Psicologia del Benessere

Il potere creativo delle parole

Come possiamo influenzare la vita degli altri e la nostra utilizzando al meglio le parole

Le parole hanno un potere straordinario e sconfinato. Una parola è in grado di modificare un evento, una situazione, un sentimento, uno stato emotivo personale e intimo, il nostro essere, le nostre relazioni…
 Con le parole possiamo “costruire” un vero e proprio “clima” attorno a noi, oltre che dentro di noi.


Ne siamo veramente consapevoli?
Siamo in grado di usare le nostre parole in modo da creare e non, invece, di distruggere?

Ad esempio Buddha sosteneva che le parole hanno il potere di distruggere e di creare. Oppure facendo riferimento alla sapienza biblica, troviamo scritto con grande enfasi e più volte che “morte e vita sono in potere della nostra lingua”…

Le parole e la Comunicazione

Una parte importantissima della nostra Comunicazione e della nostra relazione con gli altri passa attraverso le parole che usiamo. 

La prima, semplice, ma impattante forza che hanno le parole è quella di riuscire ad “evocare” in noi (e negli altri!!)  immagini mentali, stati d’animo, emozioni, stati psico-fisici, sia positivi che negativi-limitanti.
Proviamo a pensare  a quando usiamo la parola “problema”, rivolgiamo a noi stessi questa parola e, come per magia, il “peso specifico” dell’emozione che magari stiamo già vivendo, sembra raddoppiare o aggravarsi! O invece, potrebbe esserci capitato di non aver avuto dei pensieri limitanti fino al momento che non abbiamo usato delle parole negative.

Allo stesso modo, se la parola usata è “sfida” o “opportunità”, le sensazioni che ci animano sono certamente meno negative e limitanti rispetto a “problema”.

La Comunicazione consta di ben tre canali, quello “non verbale”, quello “para-verbale” e quello verbale. Le parole sono una delle strategie che abbiamo a disposizione e, se sono utilizzate in modo coerente al nostro linguaggio del corpo e alla voce, possono creare risposte, feedback e comportamenti efficaci nei nostri interlocutori.

Nel momento in cui trasmettiamo un messaggio attraverso le parole dobbiamo sempre chiederci due cose:

1) è stato ricevuto?
2) come è stato ricevuto e interpretato (decodificato)?

Ovviamente nella maggior parte dei casi, tali reazioni,  sono del tutto soggettive, provocando emozioni diverse nella persona che li riceve.

La parola e la rappresentazione mentale che associamo a essa, crea inevitabilmente delle azioni neurologiche che si traducono in “ancore” sensoriali, attraverso le quali si strutturano le convinzioni, le abitudini, i comportamenti. Anche quelli più semplici e quotidiani.

Attraverso le parole, ogni giorno, in modo più o meno consapevole, tutti noi mettiamo in atto una vera e propria “attività di programmazione o di ri-programmazione” costante della nostra mente e, quindi, delle nostre azioni.

Le parole e la profezia che si auto-avvera

(Foto Pixabay)

Quante volte ci è capitato di pensare: “Non ci riesco!”
Oppure: “Non ce la posso fare!”
Magari di fronte a un ostacolo di una certa rilevanza abbiamo detto: “E’ impossibile”.


Ed effettivamente è andato tutto storto!!

Immagino che tutti ci siamo trovati di fronte a questa bizzarra ma realistica e molto comune situazione.

Ecco, tutte le volte che è successo o succederà, stiamo dicendo al nostro cervello e quindi lo stiamo predisponendo al fatto che non abbiamo le risorse psico-fisiche per superare quella sfida, scatenando così la cosiddetta profezia che si auto-avvera, definita anche “effetto Rosenthal”, dal nome di uno degli psicologi che si è occupato di definire questo fenomeno.

Proviamo a spiegarlo meglio e a comprendere il peso che possono avere le nostre parole.
Quando ci prefiguriamo mentalmente uno scenario negativo e, in più, lo rafforziamo attraverso l’uso di una serie di “parole negative”, le possibilità che esso si manifesti realmente aumentano almeno del doppio.
Se non siamo convinti di essere in grado di svolgere un compito, probabilmente, falliremo nel farlo e, se aggiungiamo delle parole negative di svalutazione, si rafforzerà ulteriormente la nostra credenza di non essere effettivamente all’altezza di superare gli ostacoli che ci si pongono davanti nel normale flusso della vita.
 Si crea così un circolo vizioso, una specie di “loop negativo” che, grazie anche al nostro linguaggio negativo, abbassa sempre più i nostri livelli di autostima e autoefficacia… e aumenta la probabilità di collezionare delusioni e sconfitte.


La notizia è che la profezia che si auto-avvera non riguarda esclusivamente noi in prima persona; le nostre parole di svalutazione possono intaccare e distruggere l’autostima dei nostri interlocutori.


Ecco il primo campanello di allarme che ci fa comprendere come le parole devono essere viste come delle “armi potenti”…
Armi che possono influire sulla fisiologia del nostro corpo.

La scoperte delle Neuroscienze, negli ultimi 20 anni, hanno ormai ampiamente dimostrato che, le parole, in ogni caso, nel bene e nel male, orientano e condizionano  il nostro sistema nervoso e quello endocrino stimolando, ad esempio, la secrezione di diversi ormoni. L’esposizione continua a parole e frasi negative/distruttive, favorisce il rilascio di cortisolo, l’ormone responsabile dello stress, con conseguenze assolutamente negative nel medio-lungo termine sul nostro benessere psico-fisico.

I suggerimenti per usare al meglio le nostre parole

  • Riduciamo al minimo possibile le negazioni o, comunque, le espressioni non positive quali “niente”, “posso rubarle qualche minuto”, “non ti sembra che”, “non è molto importante”. L’uso di queste espressioni spesso svaluta ciò che si sta per dire e il messaggio arriva (all’altro interlocutore) già “compromesso e depotenziato”.
  • Limitiamo l’uso di avverbi o locuzioni, come, ad esempio, “chiaramente”, “semplicemente”, “al limite”, “evidentemente”, “cioè” e simili, che trasmettono una sensazione negativa a chi ascolta, come di incertezza… si rischia di sembrare non in grado di proporre  contenuti validi e assertivi.
  • È efficace iniziare il discorso con espressioni assertive, che possano valorizzare il nostro discorso e renderlo maggiormente coinvolgente, come ad esempio: “fai”, “trova”, “pensa”, “facciamo”, “vediamo come possiamo…”, “cosa ne pensi se…”, “secondo te…”.
  • Attenzione alle particelle avversative come  “ma”, “tuttavia” e “però”, che sortiscono l’effetto di cancellazione di ciò che abbiamo espresso precedentemente, oppure di “svilimento” di ciò che il nostro interlocutore ha appena detto… e possono mettere il ricevente del messaggio in una modalità di chiusura e difesa.
(Foto Pixabay)

Impariamo a migliorare il nostro linguaggio (e i suoi effetti) usando al posto delle parole avversative “ma”, “però”, “tuttavia”, altre parole simili che creano distanza e fratture una particella semplice e potentissima nella lingua italiana: la  “e” congiunzione!

Altra soluzione per rendere “proattivo” il nostro linguaggio è quella di utilizzare domande nella modalità “aperta”, attraverso le quali non costringiamo il nostro interlocutore a rispondere Si oppure NO.


Poniamo domande del tipo “Come posso…?”, “Come potrei…?”, “Cosa posso fare per…”, l’effetto sul nostro cervello e, di conseguenza, sul nostro comportamento sarà diverso. Ponendo domande in modalità più aperta lasceremo il nostro cervello (e quello altrui) libero di accedere a risorse positive, creeremo predisposizione al dialogo e ridurremo i problemi di comunicazione efficace.

Dr. Giuseppe Sferrazzo– Formatore, Coach e Consulente di Comunicazione efficace

Il mio profilo LinkedIn:
https://www.linkedin.com/in/giuseppesferrazzo/

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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