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Alimentazione e Sport

Il dolore alla colonna vertebrale, una questione di…pancia!

Quanti di noi spesso hanno lamentato dolori alla nostra tanto cara amata colonna vertebrale senza trovare mai soluzioni davvero durature e definitive?

In Italia sono 6 persone su 10 a soffrire di dolori rachidei, senza distinzione tra uomini e donne e circa 15 milioni sono coloro che ricorrono alle cure medico-farmacologiche e strumentali senza, tuttavia, trovare soluzioni soddisfacenti ma soprattutto durature.

Come mai dunque? Possiamo imputare la responsabilità totale del nostro dolore alla colonna esclusivamente a quelle tanto bistrattate vertebre, protrusioni, ernie? Ma siamo proprio sicuri che siano le uniche cause e magari non abbiano complici nascosti?

Purtroppo, un approccio al dolore cronico sempre più iperspecialistico ha fatto sì che il corpo umano fosse sempre più scomposto in tanti piccoli pezzetti, dimenticandoci che manifesta la sua funzione nella sua unità, nelle sue connessioni, nelle sue interazioni.

In questo articolo voglio parlarvi di una di queste connessioni: la vostra pancia!

Photo by Kindel Media on Pexels.com

Ebbene si, molto spesso, infatti, non posso che notare il profondo stupore dei miei pazienti quando spiego loro come in realtà il loro mal di schiena, per esempio, possa essere curato a tavola.

“Ma come!” Vi starete chiedendo, “Non è colpa dei miei kg di troppo, la mia cattiva postura, ma soprattutto le mie 12 ernie e 8 protrusioni?

La risposta è, come sempre, dipende!

Il Kapandji sostiene che una vertebra con un disco intervertebrale sano possa sostenere fino a 180kg di carico!

È indubbio che i sopracitati siano fattori che possano avere un ruolo nella manifestazione dei sintomi ma alzino la mano quanti di voi sanno che un colon irritabile possa essere una causa determinante per il vostro mal di schiena, o a quanti è stato spiegato come il reflusso gastroesofageo possa essere causa di dolore cervicale e/o dorsale?

Approfondiamo un attimo la questione: i nostri visceri non sono sacchetti immobili riposti in una piccola dispensa chiamata cavità addominale, tutt’altro, sono strutture che hanno una mobilità ( movimento nello spazio) e motilità ( movimento intrinseco della struttura viscerale, la famosa peristalsi per fare un esempio).

Ora, immaginate di trovarvi in autobus, magari stracolmo, e trovarvi letteralmente accerchiati da tanta di quella gente da entrare in contatto con tutti gli altri passeggeri…cosa succederà ad ogni movimento voluto e non vostro o della persona che vi è affianco? Ci sarà sicuramente una risposta della persona toccata che dovrà adeguarsi allo stimolo ricevuto. Per complicare ulteriormente la questione. Immaginate adesso che la persone con voi all’interno dell’autobus siano molto più grandi dell’autobus stesso, ma che comunque ci stiate dentro…”impossibile!!!”direte.

Ma andiamo avanti…

I nostri cari organi e visceri nella nostra cavità addominale sono numerosi; tra questi, i più importanti sono: lo stomaco, il fegato, il pancreas, la cistifellea, l’intestino, la milza, i reni, le vertebre lombari etc…

Per darvi un’idea delle dimensioni… l’intestino di un soggetto adulto ha una lunghezza di circa 7m, il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo con un peso tra 1 e 1,5 kg.

Ricordate l’esempio dell’autobus? Bene, adesso sostituiamo il mezzo di trasporto con la cavità addominale e i passeggeri con organi e visceri: comincia ad essere più chiaro l’enorme pressione e relazione meccanica fra contenuto (visceri e organi) e contenente (cavità addominale, di cui fanno parte anche le vertebre lombari)?

Photo by Kat Smith on Pexels.com

A questo si aggiunga un dettaglio: l’esistenza di una sacca, il peritoneo, che contiene la maggior parte dei visceri della cavità addominale, e i mesi, veri e propri legamenti che collegano la parte posteriore di questa sacca alla colonna!

Senza contare gli aspetti neurologici e vascolari che tali forze stimolano e la componente metabolica infiammatoria derivante dalla qualità di ciò che mangiamo e dallo stile di vita che conduciamo.

Il risultato è un gioco di forze e di pressioni in cui il fattore determinante diventa la capacità di adattamento e compenso delle strutture interessate, ivi compresi dischi intervertebrali, vertebre, nervi, muscoli che potranno andare incontro ad infiammazione e alterazione per ridotta o saturata capacità compensatoria.

Gli esempi potrebbero essere molteplici, ma the point is che il problema del mal di schiena non è il carico, ma di come è distribuito, e quindi, iniziamo ad occuparci di cosa lo potrebbe alterare?

A voi le conclusioni…

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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