International

L’avvento del proibizionismo della Cannabis

I primi decenni del secolo scorso sono stati determinanti per il declino della pianta di Cannabis e dei suoi derivati naturali. Vi fu la crescita di un’altra industria basata sulla sintesi di sostanze chimiche, sul petrolio e i loro derivati, che prese il sopravvento per via degli enormi interessi economici. Per screditare e demonizzare la pianta di Cannabis, fu messa in atto una vera e propria guerra mediatica, priva di basi scientifiche e dallo sfondo razzista: vi era un largo uso ricreativo tra gli afroamericani e i musicisti jazz e sfruttando questo fenomeno i bollettini della Commissione per la Sanità Pubblica di New Orleans, nel 1910, scrivevano che “la Marijuana è la più pericolosa sostanza mai apparsa nella zona e i suoi nefasti effetti possono trasformare i buoni uomini bianchi in neri e cattivi” (Firenzuoli, Cannabis per tutti).

Fu architettata un’attenta e ossessiva campagna di stampa contro la Cannabis, guidata dalla catena di giornali “Hearst”, che utilizzava carta derivante dal legno di alberi e trattata con solventi chimici forniti dalla collaborazione con l’industria chimica Du Pont: la Cannabis fu rinominata “Marijuana” (nome di origine messicana) e criminalizzata come responsabile dei peggiori delitti che accadevano in quel tempo. Di certo gli interessi dell’industria farmaceutica verso i derivati dell’oppio, come anticonvulsivanti,

antidolorifici e verso farmaci quali aspirina e barbiturici, contribuirono al declino dell’uso millenario della Cannabis in medicina. Inoltre i farmaci di sintesi avevano il vantaggio di poter essere dosati con maggior precisione, una rapida efficacia e soprattutto un maggior profitto economico. Così gli interessi economici delle grandi lobby industriali e la forte campagna mediatica di disinformazione sulla Cannabis portarono all’emanazione da parte del presidente Roosvelt del Marijuana Tax Act nel 1937.

La legge non vietava l’uso della Cannabis, ma tassava qualsiasi transazione commerciale riguardante la pianta o derivati da essa, di fatto quindi veniva proibito l’uso, il commercio e la coltivazione in tutto il territorio degli Stati Uniti e di conseguenza fu bandita in gran parte del mondo. Alla fine degli anni ’50, il Proibizionismo aveva ottenuto il devastante risultato di annientare la produzione di canapa “industriale” (nome comune della Cannabis Sativa L.) e di criminalizzare la Cannabis a scopo terapeutico.

La tradizione italiana per la Cannabis Sativa

In Italia l’uso medico della canapa fu citato per la prima volta dal Dott. Nicola Porta del manicomio di Aversa (Annali, vol. CLXVII, 1858). Uno dei più grandi medici che ne fece largo uso nella sua pratica clinica fu il Professore Raffaele Valieri, primario dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, che adoperò la Cannabis Sativa coltivata in Campania raccomandandone l’uso medico in tutta una serie di patologie in cui aveva riscontrato un’efficacia clinica: la prescriveva per il trattamento dell’isterismo, dell’asma, dell’enfisema polmonare, dell’emicrania e soprattutto del gozzo esoftalmico; per le nevrosi di origine centrale e periferica, nelle nevralgie dei nervi periferici,  del trigemino, del plesso cervico-occipitale e brachiale, del plesso lombare e sacrale e nell’ipercinesia facciale (Valieri, Canapa gli incurabili).

Un importante contributo per la ricerca della Cannabis in campo medico fu dato anche dal farmacista Carlo Erba. Con l’avvento del regime fascista, ci fu la messa al bando dell’hashish “nemico della razza” e “droga da negri”, dando così l’avvio ad una forte campagna proibizionista contro una pianta fino ad allora ritenuta fonte di materia prima essenziale: l’Italia godeva di una profonda tradizione colturale della canapa, ed era tra i maggiori produttori a livello mondiale, seconda solo alla Russia. Ne conseguì l’abbandono dell’utilizzo della pianta anche a scopo medico e di ricerca scientifica. 

La riscoperta della Cannabis: coltivazione agricola e ricerca scientifica

Grazie alle recenti modifiche apportate alla legge sulla coltivazione della canapa (legge 242 del 2016), con un basso tenore di THC inferiore allo 0,5%, stiamo assistendo ad un ritorno della pianta nel campo agricolo e industriale. Anche la crescente attenzione del mondo scientifico sull’uso terapeutico dei cannabinoidi sta contribuendo a rivalorizzare questa pianta. 

Germoglio di Cannabis Sativa L.

La prima riscoperta è avvenuta nel 1964, quando il professor Raphael Mechoulam e il collega Gaoni riuscirono ad isolare e sintetizzare il Δ-9-tetraidroacannabinolo (D9- THC) (Gaoni and Mechoulam, 1971): da allora la Cannabis e i cannabinoidi sono nuovamente argomento di grande interesse medico-scientifico (su PubMed è possibile trovare oltre 35.000 articoli scientifici).

Dal prossimo articolo faremo un focus botanico sulle infiorescenze, una vera e propria centrale biochimica: andremo finalmente a conoscere i principi attivi della Cannabis.

Referenze:

Firenzuoli, Cannabis per tutti .

Gaoni e Mechoulam, 1971.

Raffaele Valieri, Canapa agli incurabili – Sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della Cannabis indica

Di Giuseppe Battafarano-biotecnologo, appassionato di natura ed esperto di canapa

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...