Alimentazione e Sport

Disturbi del comportamento alimentare: il binge eating disorder

Il binge eating disorder (BED) è entrato a far parte dei disturbi del comportamento alimentare nell’epoca più recente (2013), poiché in precedenza era un disturbo non largamente riconosciuto ed incluso nei NAS, ovvero i disturbi alimentari non altrimenti specificati.

Che cos’è?

Questo tipo di disturbo alimentare è caratterizzato da fenomeni di abbuffate, dove si sperimenta una perdita di controllo sul proprio comportamento alimentare, a cui non seguono meccanismi di compensazione. Questi fenomeni sono conseguenti ad un’alterata gestione delle emozioni e delle sensazioni che il soggetto sperimenta. Spesso i soggetti con questa patologia presentano un BMI (Indice di Massa Corporea) superiore alla norma, trovandosi pertanto in una condizione di sovrappeso od obesità.

Inizialmente questo tipo di disturbo si riscontrava solo in età adulta, ma studi recenti suggeriscono un esordio della malattia già in età infantile, anche a partire dai 3-4 anni. Qualora il disturbo sia così precoce, il decorso risulterà complesso e richiederà svariati interventi.

L’importanza clinica del BED è legata alla sua frequente comorbilità con l’obesità, le complicazioni del sovrappeso e i sintomi psichiatrici spesso ad esso associati come ansia e depressione, connessi alle eccessive preoccupazioni per il cibo, la forma e il peso del corpo.

Photo by Andres Ayrton on Pexels.com

Come si fa la diagnosi

Per effettuare diagnosi di BED è necessario valutare la frequenza e la durata delle abbuffate: per il DSM-5 (Manuale Diagnostico dei Disturbi Mentali, quinta edizione) esse si devono verificare almeno una volta alla settimana per 3 mesi, e se ne valuta la gravità sulla base del numero di episodi di abbuffate per settimana.

L’abbuffata rappresenta la caratteristica principale del BED, va però specificato che non è tanto l’eccesso nel mangiare a caratterizzarla, quanto il vissuto di perdita di controllo, inteso come “la difficoltà a controllare l’impulso ad alimentarsi, la sensazione dolorosa di fare qualcosa che non si vorrebbe fare ma che non si riesce ad evitare”. (Fairburn, 2011). I principali caratteri distintivi di tale episodio sono:

  • Sensazioni inizialmente positive, di breve durata, associate al piacere e all’apprezzamento del cibo che si gusta; seguite poi da disgusto e ribrezzo, per sé e per il cibo;
  • Grande velocità nel mangiare, ingerendo il cibo in modo meccanico, masticando appena;
  • Agitazione e stato di alterato di coscienza, come se si fosse in trance e le azioni venissero in modo automatico e incoercibile;
  • Segretezza dell’atto e furtività nello svolgerlo, accompagnato da un senso di vergogna;
  • Perdita di controllo che può instaurarsi anche molto prima di cominciare a mangiare, rendendo il fenomeno dell’abbuffata quasi impossibile da bloccare.

A seguito dell’abbuffata insorgono una serie di emozioni, spesso negative e spiacevoli, vissute con rassegnazione e con una forte autocritica.

Di base la psicologia di questi pazienti è molto complessa e l’aspetto fisico ricopre un duplice ruolo: difesa e rifugio dal giudizio altrui, ma anche approvazione sociale. L’abbuffata si colloca nel tentativo di colmare un senso di vuoto cronico, il cibo rappresenta una fonte di piacere e viene selezionato sulla base del proprio stato d’animo per regolare le emozioni: se sono negative il cibo sarà uno strumento per alleviare il dolore, se sono positive il cibo sarà una gratificazione.

Vi è poi l’instaurarsi di un circolo vizioso che comprende l’emozione negativa, l’abbuffata e la demoralizzazione, facendo si che il disturbo si mantenga sempre presente nel paziente. Circolo instaurato anche dalla sola presenza di un cibo calorico o considerato proibito, questo perché solitamente i pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata adottano anche in maniera intermittente rigide regole dietetiche per cercare di perdere peso e di modificare la propria forma corporea. Per cui episodi di piccole “trasgressioni” da tali regole impostesi, favoriscono il pensiero del “tutto o nulla” e l’abbandono dello sforzo nel controllare l’alimentazione.

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Le cause dell’insorgenza di tale disturbo possono essere svariate, sicuramente l’esposizione ad una esperienza traumatica o ad una serie di eventi drammatici può comportare il suo sviluppo.

La diagnosi viene effettuata dal medico psichiatra e la terapia è solitamente comprensiva di terapia psicologica, psichiatrica e nutrizionale. Negli ultimi anni è stato introdotto un nuovo trattamento che va  a creare strategie terapeutiche più potenti per affrontare l’eccessiva valutazione del peso e della forma del corpo, gli eventi e i cambiamenti emotivi associati che influenzano l’alimentazione e per prevenire le ricadute.

Dott.ssa Martina Rella – Dietista

BIBLIOGRAFIA

  • Disturbo da alimentazione incontrollata, che cos’è. Come affrontarlo. Riccardo Dalle Grave.
  • DSM-V
  • PISCOPUGLIA
  • “How patients descrive buliamia or binge eating.” Abraham S.F.
  • “Self-reported traumatic experiences and dissociative symptoms with and without binge-eating disorder.” Dalle Grave R.

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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