Alimentazione e Sport

Il potere della vitamina D

La vitamina D è una vitamina liposolubile, coinvolta nell’assorbimento a livello renale e intestinale di alcuni minerali, come calcio, magnesio e fosfato. In realtà esistono diversi tipi di tale vitamina che vanno dalla D1 alla D5, ma le due più conosciute sono la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo): l’ergocalciferolo viene sintetizzato dai vegetali e dai precursori del lievito, ed è anche, di solito, la forma che viene utilizzata negli integratori ad alto dosaggio; mentre il colecalciferolo, derivante dal colesterolo, è sintetizzato negli organismi animali, grazie all’esposizione ai raggi solari.

La vitamina D è un vero e proprio ormone che viene sintetizzato nella cute per effetto dei raggi solari ed è assunta, in parte, dalla dieta.

Carenze e malattie correlate al deficit di vitamina D3

La vitamina D3 non è attiva nell’organismo ma deve essere metabolizzata nel fegato (dove è anche immagazzinata) e nei reni in una forma attiva che viene chiamata calcitriolo. Questa forma attiva stimola l’assorbimento nell’intestino di calcio e di fosfato, due minerali che vengono assorbiti nelle ossa per renderle dense e resistenti (processo comunemente noto come mineralizzazione). Per tale motivo, il calcitriolo è essenziale per la formazione, la crescita e la riparazione delle ossa. Recenti studi hanno dimostrato che, in caso di carenza di vitamina D, le ghiandole paratiroidi producono un eccesso di PTH (paratormone), il quale contribuisce ad aumentare l’assorbimento dei metaboliti del tessuto osseo, quali osteoblasti e osteoclasti, provocando una diminuzione della densità minerale ossea. Ciò provoca non solo sensazione generale di stanchezza e debolezza, ma può condurre anche ad osteomalacia e/o osteoporosi. Infatti, la carenza di vitamina D è associata ad un aumento di rischio di frattura, soprattutto in età avanzata.

Uno dei tanti recettori della vitamina D si trova nelle cellule endoteliali, nei vasi sanguigni lisci e nei cardiomiociti. Inoltre, 1-α-idrossilasi, enzima che attiva la colecalciferolo in calcitriolo, si trova nel cuore. La presenza di tali recettori ed enzimi conferma l’effetto di tale composto a livello del sistema circolatorio. La vitamina Dagisce nella regolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone (RAA), nella modulazione della risposta infiammatoria e nel processo di calcificazione dei tessuti. Questi processi sono coinvolti nella patogenesi delle malattie cardiovascolari che includono infarto miocardico, fibrillazione atriale o insufficienza cardiaca. Come risultato della carenza di vitamina D, si osserva anche un aumento della concentrazione dell’ormone paratiroideo, che porta allo sviluppo di ipertensione, disfunzione dell’endotelio e calcificazione della valvola aortica. Aumentando i livelli di calcitriolo si ha una riduzione del livello dei radicali liberi, con conseguenti effetti antinfiammatori, influenzando così anche la stabilizzazione delle placche aterosclerotiche.

Il sistema immunitario difende l’organismo da ciò che viene riconosciuto come non-self. Il mancato riconoscimento delle cellule del corpo in quanto non-self, genera fenomeni autoimmuni, che possono essere fisiologici (eliminazione di cellule non necessarie) o patologici (AID). 

Dato il ruolo immunomodulatore della vitamina D, la sua relazione con l’AID è stata ampiamente studiata. La carenza di vitamina D si verifica molto spesso in pazienti con malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide (AR), il lupus eritematoso, diabete mellito di tipo 1, la sclerosi multipla o a malattie della tiroide autoimmuni (come quella di Hashimoto e Graves). Pertanto, in queste condizioni le misurazioni dei livelli di vitamina D possano essere molto importanti. In generale, la vitamina D tende ad attivare la risposta immunitaria innata e a regolare la risposta immunitaria adattativa. Inoltre, sembra avere la capacità di stimolare la differenziazione dei monociti in macrofagi e la produzione di sostanze antibatteriche da parte di queste cellule, promuovendo una risposta iniziale, ma aiuta anche ad evitare risposte innate eccessive e conseguenti danni ai tessuti.

Per esempio, si è visto che nella malattia AR il calcitriolo, riduce il numero di linfociti Th1 e Th17 e la produzione di citochine pro-infiammatorie, responsabili dell’infiammazione e dei gravi sintomi dell’AR. In un altro studio, gli effetti dell’integrazione di vitamina D nei pazienti con artrite reumatoide hanno contribuito a migliorare la salute dei pazienti. 

La carenza di vitamina D è un fattore di rischio per le infezioni respiratorie acute (ARI). L’interesse per un potenziale ruolo della vitamina D nella prevenzione o nel trattamento delle infezioni respiratorie acute risale agli anni ’30, quando si studiava l’olio di fegato di merluzzo come mezzo per ridurre il comune raffreddore. Alcuni studi recenti hanno dimostrato che il mantenimento di livelli sierici di 25-OH-D3 pari o superiori a 38 ng/ml riduce significativamente l’incidenza di infezioni virali acute del tratto respiratorio con una marcata riduzione della percentuale dei giorni di malattia. Ma non solo. La vitamina D è un ormone con un ruolo pleiotropico e ci sono prove convincenti di un’associazione epidemiologica tra bassi livelli sierici di 25-OH-D3 e infezioni umane come l’influenza, l’HIV e l’infezione da virus dell’epatite C. L’interazione tra vitamina D e infezione virale è un’area di crescente interesse e l’interazione con fattori virali e dell’ospite, effetti immunomodulatori, induzione di autofagia e apoptosi e persino fattori genetici ed epigenetici sono stati segnalati come effetti antivirali di questo ormone. Nel 2020 sono stati condotti numerosi studi per verificare l’influenza del colecalciferolo sul decorso della sindrome respiratoria acuta grave causata dal virus COVID-19. Questi hanno dimostrato che la carenza di vitamina D3 può essere un fattore di rischio di sviluppare la malattia e che comunque può portare all’aggravarsi dei sintomi. 

Alcuni recenti studi hanno dimostrato una correlazione tra la vitamina D e la psoriasi, malattia infiammatoria della pelle caratterizzata da placche rilevate, di colore rosso acceso, rivestite da squame biancastre. Il calcitriolo agisce sui due sistemi chiave della malattia, ovvero i cheratinociti, le cellule della pelle, rallentando la crescita incontrollata delle cellule e la loro stratificazione e, ovviamente, sul sistema immunitario, regolando l’attività delle cellule immunitarie.

La vitamina D possiede numerose funzioni nel nostro organismo e contribuisce a mantenere un benessere generale.

Quantità raccomandate di vitamina D3

L’introito giornaliero di vitamina D raccomandato, per raggiungere concentrazioni sieriche di 25-OH-D> 30 ng/ml, è:

  • 0-12 mesi: 400-1000 UI/die
  • 1-18 anni: 600-1000 UI/die
  • 18-70 anni: 1500-2000 UI/die 
  • >70 anni: 1500-2000 UI/die

In pazienti obesi, i valori sono superiori:

  • 18-70 anni: 3000-6000 UI/die
  • >70 anni: 3000-6000 UI/die

Alimenti e integratori contenti vitamina D3

Anche se la maggior parte della vitamina D3 viene sintetizzata a partire dai raggi solari, può anche essere ottenuta da vari alimenti, soprattutto di origine animale, come tonno, salmone, pesce spada, sgombro (300-1500 UI/100 g) tuorlo d’uovo (20 UI/100 g), latte (5-40 UI/100g), formaggi (12-40 UI/100 g), olio di fegato di merluzzo (400 UI/5ml). Mentre per gli alimenti di origine vegetale: funghi (100 g circa 0,2-0,4 μg), cacao e cioccolato (fondente 1,90-5,48 µg/100 g, bianco 0,19-1,91 µg/100 g e spalmabile alla nocciola (in media 0.15 µg/100 g). 

In caso di carenze, la vitamina D deve essere integrata tramite l’utilizzo di integratori (sotto consiglio del farmacista) o di medicinali (sotto controllo medico). La maggior parte degli integratori utilizzati contengono vitamina D3 estratta da fonti vegetali, come ad esempio dal Lichene islandico, mentre i farmaci contengono colecalciferolo, alcune volte anche associato al calcio, o calcitriolo. 

Alcuni alimenti di origine animale contengono buone quantità di vitamina D; quelli di origine vegetale solitamente ne contengono poca.

Riferimenti

Barrea, L. et al. Vitamin D and its role in psoriasis: An overview of the dermatologist and nutritionist. Rev. Endocr. Metab. Disord. 18, 195–205 (2017).

J. Hernández, D. Nan, M. Fernandez-Ayala, M. García-Unzueta, M. Hernández-Hernández, M. López-Hoyos, P. Muñoz-Cacho, José M Olmos, M. Gutiérrez-Cuadra, J. Ruiz-Cubillán, J. Crespo, V. Martínez-Taboada, Vitamin D Status in Hospitalized Patients with SARS-CoV-2 InfectionThe Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Volume 106, Issue 3, March 2021, Pages e1343–e1353, https://doi.org/10.1210/clinem/dgaa733

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Kowalówka, M.; Główka, A.K.; Karaźniewicz-Łada, M.; Kosewski, G. Clinical Significance of Analysis of Vitamin D Status in Various DiseasesNutrients 202012, 2788. https://doi.org/10.3390/nu12092788

Vieira, I.H.; Rodrigues, D.; Paiva, I. Vitamin D and Autoimmune Thyroid Disease—Cause, Consequence, or a Vicious Cycle? Nutrients 202012, 2791. https://doi.org/10.3390/nu12092791

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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