Psicologia del Benessere

IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE

La Comunicazione è fatta solo di parole?
Spesso l’uso e l’abitudine comune ci hanno fatto pensare che, per le nostre relazioni interpersonali, possa bastare esclusivamente il “canale verbale”…
E’ veramente così?

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I canali della Comunicazione

In realtà dobbiamo partire dal presupposto che non smettiamo mai di comunicare, nemmeno quando pensiamo di essere in assoluto silenzio, oppure in modalità “senza espressività”.
Il grande Paul Watzlawick ci ha insegnato nel suo capolavoro “La Pragmatica della Comunicazione umana” che già quello è una forma di comunicazione, perché il comportamento non ha un suo “opposto”… Potremmo dire quindi che il NON comportamento non esiste.
(La Pragmatica della comunicazione umana, Watzlawick, Beavin, Jakson, 1967; p. 41, Ed. Astrolabio).

 Il nostro corpo, pur in modo inconsapevole, “lancia messaggi” ai nostri interlocutori, cioè ai soggetti riceventi la Comunicazione…
Semplicemente per noi, molto spesso, è davvero complicato avere consapevolezza e controllare questa forma di linguaggio.

Fondamentali a tal proposito sono stati gli studi dello scienziato americano Albert Mehrabian, condotti negli Anni ’60 del secolo scorso e che sono un punto fermo nella spiegazione di alcune dinamiche della Comunicazione.
Le sue teorie, inizialmente criticate molto duramente, tendono a dimostrare che in assenza di “chiarezza” del canale verbale,  l’efficacia comunicativa (ovvero la ricezione corretta del messaggio) è definita solo per il 7% dalle parole (canale verbale), per il 38% dal tono/volume della voce (canale para-verbale) e per ben il 55% dal linguaggio non verbale (canale non verbale).
Gli studi di Mehrabian ci aiutano anche a comprendere meglio le tre “macro-aree” della Comunicazione che siamo soliti chiamare “i tre canali della Comunicazione”, appunto il verbale, il non-verbale (linguaggio del corpo) e il para-verbale (voce, tono, volume, ritmo, silenzi).
In questo articolo ci concentreremo proprio sul canale non verbale, quello che, secondo noi, sembra essere più distante dalle nostre modalità relazionali quotidiane.

Le diverse aree della Comunicazione non verbale

E noi che pensavamo che la “parola” fosse la componente esclusiva della nostra Comunicazione.
Cosa ci fa comprendere lo studio di Mehrabian?
Le parole non servono poi a molto? Il loro impatto è limitato?
Dobbiamo “riformulare” le nostre convinzioni sulle relazioni umane?

Il realtà le parole hanno un valore straordinario e, il dato del 7% (che qualche altro studioso ha spinto fino al 10%), ci fa comprendere che il canale verbale è come un “bisturi” super-preciso che ci aiuta a “ottimizzare” le nostre strategie relazionali… ecco perché le parole hanno “sempre un peso” e andrebbero messe in fila, una dietro l’altra, con grande cura e consapevolezza!

Allo stesso tempo, le ricerche di Mehrabian, hanno dato un importante impulso proprio agli studi sulla Comunicazione non verbale che,  l’uomo, nella sua preponderante evoluzione linguistica, sembra avere progressivamente tralasciato nel corso dei secoli.

Se scendiamo a un maggiore livello di dettaglio, ci accorgiamo che la Comunicazione non verbale interessa contemporaneamente una molteplicità di canali e di sotto-aree: lo sguardo, la gestualità, la postura, la mimica facciale, gli elementi para-verbali (e a questa area corrispondono le tonalità e i timbri vocali, le pause e il silenzio, che è elemento della Comunicazione a pieno titolo. Tutti gli elementi para-verbali sono intrinsecamente comunicativi, e consentono non solo di evidenziare o modificare il significato espresso con le parole, ma anche di indagare con più profondità lo stato d’animo dell’emittente e del ricevente, attori della Comunicazione.
L’espressione (mimica) facciale, componente potentissima del linguaggio del corpo, veicola emozioni e sentimenti mediante l’immediata attivazione dei numerosi muscoli del viso; ci permette, inoltre, di interpretare più velocemente il significato dei gesti che accompagnano e caratterizzano la comunicazione.
Gli esseri umani trasmettono informazioni anche attraverso la postura, ovvero la posizione che in modo conscio o inconscio assume il nostro corpo (o parti di esso) e che segnala lo stato d’animo che anima un individuo che si muove in un contesto sociale, come in un team di lavoro o in un gruppo-classe.

E ancora, lo sguardo e il contatto oculare sono tessere importantissime del mosaico relazionale.
Quante volte riceviamo chiaramente segnali di sfiducia, di disinteresse, di apatia, da un semplice sguardo del nostro interlocutore?
Certo la cultura occidentale, fortemente sbilanciata verso il canale delle parole ha, in un certo senso, messo da parte il “potere” degli occhi; eppure ci ritroviamo a doverlo gestire.
Pensiamo per un attimo a quando ci troviamo di fronte al nostro interlocutore… ci siamo mai chiesti quale possa essere il “tempo più congruo” di contatto oculare efficace durante uno scambio comunicativo? Gli esperti ci consigliano di non andare oltre i tre/quattro secondi, altrimenti potrebbe essere percepito come uno sguardo di rimprovero che può creare ansia e indisposizione nell’altro.
Infine, ma certo non di minor impatto, sono i gesti. Siamo davvero consapevoli della forza dei nostri gesti in un contesto relazionale?

La gestualità può rafforzare le nostre parole, renderle credibili e affascinanti, oppure può creare disconferme, cioè suscitare dei dubbi in chi ci ascolta e la nostra Comunicazione non viene ritenuta attendibile.

L’IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE NELLA RELAZIONE DI CURA

La comunicazione non verbale si configura, quindi, come tassello di fondamentale importanza del mosaico della Comunicazione efficace e, il suo valore primario, è quello di essere “meta-comunicazione”…Cosa significa che attraverso il nostro linguaggio del corpo noi possiamo meta-comunicare?  
E questo mondo così articolato e complesso come può esserci di aiuto in un “contesto di cura”?

Partiamo dall’assunto che la Comunicazione non verbale completa il significato delle parole, sulla base di dinamiche che per noi sono sia consapevoli che inconsapevoli.

Metacomunicare, infatti, significa comunicare ben oltre la dimensione apparente delle parole… capiamo meglio con un esempio.
Se noi diciamo “Mi sembra che lei stia proprio bene adesso”, questo è un primo livello di Comunicazione.
Ma se noi diciamo questa frase, senza guardare negli occhi il nostro interlocutore e con un tono di voce basso e malinconico, secondo voi, come sarà percepita dal ricevente l’informazione che “sembra stare meglio”?
Ecco, questo è il potere della meta-comunicazione”!

Non c’è nulla di noi che non dia il suo contributo al valore della Comunicazione… ed è necessario ricordarlo sempre!!

La metacomunicazione, inoltre, non può essere completamente controllata dagli interlocutori e ciò permette ad un attento osservatore di cogliere molte sfaccettature che, il messaggio verbale volontario e cosciente, potrebbe mascherare. È così che un’emozione o uno stato d’animo possono essere espressi attraverso dinamiche non verbali e che sfuggono al controllo del soggetto, prendiamo il caso di un improvviso rossore o il gesto di abbassare gli occhi,  magari in segno di imbarazzo.

Il linguaggio non verbale è parte costitutiva e integrante della nostra esperienza quotidiana, anche se, molto spesso non ce ne rendiamo conto… Ecco perché, dare alla Comunicazione non verbale il giusto valore, significa prendere in considerazione i molteplici aspetti di uno scambio comunicativo che, stiamo scoprendo, non si esauriscono al semplice livello del contenuto del messaggio ma hanno una grande valenza a livello di “modalità” dello scambio relazionale.

La maggiore consapevolezza a proposito dei fenomeni comunicativi non-verbali possiede un peso notevole nel lavoro e negli interventi di chiunque si occupi di “relazione d’aiuto”.
Non considerare la componente non verbale della Comunicazione significherebbe, infatti, rinunciare all’approfondimento del complesso universo comunicativo costituito, come abbiamo visto,  da gesti, sguardi, posture, espressioni del volto e sfumature della voce e dei silenzi. Concretamente, nelle relazioni interpersonali la comunicazione non verbale può contraddire oppure rafforzare il messaggio verbale.

Alcune indicazioni pratiche per usare la Comunicazione non verbale in modo efficace e consapevole nella relazione di cura


Quando parliamo con qualcuno, evitiamo di spostare il nostro corpo in una direzione che sia diversa dal nostro interlocutore… trasmetteremo un messaggio del tipo: “ho premura di terminare… non mi interessa molto di te…”.
Ricordiamo che spostare leggermente in avanti il nostro corpo, verso l’interlocutore, è un segnale di disponibilità all’ascolto, di interesse… pratichiamolo perché vuol dire: “sono qui con te… ti ascolto… mi interessa quello che dici…”

Quando parliamo con qualcuno, usiamo il contatto oculare con equilibrio…
guardiamo il nostro interlocutore per un tempo di pochi secondi e facciamo caso se la cosa lo mette in soggezione. Adeguiamo il nostro sguardo allo stato emotivo di chi ci sta davanti.
Un contatto oculare troppo insistito potrebbe trasmettere il messaggio: “ti studio, ti squadro, ti sovrasto…” – Così come un contatto oculare assente potrebbe far passare il messaggio di scarsa attenzione e poca empatia… disinteresse.

Ricordiamo che, con i gesti delle nostre mani, possiamo rafforzare o indebolire quello che diciamo. In un contesto relazionale di cura evitiamo di additare il nostro interlocutore o di gesticolare in modo “scattoso e rapido”… potrebbe essere percepito come un segnale del tipo: “la colpa è tua… sei tu che non hai seguito le indicazioni…”, colpevolizzazione.

Che cosa facciamo con la nostra voce?
La voce con il suo volume, ritmo e tonalità, è un altro potente tassello della Comunicazione non Verbale. Ricordiamo che, grazie alla voce, noi abbiamo la possibilità di “evidenziare” come con un immaginario evidenziatore, le nostre parole e quindi parti della nostra Comunicazione in una relazione di cura, ad esempio quando vogliamo mettere in evidenza alcuni concetti importanti rispetto ad altri. E così pure per i silenzi che, al contrario di molti luoghi comuni, in alcuni momenti della relazione, possono essere momenti molto fruttuosi per la “qualità” della stessa.

CONCLUSIONI

Ecco perché in un qualsiasi contesto di “relazione di cura” è fondamentale considerare tutti gli aspetti dello scambio comunicativo, sia quando noi siamo “emittenti” che quando siamo “riceventi”; questa sensibilità facilita l’indagine del vissuto emotivo del nostro paziente/cliente o, più in generale, di chi è destinatario del nostro supporto.
 Partendo dalla certezza che il nostro linguaggio del corpo “è sempre attivo e mai silente”, (anche quando pensiamo non si  manifesti), la decodifica dei messaggi extra-verbali ci consente di maturare una competenza importantissima come l’empatia, cioè la capacità di mettersi nei panni del nostro interlocutore, di sentire ciò che egli sente (come stato d’animo), di sintonizzarsi emozionalmente con lui… questo tassello della Comunicazione è più facile da usare e da “collocare” nel modo giusto se sviluppiamo una certa attenzione anche verso il linguaggio del corpo che, chiaramente, non è codificato, univoco e definito, come invece potrebbe esserlo un sistema di segni (ad esempio l’alfabeto). 

L’empatia che, soprattutto attraverso il canale non verbale,  si stabilisce con il destinatario della “relazione di cura” è resa ancora più forte anche grazie all’immediatezza comunicativa dei segnali non verbali…
La relazione di cura non è riducibile solo a uno scambio di informazioni, è il luogo dove i soggetti della Comunicazione si conoscono e si incontrano attraverso il linguaggio verbale e si “ascoltano empaticamente” attraverso il linguaggio del corpo. Concedere un feedback, cioè un messaggio di ritorno, in un contesto relazionale che mette al centro “la salute”, è determinante… anzi, se il feedback è di tipo posturale, la nostra Comunicazione sarà vincente.

Ben  oltre le parole, quindi, esistono altre strategie grazie alle quali è possibile rendere la nostra Comunicazione davvero molto più efficace.

Dr. Giuseppe Sferrazzo – Formatore, Coach e Consulente di Comunicazione efficace, Comunicazione non violenta e Public Speaking

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.



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