Medicina integrata e Fitoterapia

Lo sapevi che il melograno (Punica granatum L.) è un valido alleato contro il morbo di Alzheimer?

Il melograno è un frutto utilizzato sin dall’antichità ed a cui vengono attribuite molte leggende e tradizioni. Possiede una vasta tradizione etnomedica e rappresenta un serbatoio fitochimico di valore medicinale. Inoltre, l’azione sinergica dei costituenti del melograno sembra essere superiore a quella dei singoli.

La moderna fitoterapia, medicina, farmaceutica e cosmetica attribuiscono oggi al melograno, numerose proprietà. Si tratta di proprietà benefiche che possono essere ricondotte alla presenza di un eccezionale fitocomplesso che fa di questo frutto un vero toccasana per il benessere e la bellezza del nostro organismo. In modo particolare ho approfondito i meccanismi d’azione che dimostrano come Punica granatum sia capace di contrastare l’Alzheimer.

Da: foodblog.it

Alzheimer: perdere tutto anche se stessi!

Il morbo di Alzheimer appartiene alla grande famiglia delle malattie neurodegenerative. Questo deterioramento è dovuto alla vulnerabilità delle cellule cerebrali e all’aumento dello stress ossidativo durante il processo di invecchiamento.

La malattia di Alzheimer è caratterizzata microscopicamente da due lesioni tipiche: le placche senili (o amiloidi) in sede extracellulare, costituite dall’accumulo del peptide β -amiloide (Aß) e gli ammassi neurofibrillari intracellulari. Il peptide β-amiloide è un frammento che deriva dal taglio della proteina transmembranaria APP (Amyloid Precursor Protein) ad opera dell’enzima ß-secretasi, dal quale si generano frammenti di Aß, aventi diversa lunghezza: Aß40 e Aß42; in particolare quest’ultimo tende ad accumularsi in fibrille amiloidi, evidenziabili come placche senili, in aree cerebrali come l’ippocampo, l’amigdala e la neocorteccia. L’altra lesione tipica della malattia di Alzheimer è rappresentata dagli ammassi neurofibrillari, presenti in sede intraneuronale e costituiti principalmente da proteina τ fosforilata. Le placche senili e gli ammassi neurofibrillari ostacolano il trafficking cellulare, portando ad errori di comunicazione tra i neuroni, compromettendo il flusso di sostanze nutritive e, infine, con l’evolvere della malattia, conducendo a una grave perdita neuronale.

A livello macroscopico, invece, sono evidenziabili: atrofia cerebrale, un ingrandimento dei solchi parietali e un ingrossamento delle cavità ventricolari. Quindi, la corteccia si accartoccia, danneggiando le aree coinvolte nel pensiero, la pianificazione ed il ricordo. I ventricoli, che sono gli spazi riempiti di fluido nel cervello, divengono più ampi. In questo modo si perde gran parte del tessuto in tutto il cervello. (https://www.humanitas.it/malattie/alzheimer)

Da: centroalzheimer.org

In Alzheimer’s disease, il peptide β-amiloide è implicato in stress ossidativo e produzione di radicali liberi. Inoltre, lo stress ossidativo sembra mediare la tossicità del peptide β-amiloide attraverso la produzione di radicali liberi, suggerendo un legame fisiopatologico tra il peptide β-amiloide e lo squilibrio tra produzione di ossigeno reattivo e sistema di protezione (Kumar, et al., 2009).

Il morbo di Alzheimer rientra tra le patologie neurodegenerative per le quali non si conosce una cura farmacologica specifica: ad ogni modo, i farmaci utilizzati in terapia possono alleggerire i sintomi, rallentare le manifestazioni cliniche o comunque prolungare i tempi delle prime fasi della malattia che sono costituite da sintomi più lievi e sfumati. Da non dimenticare, comunque, che non è stato individuato alcun farmaco in grado di bloccare l’andamento patologico degenerativo. (https://www.docgenerici.it)

La natura: un valido alleato della nostra salute!

Sebbene non ci siano modi comprovati per ritardare l’insorgenza o rallentare la progressione della malattia di Alzheimer, alcuni studi suggeriscono che la dieta può agire sulla prevenzione. La fitoterapia da anni propone possibili candidati che siano capaci, almeno, di contenere lo sviluppo di questo “mostro invisibile” che, addirittura, annulla l’identità di chi ne soffre. 

Il melograno rappresenta un frutto ultra-benefico, ricco di vitamine e sostanze virtuose, per cui consumarlo il più possibile, magari bevendone il succo o utilizzando l’olio estratto dai suoi semi, è un’ottima abitudine per l’organismo. È ricco di punicalagina, un polifenolo dalle riconosciute proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. I polifenoli hanno guadagnato un notevole interesse per la loro capacità di ridurre i segni distintivi della malattia e il loro potenziale per rallentare il declino cognitivo. I polifenoli, accessibili al cervello con molteplici effetti sui percorsi coinvolti nella neurodegenerazione e nell’invecchiamento, si sono dimostrati efficaci nel trattamento di malattie legate all’età, come l’Alzheimer. (Jayasena, et al., 2013).

In modelli sperimentali, infatti, si sarebbe osservata una riduzione sensibile delle concentrazioni di proteina β-amiloide. (https://www.viversano.net/).

Composizione chimica di Punica granatum.

L’analisi qualitativa, effettuata con la cromatografia liquida ad alta prestazione (HPLC) ha dimostrato che gli estratti di melograno contengono componenti attivi in quantità significative di ellagitannini, come punicalina e punicalagina, e flavonoidi, come canferolo e derivati della quercetina. La principale funzione dell’acido ellagico è proprio quella di essere un potente antiossidante in grado di combattere, insieme alle sostanze endogene dell’organismo lo stress ossidativo che normalmente si produce dal normale metabolismo dell’organismo o da stimoli esterni ad esso. Oltre a dimostrare potenti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, l’acido ellagico e la punicalagina sono inibitori della β-secretasi, enzima che si occupa di tagliare la proteina transmembranaria APP e formare β-Amiloide.

Da: wikipedia
Da: wikipedia

Molti dimostrano come il melograno abbia efficacia nel contenere la malattia. È stato appurato che i polifenoli agiscono su molte delle vie coinvolte nella patogenesi della malattia di Alzheimer, influenzando positivamente lo stress ossidativo, l’aggregazione amiloide, l’infiammazione e la funzione mitocondriale. L’utilizzo di combinazioni sinergiche di polifenoli può, dunque, rivelarsi utile nello sviluppo di strategie di trattamento per la malattia di Alzheimer; potrebbero quindi essere usati come base per un farmaco idoneo a combattere la neuro-infiammazione (Hills, 2015).

MECCANISMO D’AZIONE DIRETTO: uno dei più potenti antiossidanti naturali.

Le proprietà antiossidanti di Punica granatum sono già state ampiamente riconosciute dalla comunità scientifica: si è dimostrato, infatti, capace di debellare i radicali liberi e quindi ritardare l’invecchiamento cellulare, supportare meglio il sistema immunitario e proteggere dall’insorgenza di numerose malattie, tra cui l’Alzheimer. Il succo di melograno ha mostrato un’attività antiossidante tre volte superiore a quella del vino rosso e del tè verde. (Martinoli, 2014)

Da: mypersonaltrainer.it

MECCANISMO D’AZIONE INDIRETTO: dall’intestino al cervello.

Si sarebbe, inoltre, osservata una riduzione sensibile delle concentrazioni di proteina β-Amiloide, elemento chiave nell’istologia di questa patologia. Infatti, uno studio ha scoperto una proprietà straordinaria della melagrana in relazione alle nuove strategie anti-invecchiamento. Gli ellagitannini, particolari composti polifenolici, contenuti nel frutto vengono trasformati dai nostri batteri intestinali in una sostanza detta Urolitina A, la quale riavvia un processo cellulare che in età avanzata subisce un notevole rallentamento. L’Urolitina A riesce a stimolare con successo la mitofagia, donando all’organismo una maggiore energia, quindi muscoli più prestanti, neuroni più performanti. (Yuan, et al., 2016)

Diversi studi, così, si sono proposti di attestare come la mitofagia inibisse la patologia dell’amiloide-β e della proteina τ e invertisse i deficit cognitivi nei modelli di malattia di Alzheimer. Nel 2016 si sono avuti i primi risultati positivi su topi e vermi nematodi.

La mitofagia diminuisce l’Aβ e l’Aβ insolubilie previene il deterioramento cognitivo in un modello murino APP/PS1 attraverso la fagocitosi microgliale delle placche Aβ extracellulari e la soppressione della neuroinfiammazione. Il miglioramento della mitofagia abolisce l’iperfosforilazione della proteina τ correlata all’AD nelle cellule neuronali umane e inverte il deterioramento della memoria nei nematodi e nei topi transgenici.

Poi nel 2019 l’urolitina A è stata somministrata per via orale a 60 soggetti anziani sani nell’ambito di un esperimento in doppio cieco. I risultati di questo studio clinico per la prima volta nell’uomo, in cui è stata somministrata urolitina A, sia come dose singola che come dosi multiple per un periodo di 4 settimane, sono stati promettenti.

E’ interessante notare che solo una persona su due ha i batteri adatti a compiere questo lavoro. I ricercatori stanno lavorando per identificare questi batteri adatti, una volta identificati hanno presupposto di trapiantarli nelle persone carenti oppure di somministrare direttamente il prodotto finito. (https://www.rsi.ch/)

Da: rsi.ch
Da: rsi.ch

È ovvio che questo fitocomplesso e la punicalagina non possono curare la malattia di Alzheimer, ma potrebbero prevenire o rallentare il suo sviluppo. Il melograno, non solo è un frutto delizioso, ora si sa anche che aiuta a preservare la memoria e la salute del nostro cervello, è dunque un valido alleato contro il morbo di Alzheimer (Hills, 2015).

Effetti collaterali e raccomandazioni all’uso.

Il melograno è un frutto che può essere tranquillamente consumato a dosi normali, tuttavia è possibile evidenziare alcuni effetti collaterali e raccomandazioni all’uso.

  • Il succo di melograno aiuta ad abbassare la pressione sanguigna, bisogna fare attenzione quando si beve regolarmente questo succo, in quanto può causare un abbassamento pericoloso della pressione sanguigna se già si soffre di ipotensione.
  • Alcune persone potrebbero avere una reazione allergica al consumo di succo di melograno o semi di melograno.
  • Il consumo eccessivo di melograno, in particolare dei principi attivi ricavati dalla corteccia, può provocare un’intossicazione con vertigini, cefalea, sonnolenza e difficoltà respiratoria.
  • In caso si stiano assumendo farmaci anticoagulanti è consigliabile consultare il proprio medico prima di assumere melograno, visto il buon contenuto di vitamina K (Hills, 2018).

Dott.ssa Giusy Trivigno – Tecnico Erborista

Scrivimi pure su: Instagram, Linkedin o all’email giusytrivigno98@libero.it

BIBLIOGRAFIA

  • Hills, J., 2015. Melograno: il frutto che può aiutare nell’Alzheimer.. Healthy and Natural World., 9 Febbraio.
  • Hills, J., 2018. Proven Health Benefits of Pomegranate (Fruit, Juice, Seeds) Based on Scientific Studies.. Healthy and Natural World..
  • Jayasena, T. et al., 2013. The role of polyphenols in the modulation of sirtuins and other pathways involved in Alzheimer’s disease. Ageing Research Reviews, 12(4), pp. 867-883.
  • Kumar, S., Maheshwart, K. K. & Singh, V., 2009. Protective effects of Punica granatum seeds extract against aging and scopolamine induced cognitive impairments in mice.. Complementary and Alternative Medicines., 6(1), pp. 49-56.
  • Yuan, T. et al., 2016. Pomegranate’s Neuroprotective Effects against Alzheimer’s Disease Are Mediated by Urolithins, Its Ellagitannin-Gut Microbial Derived Metabolites.. ACS Chemical Neuroscience, 7(1), pp. 26-33.

Sitografia

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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