Psicologia del Benessere

ESPRESSIONI FACCIALI, MIMICA ED EMOZIONI…

Ovvero quando i dettagli possono fare la differenza in Comunicazione

Foto Pixabay

I nostri comportamenti non verbali costituiscono la strategia principale di comunicazione delle emozioni: le espressioni facciali, la mimica, l’aptica, la cinesica, veicolano messaggi di cui spesso non siamo pienamente consapevoli.
Il “non verbale” è parte integrante della Comunicazione interpersonale e, allo stesso tempo, ne costituisce la parte più affascinante, oscura e più difficile da gestire.

Infatti la capacità di intercettare e interpretare le espressioni facciali riveste un’importanza vitale nelle relazioni interpersonali, a tutti i livelli, anche in quelli professionali di cura, perché ci aiuta a comprendere (e mettere a fuoco) le emozioni dei nostri interlocutori.
Quanto più riusciremo a cogliere gli stati d’animo e i pensieri degli altri, tanto più facilmente potremo instaurare una “relazione sintonica” con le persone attorno a noi e, ovviamente, saremo in grado di gestire più efficacemente i rapporti con pazienti e colleghi.
Quello delle espressioni facciali è un vero e proprio terreno minato, poiché ogni minima variazione delle espressioni del volto potrebbe indicare modifiche emozionali improvvise.

LE EMOZIONI SONO UNIVERSALI

Le domande che spesso ci facciamo sono:
ma che cosa sono le emozioni?
E cosa c’entrano con la Comunicazione interpersonale?

Wikipedia, in modo molto semplice definisce le emozioni come
“stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi”.
 Secondo le teorie più affermate, le emozioni sono un processo articolato e composito, con un decorso temporale che evolve anche in modalità molto imprevedibile.

Un concetto ampiamente affermato è che la maggior parte delle emozioni sembrano essere universali e dunque presenti in modo trasversale in tutte le culture umane; ma la natura intima delle emozioni resta oggetto di controversie fra gli studiosi di diversi ambiti disciplinari.

Le emozioni non possono essere limitate a specifici circuiti o aree del nostro cervello: le aree limbiche sono sicuramente deputate all’attribuzione di significato e di valore degli stimoli… Non solo. Sono certamente coinvolte nel sistema di elaborazione delle informazioni, stimolando la fondamentale capacità di riconoscere i volti e definendo  l’origine ( e il valore) sociale delle emozioni.
E’ ovvio, a questo punto che, se esistono le emozioni esistono anche svariate modalità attraverso le quali gli esseri umani sono in grado di “comunicarle”, e di farlo a prescindere dalla cultura o dalle origini.

La tradizione di studi e ricerche su questo dibattuto tema, emozioni e modalità di come vengono “trasmesse”, è molto antica…
Nel 1872 Charles Darwin scrisse il saggio dal titolo L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali, in cui per la prima volta, si ipotizzava la natura innata delle emozioni.

Secondo la teoria di Darwin, ad esse corrisponderebbero sempre delle espressioni facciali e corporee distintive e univoche, sia in uomini di diversa etnia e cultura che, addirittura, in primati non umani.
Le teorie sull’universalità delle espressioni emozionali di base riscontrarono particolare importanza a partire dagli Anni ’50 del secolo scorso.

Studiosi e ricercatori eminenti quali Friesen, Ekman e Izard ritenevano che all’origine dell’espressione delle emozioni e dell’esperienza emozionale vi fosse un preciso numero di schemi e programmi neurofisiologici innati; di conseguenza esisterebbe, un percorso specifico per ogni emozione che assicurerebbe l’invariabilità delle espressioni facciali, associate a ciascuna emozione.

Secondo la teoria evoluzionista che ha come suo capostipite proprio Charles Darwin, le emozioni permetterebbero, quindi, agli individui di reagire tramite una risposta immediata agli “input” esterni ed interni,  consentendo agli stessi individui di sopravvivere socialmente.

Tra gli studiosi citati poco sopra, emerge il nome di Paul Ekman, psicologo statunitense, divenuto pioniere della tecnica di riconoscimento delle emozioni e delle espressioni facciali, autore di opere e di ricerche che hanno fatto la storia dell’interpretazione delle espressioni facciali in chiave contemporanea.

Egli ha dimostrato come le espressioni facciali e le emozioni non sono determinate dalla cultura di un posto ma sono universali e trasversali, dunque di natura biologica.

Nel 1972, diede vita a un esperimento sociale che ebbe grande risonanza, seguendo con un suo team di lavoro, una tribù isolata dal mondo in Papua Nuova Guinea, riscontrando che le espressioni di base e (definite da lui stesso primarie) universali corrispondevano a: rabbia, disgusto, tristezza, gioia, paura e sorpresa.

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GLI STUDI DI PAUL EKMAN

Paul Ekman può essere considerato il massimo esperto mondiale di espressioni facciali, con grandi successi accademici e la pubblicazione di opere, ricerche e consulenze che hanno ispirato intere generazioni di esperti.
Famosissime le sue collaborazioni con le Forze dell’Ordine negli Stati Uniti per la creazione del primo sistema “codificato” di lettura e interpretazione delle micro-espressioni facciali, il F.A.C.S., Facial Action Coding System.

Ekman distingue nettamente tra emozioni primarie e secondarie:

“Le emozioni primarie sono emozioni innate e individuabili in qualsiasi popolazione, per questo vengono definite primarie  ovvero universali. Le emozioni secondarie, invece, sono quelle che originano dalla combinazione delle emozioni primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e con l’interazione sociale”.

Alcuni esempi di emozioni “secondarie”:

allegria, sentimento di piena e viva soddisfazione dell’animo;

vergogna, reazione emotiva che si prova come conseguenza del mancato rispetto di regole sociali;

invidia, stato emozionale in cui un soggetto sente un forte desiderio di avere ciò che possiede un altro individuo;

ansia, reazione emotiva dovuta al prefigurarsi di un pericolo ipotetico e futuro;

rassegnazione, disposizione d’animo di chi accetta pazientemente un dolore o una situazione negativa;

gelosia, stato emotivo che deriva dalla paura di perdere qualcosa (reale o immateriale) che appartiene già al soggetto;

speranza, tendenza a ritenere che fenomeni o eventi siano gestibili e controllabili e quindi indirizzabili verso esiti sperati come migliori;


Le sensazioni scaturite dalle emozioni primarie non sono verbali e sono spesso inconsce.

Tali stati emotivi “primari” sono spesso comunicati attraverso espressioni facciali e presentano profili fisiologici caratteristici e distinguibili. Le emozioni fondamentali possono essere considerate stati della mente che si sono sviluppati come pattern di attivazione specifici.

Ekman suddivise la mimica facciale in tre categorie:

Micro-espressioni: espressioni facciali brevissime, da 1/2 a 1/25 di secondo. Possono presentarsi per due ragioni: per uno sforzo consapevole di dissimulazione o di menzogna, o come prodotto di un tentativo di “rimozione”, qualora il soggetto non sia pienamente consapevole dell’emozione che sta vivendo.

Macro-espressioni: sono tutte quelle espressioni che durano un tempo opportuno per essere viste e interpretate senza difficoltà, anche socialmente.

Espressioni sottili: sono espressioni che si manifestano solo in parte del viso, oppure lo coinvolgono tutto ma in modalità celata. I motivi per cui si manifestano possono essere davvero tanti:

  • l’emozione che si sta provando è poco intensa,
  • oppure sta nascendo in quel preciso momento,
  • si tratta di un’emozione intensa che si cerca di reprimere, lasciando sfuggire solo qualche gesto rivelatore.


RICONOSCERE LE ESPRESSIONI DEL VOLTO

Ma quali “elementi visivi” caratterizzano le espressioni del volto?
E come possiamo regolarci per leggere le espressioni del viso?
Quali sono e in cosa si differenziano?

Scopriamolo assieme cercando di memorizzare gli elementi “distintivi” delle emozioni primarie che, in modo più semplice e continuo, possiamo incontrare durante le nostre interazioni.

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La mimica facciale è fondamentale sia a livello personale che a livello sociale. Abbiamo visto che, secondo Paul Ekman, esistono sei emozioni universali che presentano gli stessi movimenti facciali in ogni persona, di ogni popolo e cultura.

Ecco la descrizione nel dettaglio:

SORPRESA

Iniziamo a parlare di mimica facciale e linguaggio del corpo introducendo l’espressione molto comune della sorpresa.

La sorpresa si presenta improvvisamente ed ha una rapidissima durata.

La mimica della sorpresa è caratterizzata da:

  • Le sopracciglia sono incurvate e rialzate;
  • Il sollevamento delle sopracciglia produce delle rughe orizzontali sulla fronte;
  • Gli occhi sono sgranati;
  • La mascella si abbassa, labbra e denti si dischiudono.

PAURA

L’espressione della paura si manifesta quando temiamo di subire un danno, fisico o psicologico che sia.

L’intensità della paura può variare molto,  da una leggera inquietudine al terrore, e la variazione si può leggere nella mimica facciale; in particolare l’intensità viene notata negli occhi e, più ancora, nella bocca.

La mimica della paura:

  • Le sopracciglia si sollevano e si riavvicinano;
  • Gli occhi sono molto aperti, alcune volte sgranati;
  • La bocca è aperta e le labbra sono leggermente tese o stirate all’indietro.

DISGUSTO

Il disgusto segnala un senso di repulsione provocato dal sapore, dall’odore o dalla vista di qualcosa di sgradevole.

Nella mimica del disgusto troviamo:

  • Il labbro superiore è sollevato;
  • Il labbro inferiore è sollevato e premuto contro il labbro superiore, oppure abbassato o lievemente protruso;
  • Il naso è arricciato e le guance sono sollevate. 

Simile al disgusto c’è il DISPREZZO, che si può provare, a differenza del disgusto, soltanto verso persone e azioni ad esse collegate.

Nella mimica del disprezzo gli angoli della bocca sono contratti e appena sollevati e le labbra sono fortemente serrate.

RABBIA

La faccia arrabbiata si verifica quando proviamo sensazioni di sdegno nei confronti di qualcuno.

Nella mimica della rabbia possiamo riconoscere:

  • Le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate e tra loro si vedono rughe verticali;
  • Le labbra possono assumere 2 posizioni: fortemente serrate, con gli angoli diritti o abbassati oppure aperte, tese, con un contorno squadrato come nel grido.
  • Lo sguardo è fisso e gli occhi possono apparire più sporgenti, classico pattern degli occhi fuori dalle orbite (per la rabbia)

FELICITA’

L’espressione felice è la più ambita e desiderata a livello sociale…
Facciamo attenzione perché le espressioni facciali possono essere travisate e, molto spesso, quella che leggiamo come felicità nel nostro interlocutore è solamente una maschera di circostanza.
Questa emozione primaria è una di quelle che attiva il maggior numero di micro-muscoli facciali ed è anche un’ emozione che spesso viene dissimulata per motivi di convenienza sociale.
La mimica facciale “autentica” ha queste caratteristiche:

  • La bocca può essere chiusa o aperta, i denti coperti o scoperti;
  • Le guance sono sollevate;
  • Negli angoli esterni degli occhi compaiono delle piccole e caratteristiche rughe, le famose “zampe di gallina”.

Una espressione facciale non autentica relativa alla felicità sarà caratterizzata dalla “assenza” delle caratteristiche rughe a zampe di gallina e, parallelamente, da un sollevamento molto contenuto delle guance.
I motivi fisiologici di tali dinamiche sono stati già anticipati, prima ancora che del Prof. Paul Ekman, da uno studioso francese del XIX secolo, Guillaume-Benjamin Duchenne.

Egli elaborò delle tecniche di indagine sulle emozioni (i famosi esperimenti di Duchenne, appunto) che si basavano sull’uso di elettrodi molto appuntiti che, appoggiati all’epidermide della persona,  facevano passare una piccola scossa elettrica, indolore ed estremamente localizzata.

Duchenne si accorse che quando stimolava elettricamente i suoi soggetti non riusciva ad ottenere da loro un sorriso realmente convincente e autentico.


Duchenne capì che quando il sorriso è indotto (come nei suoi esperimenti), i muscoli attorno alla bocca si attivano in maniera “molto simile” al sorriso naturale… ma non si tratta esattamente degli stessi muscoli che si attivano.
Quindi il risultato espressivo “somiglia” a quello della felicità autentica, eppure ne differisce per alcuni dettagli (come visto le rughe a zampe di gallina, ndr).

Infine parliamo della tristezza.

TRISTEZZA

La tristezza può essere causata da diversi episodi e, quasi tutti, li possiamo far risalire alla dimensione personale e sociale, come ad esempio la separazione della morte, dalla perdita di un’opportunità, per l’abbandono di una persona amata, oppure a motivo dello stato di salute (nostro o di un caro a noi vicino).

In questo caso la mimica facciale presenta questi elementi espressivi:

  • Gli angoli interni delle sopracciglia sono sollevati;
  • la pelle scoperta sotto il sopracciglio forma un triangolo con l’angolo interno in su;
  • l’angolo interno delle palpebre superiori è sollevato;
  • gli angoli della bocca sono piegati in giù;
  •  le labbra sono tremanti e spesso tendono a cadere;

In conclusione, vista la vastità dell’argomento espressioni facciali ed emozioni, suggeriamo due libri di grande respiro e utilissimi, proprio per accostarsi a questo mondo, fatto di osservazione, dettagli, umanità, attenzione e ricerca:

  • EKMAN PAUL, TE LO LEGGO IN FACCIA, RICONOSCERE LE EMOZIONI ANCHE QUANDO SONO NASCOSTE
  • DARWIN CHARLES, L’ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI NELL’UOMO E NEGLI ALTRI ANIMALI

Dr. Giuseppe Sferrazzo– Formatore, Coach e Consulente di Comunicazione efficace

Il mio profilo LinkedIn:
https://www.linkedin.com/in/giuseppesferrazzo/

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza
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