Cosmesi e Cosmeceutica

Sotto l’ombrellone non mi scotto.

Quante volte ci è capitato di pronunciare questa frase e di ritrovarci comunque “rossi come peperoni”? Oppure abbiamo preferito non utilizzare più la protezione solare perché ormai ci siamo abbronzati? Bene, non c’è niente di più sbagliato di questi comuni comportamenti. Infatti, per proteggersi dai raggi solari non è sufficiente ripararsi sotto un ombrellone perché la luce viene riflessa:dalla sabbia (17%), dalla schiuma del mare (25%), dall’erba (3%) e perfino dalla neve sia fresca (80%) che vecchia (50%). Ed è proprio questa luce riflessa a farci diventare “rossi come peperoni”. Inoltre, l’abbronzatura tanto desiderata e ricercata non è soltanto una questione estetica, in quanto sinonimo di bellezza e di buona salute, ma anche, e soprattutto, un meccanismo fisiologico di difesa messo in atto dalla cute contro i danni causati dai raggi ultravioletti, come: eritemi, foto invecchiamento (photoaging), discromie e tumori.

È dunque necessario assumere semplici accorgimenti e utilizzare i giusti prodotti per prevenire i danni da esposizione solare senza rinunciare, però, ad una pelle dorata e luminosa.

Una medicina naturale, ma non è tutto oro quel che luccica

Il sole è fonte di vita e rappresenta una medicina naturale di principale importanza per il mantenimento di un buono stato di salute. Infatti, gli effetti benefici sul nostro organismo derivanti da una corretta esposizione, sono molteplici:

  • Stimolazione della produzione di vitamina D, fondamentale per l’accrescimento osseo e il buon funzionamento del sistema immunitario;
  • Disinfezione della cute;
  • Azione antinfiammatoria per patologie cutanee come psoriasi e dermatite atopica;
  • Stimolazione della produzione della serotonina, detta anche “ormone del buonumore”;
  • Modulazione del rilascio di melatonina e miglioramento del sonno.

Contrariamente a quanto si pensa, non è necessaria una lunga esposizione per beneficiare di questi effetti positivi e per abbronzarsi, bensì sono sufficienti anche pochi minuti al giorno a patto che sia una esposizione controllata. Infatti, è stato dimostrato che: “l’esposizione incontrollata e prolungata ai raggi ultravioletti porta all’insorgenza di importanti danni cutanei ( photoaging, eritemi, nei, discromie, melanoma maligno)”.

Ma cosa sono i raggi ultravioletti?

Il sole emette una grande quantità di radiazioni che originano dalle reazioni termonucleari che avvengono nel nucleo. Buona parte di queste radiazioni sono bloccate dall’atmosfera terrestre che funge da filtro. Viene infatti attraversata: dalla luce visibile (37%), dall’infrarosso (60%) e dai raggi ultravioletti (3%). Le più nocive per la pelle sono gli UV perché, seppure siano in parte riflessi dallo strato più superficiale della pelle (strato corneo), penetrano a diverse profondità ed interagiscono facilmente con substrati organici inducendo effetti biologici anche gravi.

Le radiazioni, in base al contenuto energetico si dividono in:

  • Raggi UVA: rappresentano il 98% delle radiazioni UV totali e hanno una lunghezza d’onda elevata, compresa tra 315 e 400nm. Sono descritti come “raggi dell’invecchiamento” a causa della loro tendenza ad accelerare il processo di invecchiamento cutaneo. Penetrano negli strati più profondi dell’epidermide arrivando nel derma dove alterano e distruggono le fibre di collagene (collagenosi) e alterano le fibre di elastina (elastosi). Si instaura così una condizione degenerativa del tessuto connettivo del derma e dei suoi componenti. L’elastosi solare o photoaging (fotoinvecchiamento) si manifesta con: assottigliamento della pelle, perdita di elasticità e tono, secchezza e rughe. In misura minore rispetto ai raggi UVB, contribuiscono alla comparsa di eritemi e all’abbronzatura transitoria (fenomeno di Meyrowsky). Possono provocare melanosi croniche (macchie della pelle) e cancri cutanei.
  • Raggi UVB: Costituiscono il 2% delle radiazioni ultravioletti totali, hanno lunghezza d’onda inferiore, compresa tra 315 e 280; ciò corrisponde ad un maggiore contenuto energetico rispetto ai UVA. Ne consegue che l’interazione con la materia sia maggiore (alterazione del DNA cellulare) mentre la profondità di penetrazione inferiore. Essi si fermano nell’epidermide dove sono responsabili di una pigmentazione più duratura. Possono contribuire all’invecchiamento cutaneo e sono più eritematogeni dei raggi UVA, tanto da essere descritti come “raggi infuocati”. Una prolungata esposizione può provocare: eritemi, scottature, rossori e persino ustioni, possono arrecare danni anche agli occhi.
Da https://it.dreamstime.com/illustrazione-di-stock-radiazione-uv-e-la-pelle-image88088311

LA MELANINA

La melanina è un pigmento sintetizzato nei melanociti, cellule presenti negli strati più profondi dell’epidermide (strato basale e spinoso), dotate di prolungamenti ramificati estesi superiormente verso la superficie cutanea e circondate dai cheratinociti. All’interno dei melanociti si trovano i melanosomi, piccoli organelli deputati: alla melanogenesi ovvero alla produzione di melanina, al suo stoccaggio e alla sua distribuzione ai cheratinociti circostanti. La melanina contribuisce a determinare il colore: della carnagione, dei capelli e degli occhi; in più concorre allo sviluppo del nervo ottico e soprattutto alla fotoprotezione. Essa limita gli effetti nocivi dei raggi UV e l’azione di fotoprotezione è caratterizzata da due stadi:

  1. Abbronzatura immediata (Immediate Pigment Darkening, IPD). Consiste in un aumento transitorio della pigmentazione cutanea derivante dall’ossidazione della melanina già presente nell’epidermide in risposta ai raggi UVA e alla luce visibile. Raggiunge il massimo entro 1-2 ore dall’inizio dell’esposizione e tende a scomparire in 3-24 ore dopo l’esposizione.
  2. Abbronzatura ritardata ( Delayed Tanning, DT). È un imbrunimento protratto nel tempo a seguito di un’esposizione prolungata (soprattutto UVB). I melanociti si ingrandiscono e aumentano la loro attività. Si formano nuovi melanosomi che avviano la sintesi di nuova melanina (neomelanogenesi). Una volta maturi, i melanosomi contenenti granuli di melanina, migrano all’interno dei cheratinociti vicini disponendosi attorno ai nuclei delle cellule per proteggerli dalle radiazioni nocive, colorando così la pelle. Questo pigmento viene degradato ed eliminato con la desquamazione dello stato corneo richiedendo tempi prolungati (fini a nove mesi).

La fotoprotezione svolta dalla melanina, tuttavia, non è sufficiente da sola a prevenire i rischi cutanei causati dai raggi ultravioletti. È quindi necessario utilizzare un prodotto di protezione solare.

Indicazioni sui prodotti solari

Per prodotto solare si intende “qualsiasi preparato (quale crema, olio, gel, spray) destinato ad essere posto in contatto con la pelle umana, al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli o mediante rifrazione”. È facilmente intuibile che, un prodotto solare, assieme a corretti comportamenti e ad una moderata esposizione al sole sia capace di proteggere la cute dai raggi UVB e UVA. In più sarà capace di prevenire: le scottature, i danni derivati dal fotoinvecchiamento e la foto-immunosoppressione indotta.

Come indicato dalla “Raccomandazione sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni” (Raccomandazione n.2006/647/CE) anche se i prodotti solari proteggono dai danni indotti da raggi UVB e UVA, non sono in grado di garantire una protezione totale dai rischi derivanti dall’esposizione ai raggi UV; in quanto nessun prodotto solare riesce a filtrare la totalità dei raggi ultravioletti (UV) pertanto non è possibile affermare o dare l’impressione che il prodotto possa garantire una protezione totale.Per prodotto solare si intende “qualsiasi preparato (quale crema, olio, gel, spray) destinato ad essere posto in contatto con la pelle umana, al fine esclusivo o principale di proteggerla dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli o mediante rifrazione”.

La suddetta Raccomandazione pubblicata nel 2006 dalla Commissione Europea:

  • Specifica che i prodotti solari devono proteggere sia dai raggi UVB sia dai raggi UVA; la protezione UVA deve essere almeno pari ad 1/3 di quella UVB;
  • Stabilisce che non possono essere usate (in etichetta, sulla confezione o sul contenitore) diciture come “schermo totale” o “protezione totale”, che lasciano presupporre una protezione del 100% dai raggi UV, oppure “prevenzione per tutto il giorno”, che fanno pensare che non sia necessario riapplicare il prodotto. Infatti, si tratta di informazioni non veritiere;
  • Chiarisce che sulla confezione dovrebbero essere riportati consigli sulle precauzioni da adottare in aggiunta all’uso di prodotti solari come “non rimanere esposti al sole troppo a lungo” e istruzioni d’uso come “applicare il prodotto prima dell’esposizione e riapplicarlo con frequenza”.

L’efficacia dei prodotti solari deve essere indicata sull’etichetta mediante diciture come bassa, media, alta e molto alta protezione, accompagnate dall’indicazione del valore del fattore di protezione solare; rispettivamente: SPF 6-10, SPF 15-25, SPF 30-50 ed SPF 50+. Inoltre, si dice che la molteplicità di numeri utilizzati sulle etichette per indicare i fattori di protezione solare, dovrebbe essere ridotta e semplificata.

Il fattore di protezione solare, SPF (dall’inglese Sun Protection Factor) è un valore numerico molto importante che misura la capacità protettiva del prodotto verso i raggi UVB. Quanto più è alto, tanto maggiore sarà la quantità di raggi UV necessaria per indurre un eritema sulla pelle protetta.
Si definisce numericamente come il rapporto tra la Minima Dose Eritematogena (MED) della zona protetta dal prodotto e la Minima Dose Eritematogena della zona non protetta dello stesso soggetto.

Il fattore di protezione solare (SPF) fa riferimento solamente ai raggi UVB. Eppure, anche gli UVA possono essere nocivi. Per questo la Commissione Europea raccomanda che i prodotti solari siano in grado di proteggere sia dalla radiazione UVB che UVA. E sempre per questo aspetto, la suddetta Raccomandazione della Commissione Europea prevede che il valore minimo di protezione UVA sia almeno di 1/3 rispetto all’SPF.

La Raccomandazione del 2006 ha stabilito che, nei prodotti che proteggono anche dai raggi UVA, questa caratteristica deve essere riportata in modo chiaro. Più precisamente, se in etichetta è presente il simbolo di un cerchio che contiene la sigla UVA, significa che il prodotto possiede anche la capacità di filtrare i raggi UVA (rispettando il grado di protezione previsto dalla Raccomandazione), oltre i raggi UVB, fornendo quindi una efficace protezione durante l’esposizione solare.

da: https://natibio.it/la-melanina-cose-cosa-serve/

La risposta della cute ai raggi solari, quindi la capacità o meno di abbronzarsi e le caratteristiche dell’abbronzatura stessa, è in larga parte legata alla pigmentazione costitutiva. Non a caso la maggiore o minore reattività ai raggi solari di un individuo è indicata dal fototipo, classificazione che tiene conto in particolare dei colori costitutivi della pelle, degli occhi e dei capelli:

  • Fototipo I: persone bianche o rosse, con pelle chiara ed efelidi. Questi soggetti si scottano sempre e non riescono ad abbronzarsi. Necessariamente devono usare fattori di protezione molto alti.
  • Fototipo II: persone bianche con pelle chiara. Si scottano sempre, anche se possono ottenere una minima abbronzatura utilizzando una crema ad alta protezione.
  • Fototipo III: persone con capelli biondo scuro e pelle sensibile. Sono soggetti a modeste scottature con pigmentazione graduale. Per loro sono consigliate protezioni alte.
  • Fototipo IV: persone castane con cute moderatamente sensibile. Questi soggetti si abbronzano facilmente e possono usare fattori di protezione medi.
  • Fototipo V: persone con pelle scura che raramente si scottano, possono usare tranquillamente protezioni medio-basse.
  • Fototipo VI: persone con capelli e pelle scurissima, si scottano raramente. Hanno un’abbronzatura molto intensa e possono usare senza problemi fattori di protezione bassi.

Principio di un prodotto solare

I filtri solari sono utilizzati per contrastare gli effetti indesiderati della radiazione solare. Inizialmente studiati con lo scopo principale di difendere dall’ustione solare (indotta principalmente da raggi UVB), successivamente sono stati modificati per proteggere anche nei confronti dei raggi UVA. Questi filtri sono distinti in chimici (organici) e fisici (inorganici), e dalla loro scelta e miscelazione dipende l’efficacia protettiva complessiva.

filtri chimici sono molecole di sintesi in grado di assorbire la luce UV. Questa proprietà è strettamente connessa alla presenza di anelli aromatici all’interno della struttura molecolare; essi assorbono l’energia della radiazione solare incidente. Questo assorbimento induce un cambiamento di conformazione tale per cui la molecola assume una forma diversa da quella iniziale. Per i filtri fotosensibili questa variazione consiste in un danno strutturale, mentre i filtri fotostabili riacquistano la conformazione iniziale e restituiscono l’energia radiante nociva assorbita sotto forma di calore (energia termica inoffensiva). Poiché sono costituiti da molecole lipofile, i filtri chimici vengono assorbiti e possono rendersi responsabili di irritazioni, sensibilizzazione, fototossicità e fotoallergia.

filtri fisici, chiamati anche filtri inorganici, sono preparazioni formulate con derivati di metalli (ossido di zinco o biossido di titanio) che hanno proprietà riflettenti ai raggi UV e che non sono assorbiti ma riflessi dalla superficie cutanea. Agiscono quindi come specchi mediante un meccanismo di riflessione/diffusione. Sono sostanze inerti con un potere allergizzante minore rispetto ai filtri chimici e non provocano surriscaldamento della pelle. Lo svantaggio di questi filtri è che conferiscono un aspetto “sbiancato” alla cute, cosmeticamente poco accettato ed un’abbronzatura chiazzata. Ciò si evita riducendo le dimensioni delle particelle del filtro che appare trasparente in quanto si distribuisce sulla pelle in un film più sottile.

da: https://www.primobio.it/solari-bio-perche-preferirli/

Per il consumatore è fondamentale comprendere che i prodotti solai non siano l’unico fattore per proteggersi dal sole. Infatti, bisogna anche: evitare una esposizione al sole durante le ore più calde, quando il sole è più forte; indossare indumenti protettivi, cappelli e occhiali da sole; i neonati e i bambini non dovrebbero essere direttamente esposti alla luce del sole.

Otre all’SPFesiste un indice UPF (Ultraviolet Protection Factor), il quale indica il grado di protezione solare offerto da un tessuto, in correlazione sempre alla comparsa di un probabile eritema.

Uno studio eseguito dall’Unione Europea ha dimostrato che il 33% dei vestiti ha un UPF insufficiente (<15) e solo la metà presenta un UPF superiore a 30. I fattori che influenzano l’UPF sono costituiti dal tipo di fibra (il cotone e il lino hanno un UPF inferiore a 15) dal lavaggio e dalla stiratura (che normalmente fanno aumentare l’UPF), da eventuali trattamenti chimici, dal colore (i vestiti scuri hanno un UPF maggiore) e dal grado di aderenza alla cute (maggiore è l’aderenza minore è la fotoprotezione).

Anche i cappelli costituiscono un’altra fonte di protezione. Un cappello a larga tesa (>7,5 cm) produce un SPF 7 per il naso, 3 per le guance, 5 per il collo, 2 per il mento; Sotto i 7,5 cm i valori si riducono considerevolmente.

  • La protezione dei tessili è tanto maggiore quanto più l’intreccio è fitto;
  • Le fibre sintetiche (poliestere) proteggono meglio delle fibre naturali (cotone o lino);
  • I vestiti scuri proteggono meglio di quelli bianchi o color pastello;
  • I tessuti bagnati o dilatati sono più permeabili ai raggi UV (a eccezione di abbigliamento funzionale specifico)

Come i vestiti, anche gli ombrelloni e le tende parasole presentano differenze riguardo alla capacità di proteggere dai raggi UV. Un ombrellone con un tessuto di cotone chiaro produce ombra, però la maggior parte della radiazione UV – non visibile dall’occhio – lo attraversa. La miglior protezione è data da tessuti specifici in poliestere a trama fitta dai colori intensi. Comunque, sotto un ombrellone si è protetti dalla radiazione UV diretta, ma non da quella dispersa che penetra dai lati né da quella riflessa, per esempio dalla sabbia, dal cemento e dalla neve.

Dott.ssa Chiara Valentina Lefemine

Bibliografia

https://www.abc-cosmetici.it/prodotti/prodotti-solari-prodotti/

https://consulenzacosmetici.it/index.php?p=27&id=46

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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