Medicina integrata e Fitoterapia

La Dittrichia viscosa (L.) W. Greuther, una pianta dimenticata, che “RITORNA A FIORIRE”.

La Dittrichia viscosa (L.) W. Greuther è una pianta perenne, folta, generalmente sempreverde, della famiglia delle Asteraceae, piuttosto comune nelle regioni del Mediterraneo (Zermane et al., 2011).

L’appellativo “Dittrichia ” è dedicato a Manfred Dittrich, un botanico tedesco nato nel 1934, specialista delle Asteraceae e direttore del Giardino botanico di Berlino; mentre l’epiteto specifico latino “viscosus-a, -um”, si riferisce alla viscosità della pianta (Zepigi&Anja, 2008).

Il sinonimo più utilizzato è senza dubbio Inula viscosa (L.) Aiton, ma vi sono anche denominazioni volgari come: Enula cepittoni, Ceppica, Tabaccara, Prucara, Pruteca e nel mondo viene riconosciuta anche come: Klebriger Alant in tedesco; False Yellowhead, Woody Fleabane in inglese; Olivarda in spagnolo e Inule visqueusein in francese.

Diffusione e morfologia

L’Inula viscosa è una pianta di natura arbustiva solitamente alta tra i 50 e i 150 cm, dall’odore caratteristico, con cauli eretti lignificati alla base e riccamente ricoperti da foglie.

Le foglie, lineari-lanceolate (6-12 x 40-60 mm), sono ruvide e verdi con la pagina superiore ricoperta di peli e ghiandole; i margini della lamina possono presentarsi intere o con dentelli acuti (Pignatti, 1982).

La fioritura avviene in autunno e l’infiorescenza è il capolino. Si distinguono diversi capolini su un singolo stelo, quasi a formare una pannocchia, e sono di colore giallo oro (diam.1-1.5 mm) circondati da un involucro squamoso conico (Prisa, 2019). I fiori periferici sono ligulati, femminili e di colore giallo brillante, gli interni sono ermafroditi e tubulari sempre di colore giallo; la corolla presenta cinque denti (Pignatti, 1982).

I frutti sono costituiti da acheni biancastri di 2 mm sormontati da un pappo di peli con alla base una coroncina membranacea finemente dentellata. L’impollinazione è a carico di insetti pronubi come api e insetti simili, la dispersione del seme è di tipo anemofila (Zepigi & Anja, 2008).

Viene definita da diversi autori “pianta tipica delle regioni mediterranee” (Pignatti, 1982; Parolin et al., 2013a; Prisa, 2019) perché è presente in Europa meridionale (Francia, Spagna, Grecia, Italia, Bulgaria) Turchia, Medio Oriente (Israele, Giordania e Siria) Africa settentrionale (Algeria, Egitto, Libia) e non si distingue un particolare microhabitat.

È molto semplice riconoscerla in ambienti rurali e nei pressi di banchine stradali, preferisce un suolo calcareo e argilloso, molte volte acido ed essendo una specie eliofila è possibile trovarla da 0 a 800 m s.l.m. (Zepigi&Anja,2008).

Per la sua ampia distribuzione è considerata un’infestante e per diversi anni non sono stati svolti studi scientifici sulle sue potenzialità ma, negli ultimi anni, è stata largamente rivalutata.

Dipartimento di Scienze della Vita, Università di Trieste, di Andrea Moro

Attività nel settore medico

L’Inula è stata utilizzata per anni nella medicina popolare per le sue attività antinfiammatorie e antibatteriche (Celik & Aslantürk, 2010). Veniva adoperata per disturbi del fegato, ma anche come antipiretico e antifungino (Chiappini et al., 1982; Wollenweber et al., 1991; Gayla et al., 2010).

Sia gli estratti integrali che alcuni metaboliti isolati hanno mostrato attività antifungina nei confronti di dermatofiti e Candida albicans (Maoz & Neeman, 2000) oppure proprietà antiossidanti ed effetti antinfiammatori nei ratti (Schinella et al., 2002). Sesquiterpeni, tomentosina e inuviscolide hanno indotto l’apoptosi delle cellule di melanoma umano (Rozenbalt et al., 2008).

Si distinguono studi interessanti condotti di recente in relazione all’attività antitumorale, come quello di Bar-Shalom et al. (2019), e sul trattamento di malattie esotiche, come quello di Zeouk et al. (2020).

Lo studio condotto da Bar-Shalom et al. (2019) ha preso in considerazione l’impiego di estratti di inula nel trattamento del tumore al colon retto. Lo scopo dello studio era quello di esaminare i potenziali effetti benefici dell’estratto acquoso di foglie di inula sulla crescita delle cellule tumorali al colon in vitro e in vivo.

I risultati hanno indicato che, l’esposizione delle cellule tumorali al colon-retto all’estratto, riduce in maniera significativa la vitalità delle cellule in modo dose e tempo dipendente. Inoltre, il trattamento delle cellule (in coltura) con 300 µg / ml di estratto ne induceva apoptosi, e questa condizione è stata dimostrata da diversi test. Studi in vivo hanno rivelato che il trattamento con 150 o 300 mg / kg di estratto inibiva la crescita del tumore nei topi.

Un grave problema per la comunità scientifica sono gli effetti collaterali legati ai trattamenti antitumorali. Adoperando gli estratti di inula nessun effetto collaterale come: perdita di peso, cambiamenti di comportamento, pelliccia arruffata o cambiamenti nei reni e nelle funzioni epatiche sono state osservate su topi.

Questo sta a significare che le dosi attive dell’estratto non sono tossiche per i soggetti in esame. Tuttavia, occorrono ancora studi per isolare il fitocomplesso o le molecole responsabili di questa attività ed occorreranno altri test su cavie prima di poter testare gli estratti sull’uomo.

Lo studio di Zeouk et al. (2020) invece è basato sull’impiego di estratti frazionati di inula per il trattamento di malattie tropicali come la leishmaniosi e la tripanosomiasi americana. Nello stesso studio otto composti noti sono stati identificati dall’estratto etanolico delle foglie; tra questi i sesquiterpenoidi (3 e 4) e i flavonoidi (5 e 6) rappresentano i principali costituenti bioattivi.

I lattoni 3 e 4 hanno mostrato una promettente attività antiparassitaria contro L. donovani, L. amazonensis epimastigotes e T. cruzi. Inoltre, i composti bioattivi 4, 5 e 6 hanno mostrato un effetto maggiore verso L. amazonensis.

L’analisi della relazione struttura-attività (SAR) dell’attività antiprotozoica ha rivelato che la lattonizzazione o l’ossidazione ne hanno migliorato il profilo biologico, suggerendo che la parte idrofobica era presumibilmente coinvolta nell’attività farmacologica aumentando l’affinità e la permeabilità della membrana cellulare.

Al fine di ottenere una panoramica del meccanismo d’azione di questi composti, sono stati eseguiti esperimenti di morte cellulare programmata (PCD) e i risultati ottenuti mostrano un’attività consistente.

Da Zeouk et al. (2020): Costituenti chimici degli estratti frazionati

Dott.ssa Rita Villani – Tecnico Erborista

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BIBLIOGRAFIA

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  • Celik, T. & Aslantürk, O., 2010. Evolutation of cytotoxicity and genotoxicity of Inula viscosa leaf extracts with Allium test. Jurnal of Biomedicine and Biotechnology; https://doi.org/10.1155/2010/189252
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  • Zepigi, M. & Anja , M., 2008. Dittrichia viscosa (L.) Grueter{ID 2729} Ceppica. Disponibile online il 09/08/2020, http://www.floraitaliane.actoplantarum.org/viewtopic.php?t=7299.
  • Zermane, N. et al., 2011. Towards broomrape and field dodder management using natural metabolites from plants. Abstract of 11th World Congress on Parasitic Plants, 82.

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza

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