Psicologia del Benessere

Può il marketing aumentare il benessere collettivo in modo etico?

Sembrerà un paradosso, ma non lo è!
Il marketing è spesso visto come un’attività che induce le persone agli acquisti compulsivi, a comprare anche ciò che non serve, ad indurre bisogni non primari. Ma è davvero così?
Partiamo subito dal capire come sono i bisogni e soprattutto quali sono quelli della società odierna! Secondo la teoria di Maslow gli individui tendono a soddisfare prima i bisogni primari, poi i bisogni sociali ed infine i bisogni del sé. I bisogni primari si suddividono in bisogni fisiologici e di sicurezza, i bisogni sociali in bisogni di appartenenza e stima, i bisogni del sé fanno riferimento alla propria auto-realizzazione.
I bisogni quindi, in generale, possono essere interpretati come le motivazioni che ci inducono ad adottare un determinato comportamento. Vale a dire: noi ci sentiamo maggiormente motivati a fare una scelta e/o prendere una decisione se questa risponde ad un determinato bisogno. Ovviamente questo meccanismo assume particolare rilievo nelle società occidentali, poiché è qui che nel tempo si sono evoluti i bisogni umani: dal semplice bisogno di sopravvivenza ad altri bisogni di tipo più relazionale e sociali.

Ma in una società che cambia così velocemente come cambiano i bisogni?

Questo punto è cruciale perché il marketing non crea bisogni, i bisogni esistono prima, esistono nella società
in cui l’uomo vive e si relaziona con gli altri. Dipendono da ciò!
Oggi è sempre più importante arricchire i prodotti di nuovi significati, derivanti appunto dalla complessa società che viviamo. Un bravo marketer non inventa bisogni, ma studia i significati!
Quando siamo davanti allo scaffale del supermercato o punto vendita offline e/o online alla sola vista di un prodotto il nostro cervello elabora le informazioni e attiva associazioni in pochissimi secondi.

Foto di Pexels da Pixabay

Facciamo un esempio: perché decidiamo di acquistare un brand piuttosto che un altro? Oltre al bisogno
primario da soddisfare, quale desiderio ci spinge a scegliere un packaging?

Secondo una recente ricerca dell’Osservatorio Packaging del Largo Consumo (fonte Nomisma) il 43% degli italiani preferisce un packaging sostenibile ed il 61% degli stessi si dichiara disposto a cambiare le proprie abitudini di consumo per contribuire alla sostenibilità ambientale. Fra i criteri di acquisto degli italiani quindi la confezione gioca un ruolo determinante: il materiale utilizzato per il packaging influenza l’acquisto nel 27% dei casi e la cifra aumenta nel caso in cui lo stesso sia realizzato con materiale riciclato. Ma attenzione: il 67% dei consumatori non si dichiara disposto a pagare di più per avere confezioni ecosostenibili. Una conferma della responsabilità sociale che le aziende rivestono e di quanto la sostenibilità ambientale sia una priorità per tutti noi consumatori, nonché una leva competitiva per le imprese.

Foto di mohamed Hassan da Pixabay

Ecco quindi che il marketing può contribuire al benessere collettivo, senza volontà di manipolare le scelte del consumatore ma semplicemente studiando le dinamiche sociali che concorrono alle decisioni di acquisto ed ai meccanismi inconsci sottostanti.
In questo il neuromarketing offre strumenti di ricerca sofisticati ed un approccio trasversale: è la nuova sfida del futuro!


Caterina Fanello | http://www.chetesta.it

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...