza.
  • Il contenuto nominale espresso in peso o in volume (obbligatoriamente in italiano), con possibili deroghe per i campioni gratuiti, per le monodosi e per gli imballaggi con un contenuto inferiore a 5 g o a 5 ml.  
  • La data di durata minima o data di scadenza, cioè la data entro cui il prodotto può essere utilizzato, se opportunamente conservato, ovvero entro cui mantiene inalterate le sue caratteristiche e continua a svolgere la sua funzione iniziale. Tale data è preceduta dal simbolo di una clessidra o dalla dicitura «Usare preferibilmente entro». La data è indicata in modo chiaro e si compone, nell’ordine, del mese e dell’anno oppure del giorno, del mese e dell’anno. Se necessario, l’indicazione del periodo di scadenza è completata precisando anche le condizioni di conservazione che devono essere rispettate per garantire la validità del prodotto 
  • Per i prodotti con durata minima superiore a trenta mesi, invece, non è necessario indicare in etichetta una data di scadenza, ma deve essere riportata un’indicazione relativa al periodo di tempo in cui il prodotto, una volta aperto il contenitore, può essere utilizzato senza effetti nocivi per il consumatore, preceduta dal simbolo rappresentante un barattolo aperto o dall’acronimo «PAO» (Period After Opening – periodo dopo apertura). Questo periodo è espresso in mesi e/o anni. Sono oggetto di possibili deroghe all’obbligo di riportare una data di scadenza o un PAO i prodotti monodose, i prodotti confezionati in modo tale da evitare il contatto tra il cosmetico e l’ambiente circostante (es. aerosol) e i prodotti per i quali il produttore certifichi che la formula è tale da impedire qualsiasi rischio di deterioramento a seguito di apertura del contenitore.
  • Si scrive in maniera obbligatoria anche le precauzioni di impiego riportate negli Allegati tecnici da III a VI al Regolamento 1223/2009. Se del caso, devono essere riportate le eventuali indicazioni concernenti precauzioni particolari da osservare per i prodotti cosmetici di uso professionale. In caso di impossibilità pratica a riportare sul contenitore o sull’imballaggio esterno le precauzioni particolari per l’impiego, queste devono essere contenute in un foglio di istruzioni, una fascetta o un cartellino allegati al prodotto cosmetico. A tali indicazioni il consumatore deve essere rinviato mediante un’indicazione abbreviata o mediante il simbolo di rinvio (icona libro).
  • Il numero del lotto di fabbricazione o il riferimento che permetta di identificare il prodotto cosmetico; in caso di mancanza di spazio il numero di lotto può essere riportato solo sull’imballaggio.
  • Il paese d’origine per i prodotti fabbricati in paesi extra UE. In questo caso è obbligatorio riportare «made in …» 
  • La funzione del prodotto cosmetico, salvo se risulta dalla sua presentazione 
  • L’elenco degli ingredienti, scritti secondo la denominazione comune degli ingredienti contenuta nel glossario stabilito dall’UE  

Come riportare gli ingredienti 

Vediamo quindi come vengono riportati gli ingredienti cosmetici e cosa è il famoso INCI di cui sentiamo parlare spesso. L’INCI rappresenta l’elenco degli ingredienti che costituiscono il prodotto cosmetico, una lista che deve obbligatoriamente essere esposta in etichetta di ogni prodotto.

INCI è l’acronico di International Nomenclature Cosmetic Ingredients, ovvero esprime la nomenclatura di tutti i componenti cosmetici presenti all’interno di un prodotto, indica l’elenco di principi attivi ed eccipienti presenti all’interno del prodotto. 

Gli ingredienti riportati nell’INCI sono nominati: in lingua inglese, ovvero la lingua ufficiale principale, per indicare la maggior parte dei costituenti; in latino, per denominare gli estratti vegetali. (Il nome latino dei vari ingredienti riportati nell’INCI garantisce la presenza della sostanza pura, ovvero che non ha subìto alcuna alterazione o modifica di natura chimica). Solo la parola “Parfum” può essere riportata in lingua francese, e indica una profumazione di natura sintetica. 

Un’altra regola che norma la redazione dell’INCI di un prodotto cosmetico consiste nell’elencare i componenti in ordine decrescente. Il primo ingrediente riportato nell’INCI è quello presente in quantità maggiore, mentre l’ultimo sarà ovviamente presente in quantità inferiore. (La regola descritta è valida per tutti gli ingredienti cosmetici presenti in quantità superiore all’1%).

Per quanto riguarda le sostanze presenti in quantità inferiore/uguale all’1% in peso, la regola dell’ordine decrescente può non essere rispettata, ovvero queste sostanze possono essere riportate in ordine sparso. 

Nell’INCI, i coloranti presenti nella formula sono indicati con la sigla CI (acronimo di Colour Index), seguita da un numero. Si tratta di coloranti utilizzati anche ad uso alimentare. 

Secondo una Direttiva della Comunità europea del 2003, si è stabilito che alla fine dell’elenco INCI è obbligatorio elencare tutte le potenziali sostanze allergizzanti presenti nella formula,anche se tuttavia la presenza di allergeni dev’essere dichiarata solo quando la sua concentrazione supera una determinata percentuale. 

In conclusione

Precedentemente abbiamo visto che, all’interno della formulazione di un cosmetico, rientrano molteplici sostanze ognuna delle quali ha una funzione specifica (idratanti,emulsionanti,coloranti ecc) quindi, in base alla composizione della formula, un prodotto può essere destinato a migliorare una determinata condizione cutanea, dunque verrà assegnato un appellativo a quel dato cosmetico per indirizzare il consumatore verso l’acquisto (es. Crema antietà, siero rassodante,crema idratante ecc) 

Per fare un esempio pratico: in un prodotto destinato, ad esempio, alla detersione, gli ingredienti riportati nell’INCI saranno elencati secondo quest’ordine: 

  • Acqua/water (aqua, secondo la nomenclatura INCI); 
  • Tensioattivi (es. Sodio Lauryl Solfate, Disodium cocoyl glutamate ecc.): sostanze con proprietà schiumogene, solubilizzanti o detergenti, utili per favorire la solubilizzazione di sostanze altrimenti incompatibili (es. olio e acqua). Gli emulsionanti rientrano in questa categoria; 
  • Conservanti (es. benzoic acid, sorbic acid, potassium sorbate, sodium sulfite ecc.): sono sostanze inserite nella formula cosmetica per inibire la proliferazione di microorganismi all’interno del prodotto; 
  • Estratti naturali/profumazione (es. Aloe bardanensis leaf juice, Calendula officinalis extract), indicano la presenza di un determinato estratto naturale presente nel prodotto; 
  • Coloranti (es. CI 19140, è la sigla che identifica il colorante giallo di origine sintetica) 

Comprendere, quindi, il significato dell’INCI è importante per riconoscere tutto ciò che c’è da sapere di quel prodotto. Ad esempio, possiamo capire se il cosmetico:

  1. Svolge effettivamente le funzioni dichiarate in etichetta;
  2. E’ compatibile con il proprio tipo di pelle;
  3. Rispetta l’ambiente;
  4. E’ biologico;
  5. E’ un naturale;
  6. Contiene inquinanti. 

Non basta dare un’occhiata alla descrizione generica del cosmetico, poiché definizioni come “crema idratante”, “crema antiage”, “siero antirughe” e così via non sono sufficienti per comprenderne l’effettiva qualità del prodotto, per esempio sull’etichetta di una crema viso possiamo trovare scritto a caratteri cubitali “contiene bava di lumaca” ma magari nell’INCI è presente la dicitura “snail secretion filtrate” solo dopo quella di parfum quindi possiamo dedurre che, la quantità effettiva del componente sia inferiore all’1% , e che quella non svolgerà affatto l’effetto descritto.

Solo l’analisi dell’INCI rivela tutto ciò che è contenuto in un cosmetico e, dalla sua valutazione, il consumatore può accertarne la qualità ed essere sicuro dell’acquisto. 

Dott.ssa Emanuela Prezioso – Tecnologo dei prodotti cosmetici 

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Cosmesi e Cosmeceutica

Acqua micellare: le 3 caratteristiche principali!

L’acqua micellare, sebbene sia nata più di 100 anni fa, attualmente ha destato un nuovo interesse sul mercato. Questo rinnovato interesse è dovuto non solo alla sua semplicità formulativa, ma anche ad una richiesta da parte dei consumatori di una skin-care più veloce e semplice.

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Quando nasce l’acqua micellare?

Da alcune fonti, pare che l’acqua micellare sia nata in Francia nei primi del ‘900. Le farmacie francesi svilupparono questo tipo di prodotto per assecondare le richieste delle donne parigine, che non sempre avevano acqua corrente a disposizione, infatti nei primi del’900 non sempre vi era in casa un bagno, di avere a disposizione qualcosa che le aiutasse nella detersione del viso in modo delicato e che rispettasse i lipidi cutanei. Diversi anni dopo, Jean-Noel Thorel, è stato indicato come il primo creatore/formulatore dell’acqua micellare.

L’ acqua micellare, negli anni ‘90, ritrova il suo successo grazie ai make-up artists. Essi, infatti avevano la necessità di usare un prodotto che rispettasse la pelle (non irritandola) e che fosse efficace nel rimuovere il trucco delle modelle durante le sfilate in modo da essere nuovamente pronte per una nuova sessione di make-up.

Attualmente, l’acqua micellare, è molto usata soprattutto perché è in grado di rimuovere tutto lo sporco, il sebo ed il make-up, anche il più resistente in modo estremamente delicato rispettando il pH cutaneo ed il suo film idrolipidico, lasciando sulla pelle una sensazione di freschezza e di pulizia.

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Ma cos’è l’acqua micellare?

L’acqua micellare è una soluzione di acqua altamente purificata di grado farmacologico, che risponde a precisi parametri chimico-fisici quali sterilità e apirogenicità a cui vengono aggiunti dei tensioattivi molto delicati e che, ad opportuna concentrazione detta CMC (Concentrazione Micellare Critica) si aggregano formando le micelle.

La parola micella deriva dal latino mica=granello ed è stata usata per la prima volta da Karl Wilhelm von Nageli nel 1858 per descrivere gli aggregati di amido e cellulosa che si formavano in acqua.

McBain usò la stessa parola per indicare gli aggregati che si formavano spontaneamente
tra i tensioattivi. Quindi, nel 1936, G.S. Hartley affermò che le micelle formate dai tensioattivi fossero sferiche e ponessero le parti idrofobiche all’interno della sferetta e le parti idrofile a contatto con l’acqua nella parte esterna della sferetta. Attualmente, sappiamo che le micelle possono avere diverse forme e dimensioni.

Formulando un’ acqua micellare oltre all’acqua ed ai tensioattivi vengono aggiunte diverse altre sostanze a vario titolo intervengono per migliorare la formula, per renderla più stabile, per preservarla e per aggiungere attivi utili per i diversi tipi di pelle.

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Per quali tipi di pelle è consigliata l’acqua micellare?

Come abbiamo visto, la sua nascita è dovuta soprattutto per rispondere ad una richiesta di un prodotto delicato, che fosse ideale per le pelli sensibili. Difatti, questa è una delle principali caratteristiche ricercate quando si acquista questo tipo di prodotto.

Negli anni, con il miglioramento delle formule, è stato possibile aggiungere attivi che fossero idonei per le pelli secche/molto secche, ma anche attivi ottimi per le pelli miste e per le pelli tendenti all’acne.

Per le pelli acneiche, tuttavia, i dermatologi consigliano di far seguire, all’uso dell’acqua micellare, un detergente di tipo tradizionale idoneo per questo tipo di problematica.

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Quali sono le caratteristiche principali di un’acqua micellare?

L’acqua micellare presenta tre caratteristiche principali:

  • Forma micelle grazie alla presenza di tensioattivi inseriti in precise concentrazioni, questo permette al prodotto di solubilizzare ed emulsionare lo sporco o il sebo sulla nostra pelle.
  • Ha un’azione detergente delicata sulla pelle ed è capace di lasciarla idratata e fresca rispettandone Ph.
  • Non sempre è necessario risciacquarla dopo l’uso ed è sicuramente il gesto di detergenza più idoneo per le pelli sensibili, ma può essere usata anche dalle pelli secche e miste, scegliendo le opportune formulazioni.

Grazie a queste sue caratteristiche, unite ad una formula semplice e leggera, si comprende il rinnovato interesse del mercato per questo tipo di prodotto che risulta essere contemporaneamente elegante e funzionale.

Dott.ssa Barbara Frisoli– Farmacista

BIBLIOGRAFIA

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Cosmesi e Cosmeceutica

Come scegliere la giusta protezione solare?

I solari rappresentano i cosmetici estivi per eccellenza e non dovrebbero mai mancare in casa nella stagione estiva e soprattutto in nessuna borsa da mare.

Le protezioni solari ci aiutano, insieme ad un’esposizione al sole consapevole, a proteggere la nostra pelle dalle radiazioni ultraviolette emesse dal sole.

Che cos’è la protezione solare? Tecnicamente per prodotto solare si intende “un qualsiasi preparato, crema, olio, gel, o spray, destinato ad essere posto in contatto con la pelle umana al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli oppure mediante rifrazione”.

In Farmacia o Parafarmacia troviamo spesso scaffali pieni di flaconi colorati che offrono protezione dai danni del sole, abbronzatura rapida, pelle elastica; crema solare per pelli scure, chiare, irritabili; spray, gel, lozioni. Ma come districarsi nella giusta scelta della protezione solare?

Crema Solare, come scegliere quella giusta?
  1. La prima regola è che da un prodotto solare, anche il migliore, non ci si può aspettare l’impossibile: nessuna crema può proteggerci al 100% dalle radiazioni ultraviolette e dai danni che possono arrecare a chi esagera. Restano fondamentali le vecchie regole: stare all’ombra nelle ore più calde, usare anche cappello, occhiali e altri capi d’abbigliamento.
  2. Leggere l’etichetta: da alcuni anni in Europa la normativa è estremamente rigorosa. Sono sparite le diciture fuorvianti, come il vecchio «schermo totale», così come waterproof (al massimo può essere water resistant). Sono state introdotte scale standard per indicare i filtri solari, in modo che il consumatore possa finalmente confrontare prodotti diversi senza perdersi in numeri e sigle sconosciute.
  3. SPF, o Fattore di Protezione: è un indicatore numerico che esprime il livello di protezione dai raggi solari UVB, ma non da quelli UVA. Quindi, non è un indicatore di protezione completo. Per avere la sicurezza che un solare protegga la nostra pelle sia dai raggi UVB sia UVA bisogna scegliere una protezione solare che oltre ad indicare, in etichetta, il valore SPF, riporti anche il pittogramma UVA cerchiato. L’SPF va scelto in base al proprio fototipo. Le categorie standardizzate sono quattro: protezione bassa (da 6 a 10), media (15-25), alta (30-50), molto alta (50+). 
  4. Conoscere il proprio fototipo. Il fototipo di un individuo è determinato dalla quantità e dalla qualità della melanina presente nella pelle che le conferisce il suo caratteristico ed unico colore. Occhi, incarnato e capelli possono dirci molto del nostro livello di fragilità al sole. In base a queste variabili, infatti, si possono identificare sei fototipi. Tanto più alto è il fototipo, maggiore è il tempo consentito di esposizione al sole prima che insorgano effetti indesiderati come eritema e ustioni solari.
  5. La scadenza è rappresentata dal PAO, period after opening. È indicato in etichetta con un pittogramma a forma di vasetto con all’interno un numero seguito dalla lettera M che indica il numero di mesi per cui, una volta aperto, il prodotto può essere utilizzato in sicurezza.
  6. Al fine di ottenere un’efficace protezione solare, scegliete formulazioni in crema o latte spray perché ci consente di verificare quanto prodotto effettivamente applichiamo sulla pelle.  Infatti, alcune bombolette spray nebulizzano così finemente che non ci rendiamo conto effettivamente di quanto prodotto applichiamo sulla pelle. La crema va riapplicata ogni 2 o 3 ore e ogni volta che ci si bagna, senza dimenticare che gli UV non si lasciano fermare del tutto dall’ombrellone né dal cielo nuvoloso.

La crema solare è un prezioso alleato della salute; estremamente utile. Nonostante infatti il sole faccia bene alla nostra pelle e alle nostre ossa, una esposizione troppo prolungata o troppo violenta ai raggi ultravioletti scatena reazioni dannose. Quindi cosa succede se non usiamo la protezione solare?

  • invecchiamento precoce della pelle, con perdita progressiva dell’elasticità e dell’idratazione: i raggi UVA degradano le strutture di sostegno ovvero elastina e collagene;
  • sviluppo dei tumori meno aggressivi, quelli che originano dal rivestimento cutaneo;
  • aumento dei radicali liberi: peggioramento di stati infiammatori in atto come brufoli, macchie, fotosensibilizzanti;
  • nocivo per gli occhi: gli effetti più frequenti sono la fotocheratite e la fotocongiuntivite, che possiamo paragonare a una vera e propria scottatura degli occhi e sono molto dolorose;
  • scottature,ustioni,eritemi.
Foto invecchiamento

In conclusione, per tenere a bada il foto invecchiamento ed evitare che le imperfezioni più comuni della pelle peggiorino, vi consiglio di usare quotidianamente, e non solo d’estate, una crema solare in base al tuo tipo di pelle. Basta veramente poco: due dita di crema è la quantità sufficiente almeno 15-20 minuti prima di esporsi al sole, il tempo necessario per attivare i filtri solari. CHIEDETE UNA CONSULENZA DERMATOLOGICA OPPURE AL VOSTRO FARMACISTA DI FIDUCIA PER NON COMMETTERE ERRORI.

Dott.ssa Laura Marino   Farmacista

BIBLIOGRAFIA

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Cosmesi e Cosmeceutica

Pelle secca: strategie da adottare

La pelle secca è una condizione molto comune tra la popolazione. Può essere indicativa di patologie come le dermatiti, ma può anche essere causata da fattori ambientali o da frequenti lavaggi con detergenti aggressivi. Principalmente si manifesta con rughe e fragilità cutanea, entrambe dovute alla perdita delle normali proprietà meccaniche.

Aspetti fisiologici della pelle

La cute è il principale tessuto-barriera del nostro organismo che impedisce l’accesso a microrganismi e sostanze tossiche o irritanti e capace di ridurre la perdita di acqua. Per raggiungere quest’ultimo scopo lo strato più esterno della pelle, l’epidermide, subisce un processo di differenziazione per produrre uno strato sottile, con funzione di barriera, che trattiene l’acqua, lo strato corneo. Morfologicamente, l’epidermide è costituita da quattro strati: strato basale, strato spinoso, strato granuloso e strato corneo (il più esterno).

Lo strato corneo è costituito da cellule non vitali chiamate corneociti. Strutturalmente viene paragonato a un muro di mattoni in cui i corneociti costituiscono i mattoni, mentre il cemento è rappresentato da una matrice di lipidi intercellulari specializzati. I corneociti sono essenzialmente costituiti da filamenti di cheratina reticolati da disolfuri e circondati da un involucro corneo formato da proteine strettamente legate tra loro da ponti isopeptidici.

In una pelle sana i corneociti maturi contengono elevate concentrazioni di NMF (Natural Moisturizing Factor), composti idrosolubili che legano l’acqua tanto efficacemente da prevenirne la perdita. La matrice intercellulare che circonda il corneocita è composta da lamelle lipidiche altamente strutturate che forniscono una efficace barriera alla perdita di acqua.

Tuttavia, a causa della sua vicinanza all’ambiente, questa barriera è sempre sottoposta a un forte stress da disidratazione e continuamente soggetta a danni causati da forze esterne. Con l’alterazione di questa barriera e la perdita di acqua dai tessuti, il principale sintomo è quello di una pelle secca, fragile e squamosa, o xerosi.

L’obiettivo del trattamento dermocosmetico della pelle secca

Il trattamento topico della pelle secca ha l’obiettivo, oltre che di riparare la barriera lipidica e trattenere acqua nello strato corneo, anche di alleviare la sensazione di prurito che si accompagna alla pelle secca e che induce il paziente a grattarsi ripetutamente. Questo gesto rappresenta un’aggressione fisica che danneggia lo strato lipidico epiteliale della pelle e, solo quando il paziente smette di grattarsi, la lesione si riduce e la differenziazione epidermica viene ristabilita.

In questa condizione può essere utile applicare alcune sostanze naturali, come la glicina, perché in grado di bloccare il rilascio di istamina dai mastociti e interferire con il rilascio dei mediatori del fenomeno infiammazione-prurito. Si interrompe così il ciclo del “prurito-grattarsi-formazione della lesione epidermica” che altrimenti si autoalimenterebbe. In alternativa si può ricorrere ai corticosteroidi topici, ma solo per brevi periodi di applicazione in modo da evitare effetti indesiderati come l’atrofia cutanea.

Le migliori strategie per trattare la pelle secca

L’idratazione è il passo fondamentale per mantenere lo stato di equilibrio cutaneo e riparare la funzione barriera dell’epidermide, reintegrando il contenuto ottimale di acqua e di altre sostanze che si riducono a seguito di diversi fattori (azione detergente dei solventi, alterazioni dermatologiche, invecchiamento e fattori climatici), per esempio attraverso l’applicazione di lipidi simili per composizione e concentrazione a quelli presenti nella cute.

I cosmetici idratanti sono prodotti topici formulati per aiutare a prevenire la pelle secca riducendo la perdita di acqua per evaporazione e quest’azione, a dispetto di quanto si possa credere, permette alla pelle di reidratarsi dall’interno. Le sostanze chimiche utilizzate nelle varie preparazioni (es. lozioni, emulsioni A/O e O/A) appartengono a tre classi:

  1. Emollienti
  2. Umettanti
  3. Occlusivi

La strategia idratante basata su sostanze liposolubili, ad esempio, ha lo scopo di favorire la ricostituzione del cemento intercellulare e della componente grassa del film idrolipidico, sopperendo quindi a carenze costituzionali o indotte, in termini di composizione e/o quantità; si utilizzano per lo più lipidi fisiologici (es. ceramidi, colesterolo e derivati) in quanto penetrano facilmente nello strato corneo, non sono occlusivi, ristabiliscono una corretta differenziazione epidermica e sono ben tollerati dai pazienti.

Tuttavia, nei casi di forte disidratazione con screpolature, massiva desquamazione e prurito intenso, si può arrivare anche a formulare prodotti anidri in cui l’azione idratante è anche legata all’effetto occlusivo. Gli agenti occlusivi utilizzati nei cosmetici servono a ridurre la perdita di acqua transepidermica (TEWL) attraverso la formazione di un film idrofobico sulla superficie cutanea che intrappola l’acqua negli strati superiori della pelle.

Gli umettanti, invece, sono sostanze igroscopiche, come il glicerolo o il glicole propilenico, che, dopo l’applicazione, grazie ai numerosi gruppi ossidrilici, attraggono l’acqua dal derma fino all’epidermide, mentre una minima quantità di acqua viene assorbita dall’ambiente. Essi agiscono passivamente, dall’esterno, senza intervenire nel processo metabolico della cute, prevenendo l’evaporazione eccessiva di acqua.

Inoltre, è stato osservato che, quando la perdita di elasticità e di funzione barriera non è legata alla perdita di lipidi, l’introduzione di un umettante (glicerolo o urea) come ingrediente attivo nel trattamento della pelle secca rende evidente la sua capacità di correggere questi difetti.

Il glicerolo, infatti gioca un ruolo cruciale nel mantenere lo strato corneo idratato: cambiamenti nell’acquaporina-3, un trasportatore epidermico di acqua/glicerolo, portano a una ridotta idratazione e alla perdita di elasticità cutanea che possono essere corrette solo con l’applicazione topica del glicerolo stesso. Infine, gli emollienti, riempiendo gli spazi tra i corneociti, donano un senso di pelle morbida al tatto, elastica e “riposata”. 

Inoltre, dal momento che la pelle e i suoi diversi strati sono strutture che subiscono rinnovamento continuo, la pelle secca può essere trattata anche con sostanze come il dexpantenolo (precursore dell’acido pantotenico e costituente del conenzima A) che stimola e accelera il processo di rigenerazione epidermica: promuove la proliferazione e la migrazione dei fibroblasti e stimola la sintesi proteica intracellulare.

E quali sono gli ingredienti attivi più indicati nel trattamento dermocosmetico della pelle secca? Lo scopriremo nel prossimo articolo!

Dott.ssa Anna Rossi – Laurea in Farmacia e Master in Scienza e Tecnologia Cosmetiche

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BIBLIOGRAFIA

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Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

Cosmesi e Cosmeceutica

Quali sono le sostanze che compongono un cosmetico?

Da cosa è composto un prodotto cosmetico? Vediamo un po’ più da vicino quali sono i componenti di un prodotto cosmetico!

I cosmetici sono costituiti principalmente da tre categorie di sostanze :

  • Sostanze funzionali, altro non sono che le sostanze che effettivamente producono l’effetto a cui è finalizzato il prodotto che risponde ad un determinato uso.
  • Eccipienti, sono le sostanze che danno la forma al prodotto.
  • Additivi, sono le sostanze aggiunte, essenziali per una corretta produzione, ad esempio i conservanti.

Le sostanze funzionali potrebbero essere definite principi attivi, anche se il termine è più farmaceutico. Ricordiamoci però che, un prodotto cosmetico, secondo le disposizioni della direttiva europea, ha lo scopo di mantenere la pelle e i suoi annessi in buono stato ma non può curare!

Come possono essere i costituenti di un cosmetico e che azioni svolgono?

Queste sostanze possono essere di derivazione minerale (oligoelementi e sali di alluminio), vegetale (oli e burri ) o animale (acido ialuronico,collagene ecc).

Le azioni cosmetiche che svolgono le sostanze funzionali sono molteplici, vediamole in modo sommario: autoabbronzante, abrasiva, acidificante, emolliente, anticellulite, antirughe, antisolare e filtrante UV, deodorante e antitraspirante, addolcente e lenitiva, depilante, idratante, protettiva, schiarente, stimolante e tonificante, seboregolatrice.

Durante la formulazione di un prodotto cosmetico quindi, è molto importante utilizzare le materie prime che conferiscono a quel prodotto delle caratteristiche specifiche, e che allo stesso tempo rendano il prodotto innocuo per la pelle.

Le materie prime cosmetiche sono essenzialmente suddivise in vari gruppi:

  • Sostanze tensioattive, hanno affinità sia con i grassi che con l’acqua, hanno azione schiumogena, sgrassante, solubilizzante e emulsionante. Sono costituiti da tensioattivi idrofili i saponi e i bagnoschiuma, mentre i tensioattivi a moderata idrofilia sono usati come solubilizzanti nei profumi e come emulsionanti nelle creme, e infine i tensioattivi lipofili sono usati come emulsionanti nelle creme grasse.
  • Sostanze emulsionanti, sono sostanze che agiscono rinforzando e stabilizzando le emulsioni.
  • Sostanze viscosizzanti, hanno la funzione di dare corpo e consistenza al prodotto.
  • Sostanze oleose e grasse, sono oli e burri di origine minerale, origine sintetica, vegetale o animale.
  • Sostanze preservanti e conservanti , impediscono l’inquinamento microbico e l’irrancidimento dei cosmetici.
  • Sostanze umettanti, danno plasticità al cosmetico e ne impedisco l’essiccazione poiché trattengono acqua.
  • Sostanze acidificanti, vengono aggiunte per conferite il giusto pH.
  • Sostanze profumanti e coloranti, le prime sono per lo più miscele ottenute da oli essenziali naturali che conferiscono un piacevole profumo del prodotto, i coloranti conferiscono il colore desiderato al prodotto.


La composizione dei cosmetici è un aspetto di fondamentale importanza per la salute dei consumatori. La regolamentazione delle sostanze che possono essere utilizzate come ingredienti di una formulazione cosmetica viene disciplinata attraverso l’aggiornamento e la modifica degli Allegati tecnici al Regolamento (CE) n. 1223/2009.

In questi allegati sono elencate le sostanze che, per legge, non sono ammesse all’interno dei cosmetici. In ogni caso, l’impiego di qualsiasi ingrediente nei prodotti cosmetici, ancorché ammesso, deve essere supportato dalla valutazione della sicurezza del prodotto cosmetico.

Infatti, al fine di dimostrare che i prodotti cosmetici messi a disposizione sul mercato siano sicuri per la salute umana, se utilizzati in condizioni d’uso normali o ragionevolmente prevedibili, tenuto conto, ad esempio, di presentazione, etichettatura, istruzioni per l’uso ed eliminazione, o qualsiasi altra indicazione o informazione da parte della persona responsabile, la persona responsabile garantisce che, prima dell’immissione sul mercato, i prodotti cosmetici siano stati sottoposti alla valutazione della sicurezza sulla base delle informazioni pertinenti e che sia stata elaborata una relazione sulla sicurezza dei prodotti cosmetici a norma dell’Allegato I al Regolamento (CE) n.1223/2009.

L’elenco degli ingredienti presenti in un prodotto cosmetico è definito I.N.C.I. (International Nomenclature Cosmetic Ingredients), gli ingredienti devono essere scritti in lingua inglese e nel caso di estratti vegetali anche in latino. In tal maniera, anche se un prodotto proviene da un paese straniero, si è in grado di conoscerne l’esatta composizione.

Il consumatore deve essere sempre in grado di poter scegliere un cosmetico adatto alle proprie esigenze ed è suo diritto comprendere in maniera immediata la presenza di eventuali allergeni, per questo motivo, nel prossimo articolo impareremo a leggere l’etichetta di un cosmetico!

Dott.ssa Emanuela Prezioso – Tecnologo dei prodotti cosmetici 

BIBLIOGRAFIA

La chimica e cosmetologia con elementi di fisica-A.Picenni

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dermatite
Cosmesi e Cosmeceutica

La dermatite seborroica. 3 consigli pratici per gestirla

La dermatite seborroica (DS) è una condizione infiammatoria cutanea cronica molto comune, recidivante in autunno e in primavera. Tipicamente colpisce le zone del volto e del cuoio capelluto, che sono ricche di ghiandole sebacee, oltre anche alla parte anteriore del tronco, e si manifesta con chiazze eritematose e desquamanti associate al prurito.  

Eziologia e patogenesi della dermatite seborroica

L’eziologia della DS non è ancora del tutto chiara, anche se i più recenti studi avrebbero individuato tre fattori principali coinvolti nello sviluppo della stessa dermatite:

  • Alterata composizione lipidica della superficie cutanea, 
  • Variazioni della microflora cutanea (o microbiota)
  • Suscettibilità individuale.

I pazienti affetti da DS presentano un’alterata composizione del microbiota e si ritiene che alcuni funghi lipofili, specialmente Malassezia globosa e Malassezia restricta, giochino un ruolo importante nell’eziopatogenesi della malattia.

Infatti, il trattamento con antifungini topici è efficace nel controllare i sintomi. Si suppone che tali funghi producano lipasi responsabili della degradazione del sebo cutaneo, dal quale dipendono per la loro crescita, ad acidi grassi liberi che indurrebbero il processo infiammatorio e l’alterazione della barriera cutanea.

La composizione quantitativa del sebo è infatti modificata: alla riduzione di trigliceridi, squalene e cere esterificate si contrappone l’aumento di acidi grassi e del colesterolo con formazione di prostaglandine (soprattutto PGE2), attivazione del turnover cellulare, attivazione della glicolisi e infine incremento della moltiplicazione cellulare.

Recenti studi hanno dimostrato che le lesioni cutanee da dermatite seborroica, sono ricche di batteri del genere: Staphylococcus, Streptococcus, Acinetobacter, e Pseudomonas. L’alterazione del microbiota batterico sembra avere una relazione più forte con la gravità del quadro clinico della DS rispetto all’alterazione della flora fungina, che potrebbe scatenare la malattia per una disregolazione del sistema immunitario (es. immunosoppressione) e/o per fattori genetici.

Aspetti clinici della dermatite seborroica

La dermatite seborroica si manifesta in tre periodi di età: nei primi tre mesi di vita, durante la pubertà e in età adulta, con un apice a 40-60 anni. Ogni volta che ricorrono i seguenti sintomi la diagnosi è DS.

  • Forfora, che si presenta sotto forma di piccole squame biancastre sui capelli e sui vestiti, associata a prurito frequente. Dal punto di vista cosmetico è un problema molto fastidioso che imbarazza il soggetto con DS e lo induce a grattarsi anche in situazioni inopportune.
  • Placche eritemato-desquamanti, con margini irregolari e mal definiti, di colore rossastro e dall’aspetto untuoso. Le lesioni sono localizzate al cuoio capelluto, lungo l’attaccatura dei capelli, alle regioni retro-auricolari, alle sopracciglia e alle pieghe naso-labiali, ma anche alla regione sternale e interscapolare.
  • Seborrea.  La cute può apparire modestamente essudante. E i capelli opachi, untuosi, raccolti in ciocche anche dopo qualche ora dal lavaggio.
  • Caduta dei capelli. Nei pazienti con dermatite seborroica (soprattutto nel caso di DS specifica del cuoio capelluto), il processo infiammatorio libera le citochine che inducono il cosiddetto telogen effluvium o perdita eccessiva dei capelli, aumentando il disagio in pubblico.
Manifestazione tipica della dermatite seborroica

Skincare routine per i soggetti con dermatite seborroica

Il trattamento della dermatite seborroica si concentra sulla gestione dei sintomi, che possono essere tenuti sotto controllo ma mai eliminati. Infatti, è un disturbo cronico-recidivante e, di questo, il paziente va informato sin da subito.

La DS viene trattata in modo continuo con shampoo specifici non medicati, corticosteroidi topici, passando ai farmaci antifungini da somministrare per via topica o per via orale a seconda della gravità delle manifestazioni. L’uso deve essere limitato nel tempo a causa degli effetti collaterali di questi farmaci.

3 consigli pratici per contrastare l’infiammazione, ridurre la seborrea e ripristinare la barriera cutanea nella DS:

  • Per la dermatite seborroica del cuoio capelluto, nella fase di recidiva, (per esempio durante i cambi di stagione) è importante lavare i capelli almeno due volte alla settimana con uno shampoo specifico che permetta di ridurre la proliferazione microbica, la forfora e il prurito. In questo caso si sceglie uno shampoo contenente antimicotici come ketoconazolo (principio attivo farmaceutico) piroctone olamina, climbazolo. Poi, come mantenimento, meglio utilizzare shampoo con tensioattivi delicati che non alterino l’equilibrio già precario della barriera epidermica ed estratti vegetali di pino, ginepro e betulla per limitare l’eccesso di sebo e la presenza di funghi e batteri.
  • La pelle è spesso arrossata dopo aver lavato il viso. Si consiglia, pertanto, di usare detergenti delicati, con sostanze lenitive, purificanti, evitando la presenza di oli, che in alcuni casi sono poco tollerati. Asciugare il viso tamponandolo (mai strofinare). Mentre per ridurre l’effetto untuoso dovuto alla produzione eccessiva di sebo si possono utilizzare formulazioni (gel, emulsioni o lozioni) contenenti sostanze adsorbenti e/o seboregolatrici come bardana, rosmarino, salvia e pino. Nel caso di placche desquamanti anche agenti cheratolitici (es. acido salicilico) vanno presi in considerazione per favorire un’azione esfoliante adeguata.
  • Tra questi ingredienti ce n’è uno in particolare su cui sono stati condotti test in vitro e in vivo. Si tratta del POSTBIOTICO, in grado di proteggere la barriera cutanea in presenza di patogeni, di modulare l’equilibrio del microbiota riducendo l’infiammazione (aumento di IL-10 e deplezione di IL-12p70), di ridurre la TEWL per un effetto idratante e combattere i radicali liberi per un potente effetto scavenger. Il postbiotico può essere presente in cosmetici leave-on e rinse-off.

La migliore sinergia nel trattamento della dermatite seborroica tiene conto di un approccio multidisciplinare, dove azione farmacologica e mantenimento cosmetologico sono strettamente interconnessi e garantiscono la compliance del paziente.

Dott.ssa Anna Rossi Laurea in Farmacia e Master in Scienza e Tecnologia Cosmetiche

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BIBLIOGRAFIA

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Naldi, L. (2015). Dermatite seborroica. Italia: SICS.

Iorizzo M, Tosti A (2008) Clinica della dermatite seborroica. La dermatite seborroica dell’adulto. In: Dermatite seborroica. Pacini Editore, Pisa.

E. Fulgione, G. Penazzi, B. Catozzi, Dermatite seborroica del cuoio capelluto, in <<Cosmetic Technology>>, 1 (2022), pp. 10-15.

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prodotti cosmetici
Cosmesi e Cosmeceutica

Cosa sono i cosmetici?

Li usiamo da quando veniamo al mondo e per tutto il resto della nostra vita fanno parte della nostra quotidianità, oggi vedremo nel dettaglio cosa sono i cosmetici!

Secondo la legislazione europea un cosmetico è qualsiasi sostanza o miscela destinata ad essere applicata sulle superfici esterne del corpo umano (epidermide, sistema pilifero e capelli, unghie, labbra, organi genitali esterni) oppure sui denti e sulle mucose della bocca allo scopo esclusivamente o prevalentemente di pulirli, profumarli, modificarne l’aspetto, proteggerli, mantenerli in buono stato o correggere gli odori corporei.”

Come scegliere il miglior cosmetico?

Ogni giorno ne sentiamo parlare, diverse pubblicità ce ne propongono di svariati, dal dentifricio al deodorante, dallo shampoo al bagno schiuma, ma come fare  a scegliere quello giusto? In base a che cosa scegliamo un  cosmetico ?

Intanto possiamo affermare che  un cosmetico ha almeno tre funzioni principali:

  • Funzione igienica: eliminano lo sporco presente sulla superficie della pelle rispettandone le caratteristiche fisiologiche;
  • Funzione eutrofica: è la proprietà dei cosmetici di agire positivamente sull’epidermide mantenendo i tessuti nella migliore condizione;
  • Funzione estetica: possono influenzare positivamente le funzioni sensoriali di vista e olfatto e agire sulla psicologia del soggetto.

Un cosmetico deve avere alcune caratteristiche, quali un pH fisiologico compreso tra 4,5 e 6, deve essere ipoallergenico, deve avere affinità cutanea e deve favorire, e magari migliorare, le normali funzioni della pelle.

Il regolamento che disciplina i cosmetici

Come accennato prima, esiste un Regolamento Europeo che ha come scopo quello di chiarire le regole relative ai prodotti cosmetici all’interno della comunità europea. Questo è  il Regolamento CE n.1223/2009 che rispetto alle normative precedenti introduce una serie di novità in materia di sicurezza e tutela della salute umana.

Si compone di 10 campi e ha avuto piena applicazione da luglio 2013, in particolare in questa legge sono disciplinate le attività di produzione, il contenuto dei cosmetici, la loro presentazione e relativa pubblicità, la vendita al pubblico e le funzioni di vigilanza e controllo.

Si tratta quindi di prodotti molto complessi, anche dal punto di vista funzionale, benché i componenti essenziali che fanno parte della loro formulazione possono essere in numero ristretto, ritroviamo tantissime sostanze che a volte hanno  semplicemente una  funzione sensoriale o illusoria; molto spesso infatti  ci si illude di poter appianare le rughe o di poter eliminare la cellulite applicando una crema oppure di avere denti sbiancati dopo aver usato un determinato dentifricio, anche per questo è necessario avere un riferimento legislativo, per tutelate il consumatore da etichette ingannevoli per esempio.

Impariamo a conoscere i cosmetici per poterne fare un uso corretto e consapevole !

Dott.ssa Emanuela Prezioso – Tecnologo dei prodotti cosmetici 

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Cosmesi e Cosmeceutica

Detersione: sai che esistono 3 tipi di detersione?

La detersione è il primo step ed il più importante per mantenere in buona salute la nostra pelle e in caso di patologie e piccoli problemi è importantissimo saper scegliere il detergente più idoneo per ripristinare velocemente e bene la salute della nostra pelle.(Spesso il passaggio della detersione viene sottovalutato e si tende a scegliere e ad usare il primo prodotto che si ha sottomano.)

Storia della detersione: dove e quando nasce il sapone?

Storicamente, i primi saponi risalgono ai Babilonesi. Al 2800 aC, risale infatti il ritrovamento di una sostanza simile al sapone, conservata in un vasetto di argilla. Successivamente, è giunto a noi un ritrovamento di una tavoletta con i caratteri cuneiformi, datata intorno al 2.200 aC, in cui è descritto un metodo di produzione di un prodotto con caratteristiche simili al sapone e che veniva utilizzato con acqua. Il papiro di Ebers, invece, testimonia come la detersione fosse nota ed in uso anche presso gli Egizi, anche se veniva utilizzata maggiormente per lavare i tessuti, piuttosto che per l’igiene personale.

Presso i Romani, che frequentavano le terme più per socializzare che per questioni igieniche, la detersione veniva effettuata con una pasta fatta d’olio d’oliva, pomice, creta o farina di fave che veniva raschiata via con uno strumento metallico ricurvo, detto strigilo. I Romani conosceranno il sapone solo nel IV secolo dC. É stato infatti, Plinio il vecchio il primo a menzionare la parola sapone (sapo) e ne attribuisce l’invenzione ai Galli, nei suoi testi lo chiama appunto “sapo gallicorum“. Questo sapone era una pasta che però veniva utilizzata per colorare di rosso i capelli più che per lavarsi. Non si può non citare Galeno, medico romano che già sottolineava come la detersione e l’uso del sapone fosse utile per trattare e prevenire le malattie.

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sapone antico con olio d’oliva

Ma il primo sapone, così come lo conosciamo noi, si deve agli Arabi. Infatti, furono i primi ad usare il processo di saponificazione con soda caustica, processo arrivato quasi invariato fino ai giorni nostri. Con l’espansione araba e le Crociate, il sapone ed i suoi metodi di preparazione si diffusero in Italia, Spagna e quindi a tutta l’Europa. La produzione del sapone fu ancora per lungo tempo di tipo artigianale e, solo dopo la scoperta del chimico e medico francese Leblac del metodo per ottenere soda caustica dal sale comune, si ebbe una industrializzazione della produzione del sapone. Il prezzo del sapone si abbassò e divenne disponibile anche per i ceti meno abbienti e contribuì ad abbassare in maniera consistente il tasso di mortalità infantile.

Tipi di detersione: quanti tipi di detersione esistono?

Con il termine di detersione si intende quel processo che serve per eliminare lo sporco dal nostro corpo: pelle, capelli, mucose.

Lo sporco può essere:

  • esogeno: smog, trucco, polvere ambientale;
  • endogeno: sudore, sebo, cellule morte.

Per la detersione vengono usati prodotti che in cosmetologia sono definiti tensioliti. Si chiamano così perché l’azione lavante è svolta da i tensioattivi.

I tensioattivi sono tutte quelle sostanze che agendo tra due sostanze tra loro immiscibili (acqua ed olio, sporco in questo caso) sono in grado di abbassare la tensione superficiale dell’acqua consentendo così di rimuovere lo sporco che resta in soluzione in fase acquosa durante il risciacquo.

La detersione può avvenire per contrasto o per affinità.

detersione-per-contrasto-o-per-affinita
detersione per contrasto o per affinità?

La detersione per “contrasto”

La detersione per contrasto si ha quando un tensioattivo ha la capacità di staccare lo sporco dalla cute aumentando il potere bagnante dell’acqua. I tensioattivi sono formati da una testa idrofila (affinità per l’acqua) ed una coda lipofila (affinità per i grassi). Quando uso un detergente per contrasto, la coda si lega alle particelle di sporco, mentre la testa si pone a contatto con l’acqua, in questo modo si abbassa la tensione superficiale tra acqua e sporco e con il risciacquo si allontana tutto, sporco e tensioattivi. I detergenti per contrasto sono tutti i detergenti che fanno schiuma.

La detersione per “affinità”

La detersione per affinità non necessita di tensioattivi, perché in questo caso lo sporco è eliminato mediante l’uso di emulsioni lipidiche che sono affini allo sporco e lo eliminano facilmente legandosi ad esso. La detersione per affinità può essere a risciacquo oppure no. Nel secondo caso, il detergente usato va eliminato con un dischetto di cotone, un panno in microfibra o una spugna in cotone. I detergenti per affinità sono generalmente burri ed oli.

A questo punto non si può non parlare di doppia detersione, ma questo argomento verrà affrontato nel prossimo articolo!

Dott.ssa Barbara Frisoli– Farmacista

BIBLIOGRAFIA

Storia del sapone: http://saponescientifico.altervista.org/storia-delsapone/

I tensioattivi: https://cnsc.iss.it/?p=1611

Detersione per contrasto e per affinità: https://www.chedonna.it/2019/11/19/pelle-detersione-viso-per-affinita-e-per-contrasto/

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Cosmesi e Cosmeceutica

Come rinnovare la nostra pelle?  alfa-idrossiacidi e poli-idrossiacidi

La sensazione della pelle liscia, luminosa e rigenerata grazie all’ausilio di diverse sostanza, sia di origine chimica sia di origine naturale, ci spinge ad informarci e a comprendere maggiormente cosa siano gli  Alfa-idrossiacidi e poli-idrossiacidi in relazione alla loro importanza nella cosmesi.

Ma… cosa sono gli alfa-idrossiacidi ed i poli-idrossiacidi?

Ingredienti di prima scelta nella cosmesi per quanto riguarda l’esfoliazione chimica della pelle. Essi hanno diverse origini, per lo più dal mondo vegetale, ma li troviamo anche come prodotti di particolari reazioni biochimiche e enzimatiche che avvengono all’interno del corpo umano. In questo ultimo caso essi provengono dalla sintesi a partire dai batteri, funghi, virus ed alghe.

Volendo elencare gli alfa-idrossiacidi provenienti dal mondo vegetale, ricordiamo:

  • Acido citrico (dagli agrumi)
  • Acido malico (dalle mele)
  • Acido tartarico (dall’uva)
  • Acido glicolico (dalla canna da zucchero)
  • Acido mandelico (dalle mandorle)

Quelli che provengono invece dal mondo animale, sono :

  • Acido lattico (metabolita della glicolisi)
  • Acido piruvico (metabolita della glicolisi)
  • Acido citrico (intermedio del ciclo di Krebs)

Tutti questi composti, nel loro complesso, svolgono un’azione cheratolitica ed esfoliante sullo strato esterno della pelle. 

GLI ACIDI DELLA FRUTTA ALLEATI DI BELLEZZA

Entrando nello specifico possiamo sostenere che gli alfa idrossiacidi esercitano un’azione di natura plastica cutanea riducendo grandemente la formazione delle “scaglie” desquamanti, conferendo alla pelle compattezza, uniformità di colore e di struttura.

Il grado del  risultato di detti indici ( compattezza, idratazione, luminosità, uniformità di pigmentazione ) è direttamente proporzionale alla concentrazione dell’acido libero riportato nelle formulazioni cosmetiche.

L’effetto che esercita un alfa idrossiacido sulla pelle è dato dal valore di pH della formulazione cosmetica.

Diamo spazio alle prove scientifiche!

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che il range di pH più indicato sembra essere quello tra 3.0 e 5.0. Spesso per abbassare il pH di una formulazione viene impiegato l’acido lattico come fattore di correzione.

Occorre però fare attenzione a non prolungare il trattamento cosmetologico con alfa idrossiacidi ( AHA ) a basso pH per non indurre un cambiamento fisiologico del pH cutaneo.

In una formulazione cosmetica gli AHA più utilizzati sono l’acido glicolico e l’acido lattico e l’allestimento di tali formulazioni è disciplinato da un protocollo molto rigido redatto dal Comitato Scientifico ( C.S. )  per la sicurezza del consumatore e dalla Food and Drug Administration. ( FDA ).

Gli alfa-idrossiacidi sono comunemente impiegati nelle formulazioni cosmetiche per il trattamento della riduzione delle rughe , per la tonificazione della pelle, per la riparazione di lievi imperfezioni, quali macchie cutanee, lievi cicatrici in fase non avanzata ed in ultimo per incrementare l’elasticità della pelle.

AHA

Secondo il Comitato Scientifico ( C.S ) , il massimo dell’efficacia sul turnover epidermico si ottiene ad un pH 3, con un range di efficacia tra 2.8 e 4.8; più esattamente il CS ha applicato dei parametri di sicurezza, sull’ottimizzazione dei range di pH quali:

  • Per acido glicolico è ottimale un pH maggiore/uguale  3.8 e una concentrazione al 4%
  • Per il lattico pH maggiore/uguale 5 e ad una concentrazione al 2.5%

Sempre il CS , nei vari studi sulla tollerabilità cutanea agli AHA , ha  osservato e poi stabilito che alte concentrazioni di detti acidi pari al 10%, con un basso pH nella formulazione cosmetica, comporta una eccessiva reattività della pelle durante l’esposizione al sole.

Per tali motivi il CS ha  proposto l’identificazione NOAEL( tabella  identificazione pericolo tossicologico) proprio per individuare i livelli di soglia di concentrazione massima tollerata.

Oggi come vengono usati?

Oggi giorno gli AHA sono ampiamente utilizzati nei cosmetici con un ottimale profilo di sicurezza, riconducendo la classificazione della formulazione come segue:

  • Ad un pH inferiore a 4 e con una concentrazione superiore all’8% , per un’attività esfoliante, per aumentare la luminosità della pelle, per ridurre macchie, cicatrici e rughe cutanee.
  • Ad un pH superiore a 4 e con una concentrazione inferiore all’8% per un’attività idratante con miglioramento dell’elasticità cutanea e morbidezza della pelle.

E ora passiamo ai poli-idrossiacidi

Un’altra classe di idrossiacidi utilizzati in questi ultimi anni sono i POLI-IDROSSIACIDI quali il gluconolattone e l’acido lattobionico.

Il gluconolattone è un lattone dell’acido gluconico con diverse proprietà cosmetiche:

  • Esfoliante delicato
  • Idratante
  • Chelante (lega gli ioni metallici responsabili dell’ossidazione)
  • Antiossidante (neutralizza i radicali liberi, con un potere antiossidante paragonabile a quello delle vitamine E e C).

L’acido lattobionico è un acido poli-idrossibionico derivante dall’unione di un poli-idrossiacido con uno zucchero; nello specifico l’acido gluconico si lega ad un galattosio. Esso svolge le seguenti proprietà:

  • Esfoliante delicato adatto anche alle pelli più sensibili, utile nel trattamento delle macchie cutanee e per contrastare i segni cutanei dell’invecchiamento
  • Proprietà idratanti
  • Proprietà chelanti: forma dei complessi con il Ferro portando alla formazione di radicali
  • Proprietà antiossidanti: chelando il Ferro neutralizza i radicali liberi
  • Proprietà anti-age: forma dei complessi chimici che impediscono la degradazione del collagene
  • Rende la pelle più tonica, compatta ed elastica.
PHA

I poli-idrossiacidi hanno un potere esfoliante delicato rispetto agli alfa-idrossiacidi e questa caratteristica li rende adatti a tutti i tipi di pelle anche a quelle più sensibili e secondo alcuni studi anche a coloro che presentano rosacea o dermatite atopica, sebbene si raccomanda in ogni modo il consulto del dermatologo prima di iniziare il trattamento.

A conclusione di tutte le informazioni ed evidenze scientifiche riportate, va ampiamente sottolineato che l’utilizzo di preparati cosmetici contenenti alfa-idrossiacidi o poli-idrossiacidi, anche in formulazioni standardizzate commerciali e non  solo sottoforma di preparati magistrali, è  soggetto a consiglio da parte del  medico e l’applicazione del trattamento deve avvenire lontano dall’esposizione ai raggi solari o alle alte temperature.

Dott.ssa Michela Gasparrini – Farmacista, consulente  per il benessere e la salute.

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