Medicina e salute

Cos’è l’ipertensione? Come viene trattata?

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L’ipertensione è un aumento anormale della pressione arteriosa media ed è caratterizzata da una prevalenza compresa tra il 30% e il 45% nella popolazione generale, con un incremento all’aumentare dell’età.
Più che una malattia è considerata un fattore di rischio per la manifestazione di patologie a carico di altri organi (cuore, cervello, occhio, rene): infatti in un iperteso risulta aumentato il rischio di essere colpiti da ictus, insufficienza cardiaca congestizia, malattia coronarica, insufficienza renale e retinopatia ipertensiva.
Pertanto la terapia dell’ipertensione deve mirare soprattutto a prevenire tali complicanze e le cure oggi disponibili permettono di eliminare pressoché completamente questo rischio “aggiuntivo”. Riguardo all’esito del trattamento dell’ipertensione in sé, la terapia è in grado di agire direttamente sulle complicanze già instaurate arrestandone l’evoluzione e/o favorendone la regressione almeno parziale. Fondamentale, tuttavia , è che venga intrapresa per tempo ed eseguita in modo continuativo ed efficace.

Ipertensione: cause

Da un punto di vista eziologico l’ ipertensione arteriosa può essere classificata in:

  • essenziale, cioè senza una causa riconosciuta;
  • secondaria, quando è possibile dimostrare una causa precisa, cioè organica, legata a specifiche malattie renali, a patologie endocrine (sindrome di Cushing, all’iperaldosteronismo), oppure a restringimenti localizzati delle arterie (coartazione aortica, stenosi dell’arteria renale).

La forma più frequente di ipertensione è quella essenziale (95%): in questi pazienti gli accertamenti diagnostici utilizzati più comunemente non evidenziano alcuna malattia responsabile e il rialzo pressorio è verosimilmente provocato dal funzionamento difettoso dei meccanismi che hanno il compito di mantenere in equilibrio i valori pressori. Dunque solo in un paziente iperteso su venti (circa il 5%) è possibile individuare una causa specifica.

Quando si parla di ipertensione arteriosa?

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari cresce con l’aumentare dei valori pressori. Un soggetto con valori di pressione sistolica di 120 mm Hg (considerati assolutamente normali) ha comunque un rischio cardiovascolare leggermente superiore a chi presenti una pressione sistolica di 110 mm Hg.Tuttavia, si ritiene che il rischio cardiovascolare aumenti al punto di giustificare un intervento terapeutico, anche farmacologico, in presenza di valori di pressione pari o superiori a 140 mm Hg per quanto riguarda la pressione sistolica (la “massima”) e/o pari o superiori a 90 mm Hg per quanto riguarda la pressione diastolica (la “minima”). In relazione ai valori pressori e alla coesistenza o meno di altri fattori di rischio, di danno d’organo e di patologie cardiovascolari concomitanti, è possibile classificare l’ipertensione su una scala di gravità:

  • ipertensione arteriosa di grado 1: valori pressori compresi tra 140/90mmHg e 160/100 mmHg;
  • ipertensione arteriosa di grado 2: valori tra 160/100 mmHg e 180/110 mmHg;
  • ipertensione arteriosa di grado 3: per valori oltre 180/110 mmHg.
CategoriaSistolicaDiastolica
Ottimale<120<80
Normale120-12980-84
Normale-alta130-13985-89
Ipertensione I grado140-15990-99
Ipertensione II grado160-179100-109
Ipertensione III grado>=180>=110
Ipertensione sistolica isolata>=140<90
tabella presa da https://siia.it

TERAPIA

Come si cura l’ipertensione arteriosa?

Obiettivo della cura dell’ipertensione arteriosa è la riduzione dei valori pressori e del rischio di insorgenza di malattie cardiovascolari. La riduzione della pressione deve essere ottenuta gradualmente per prevenire la fiacchezza, che nei primi giorni la riduzione della pressione può causare, ed il rischio di compromettere la perfusione degli organi (cervello, cuore, reni, eccetera).

Se l’ipertensione è diagnosticata precocemente o è di lieve entità, si evita l’immediato trattamento farmacologico ma si interviene semplicemente correggendo alcune abitudini correlate allo stile di vita. Innanzitutto si deve modificare la dieta, che oltre ad essere sana e bilanciata, deve anche prevedere la riduzione del consumo di sale e caffè; va abolito il fumo; si deve ridurre o eliminare il consumo di alcolici, bisogna svolgere regolarmente un’ attività fisica aerobica (passeggiate, nuoto, bici). Questi provvedimenti riducono la pressione di pochi millimetri di mercurio, ma richiedono un costante impegno e una forte motivazione individuale. Nel perseguire tale impegno va tenuto in considerazione che l’adozione di queste misure ha effetti vantaggiosi a lungo termine anche su altri fattori di rischio spesso associati all’ipertensione, come l’obesità, l’ipercolesterolemia e il diabete. Poiché tutto questo si traduce in una riduzione del rischio cardiovascolare globale del paziente e in un ricorso più contenuto ai farmaci, queste misure non farmacologiche vanno applicate anche quando il medico ritiene necessario intervenire con una terapia farmacologia per il controllo della pressione arteriosa.

Infatti, laddove necessario o in caso di ipertensione moderata o grave, la correzione delle abitudini alimentari e di stile di vita, deve essere associata anche a una terapia farmacologica. Questa, dietro prescrizione medica, può prevedere il ricorso a diuretici, beta-bloccanti, ACE-inibitori, calcio-antagonisti, antagonisti del recettore dell’angiotensina II che possono essere utilizzati da soli o in combinazione, modulando le modalità di trattamento da caso a caso.

Quali sono i farmaci che abbassano la pressione arteriosa?

I farmaci antiipertensivi sono molto numerosi ed agiscono attraverso meccanismi ben conosciuti e diversi. Principalmente interferiscono con tutti quei sistemi e substrati che prendono parte all’ omeostasi pressoria. Solitamente sono farmaci efficaci e ben tollerati e vanno assunti dietro prescrizione medica.

Siti di azione dei farmaci antiipertensivi. Fig.4.3.- Farmacologia; Rossi,Cuomo,Riccardi

Le categorie più importanti sono:

  1. I diuretici. Svolgono la propria azione attraverso diversi meccanismi; la maggior parte di essi determina la riduzione del riassorbimento del sodio e di altri sali a livello dei reni. Di conseguenza, il sodio e gli altri elettroliti passano nell’urina, insieme all’acqua, in quantità superiori rispetto a quanto avviene in condizioni normali. Ciò riduce la quantità di liquido che scorre attraverso i vasi sanguigni e, di conseguenza, la pressione sulle pareti del vaso. Esistono cinque diverse classi di diuretici: tiazidici, osmotici, dell’ansa, risparmiatori di potassio e inibitori dell’anidrasi carbonica.
  2. I bloccanti del sistema renina – angiotensina, che è un complesso meccanismo ormonale che regola la pressione arteriosa. Tra questi rientrano gli ACE inibitori e i sartani. I primi riducono la produzione di angiotensina II, potente vasocostrittore che si lega al recettore vascolare AT1 provocando costrizione vascolare e rialzo pressorio. Questa azione viene antagonizzata dai sartani che inibiscono il suddetto recettore dell’angiotensina II.
  3. I calcioantagonisti bloccano i canali lenti (di tipo L) del calcio presenti sulle cellule muscolari delle arteriole e del miocardio. Il loro effetto principale è ridurre l’eccessiva costrizione arteriolare e il lavoro cardiaco, sia per quanto riguarda la forza di contrazione cardiaca che la sua frequenza (effetto inotropo e cronotropo negativi).
  4. I simpaticolitici sono antagonisti dei recettori alfa e beta adrenergici. I primi agiscono riducendo le resistenze periferiche promuovendo l’abbassamento della pressione arteriosa; gli altri, meglio conosciuti come betabloccanti, hanno azione multifattoriale. Essi a livello renale riducono il rilascio della renina, ormone che stimola la produzione dell’angiotensina II, a livello cardiaco riducono la frequenza di contrazione, la contrattilità e la conduzione atrio-ventricolare (effetti inotropo, cronotropo e dromotropo negativi).
  5. I simpatico mimetici, detti agonisti alfa centrali, stimolano i recettori alfa di tipo 2 presenti sulle terminazioni nervose del sistema nervoso centrale. Il loro effetto complessivo è la riduzione del rilascio delle catecolammine (adrenaline e noradrenalina) e conseguente riduzione dell’output cardiaco.

Va detto che non sempre è sufficiente un solo farmaco per ottenere un buon controllo pressorio e che spesso si deve ricorrere ad una terapia di associazione, che prevede l’assunzione di due o più farmaci. Alcune associazioni di farmaci antiipertensivi sono già presenti nella preparazione commerciale, altre devono essere realizzate ricorrendo alla combinazione di più compresse. Il programma terapeutico prevede di solito di iniziare con un farmaco, a cui, in caso di non soddisfacente risposta, dopo qualche settimana se ne assocerà un altro, e poi un altro fino al raggiungimento del controllo pressorio ottimale. In caso di effetti collaterali, si cambierà il tipo di antiipertensivo. Va sottolineato infatti che molti degli effetti collaterali sono tipici di una sola categoria (vampate e gonfiore delle caviglie con i calcioantagonisti, tosse con ACE inibitori…). Tali effetti collaterali non sono frequenti e non sono pericolosi, ma devono essere riferiti al medico, per modificare opportunamente la terapia e scegliere farmaci meglio tollerati. Va ricordato però che un po’ di fiacchezza è la regola durante i primi giorni di cura poiché è secondaria alla riduzione della pressione e quasi sempre scompare rapidamente. La scelta del farmaco antiipertensivo iniziale dipende dall’esperienza del medico e dalle malattie presenti e pregresse del paziente. Per molte condizioni cliniche sono raccomandate alcune particolari categorie di farmaci per iniziare la cura (diuretici e bloccanti del sistema renina- angiotensina nello scompenso cardiaco, ACE inibitori e bloccanti del recettore dell’angiotensina II nel diabetico, etc..).

PREVENZIONE

Foto scattata dall’autrice.

L’ipertensione arteriosa può essere generata dall’effetto combinato di fattori genetici ereditari (figli di ipertesi hanno maggiore probabilità di sviluppare l’ipertensione rispetto ai figli dei normotesi) e di fattori ambientali, come lo stress, l’eccessiva introduzione di sale e l’obesità. Ad oggi, sono state identificate alcune forme di ipertensione arteriosa su base genetica, la cui bassa prevalenza nella popolazione tuttavia non giustifica uno screening genetico esteso. Nella maggior parte dei casi, come è stato chiarito, l’ipertensione arteriosa è invece dovuta ad abitudini di vita non corrette. Fin da giovani è consigliabile, quindi, mantenere la pressione arteriosa a livelli desiderabili e seguire alcuni semplici comportamenti che possono essere riassunti in dieci regole d’oro:

  1. Perdere i chili di troppo. La pressione arteriosa spesso aumenta di pari passo con il peso. Quindi mantenere uno stato di buona forma fisica, o laddove necessario dimagrire, significa anche rendere più efficaci i farmaci contro l’ipertensione qualora sia in corso un trattamento specifico. L’indicazione è di tenere soprattutto sotto controllo il girovita: per l’uomo non deve superare i 100 centimetri e per la donna gli 85 cm.
  2. Fare esercizio fisico. È consigliato svolgere per più giorni a settimana un’attività aerobica, come camminare, andare in bicicletta o fare qualche esercizio con i pesi, dalla durata compresa tra mezz’ora e un’ora. L’esercizio fisico previene che una tendenza all’ ipertensione diventi una condizione vera e propria
  3. Seguire una dieta sana. Limitare il consumo di grassi di origine animale e mantenere entro parametri più adeguati i livelli di colesterolo nel sangue sono comportamenti che aiutano a tenere sotto controllo il peso corporeo. È consigliato il consumo di cereali integrali, legumi, verdura, frutta e frutta secca, l’uso dell’olio extra vergine di oliva o di aglio, cipolla e spezie per insaporire le pietanze.
  4. Ridurre il sale. Il consumo di sale (sodio) quotidiano non deve superare i 5 gr al giorno, pari a un cucchiaino, facendo attenzione anche a quello ‘nascosto’ negli alimenti come i dadi da brodo, i formaggi stagionati, i salumi e gli alimenti conservati.
  5. Limitare alcol e alcolici. Meno è meglio è. Il limite da non superare è di un’unità alcolica (un bicchiere) al giorno per le donne e per gli uomini over 65 e di due unità alcoliche (due bicchieri) per gli uomini sotto i 65 anni. In alternativa possono essere consumate anche una birra piccola (350 ml) o un bicchierino di liquore (45 ml). Fare gli astemi dal lunedì al venerdì e ingerire tutto il quantitativo alcolico (4 o 5 drink nel week-end) non è consigliato, anzi può addirittura causare improvvisi sbalzi di pressione.
  6. Niente fumo. Il fumo è nemico anche della pressione e induce l’innalzamento dei valori pressori. È da evitare anche il fumo passivo.
  7. Limitare il numero di caffè. È ancora allo studio l’effetto della caffeina sulla pressione. Per stabilire quanto la caffeina faccia male a chi soffre di pressione alta, il consiglio è di misurarla 30 minuti dopo aver bevuto un caffè o una bibita con caffeina. Se aumenta di 5-10 punti, meglio limitarne il consumo.
  8. Ridurre i fattori di stress. Stress e ansia possono temporaneamente alzare la pressione. Se non è possibile eliminare tutti i fattori scatenanti, è bene concedersi delle pause di relax e qualche esercizio che possa allentare tensioni.
  9. Monitorare la pressione attraverso regolari automisurazioni e periodici controlli medici specialistici.
  10. Coinvolgere parenti e amici nel seguire uno stile di vita più sano.

RIFERIMENTI

HP

https://www.fondazioneveronesi.it

https://aifa.gov.it

“Farmacologia”, Rossi-Cuomo-Riccardi.

Dott.ssa Chiara Valentina Lefemine

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza. 

2 pensieri su “Cos’è l’ipertensione? Come viene trattata?”

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