Medicina integrata e Fitoterapia

I SEGRETI DELLA CURCUMA.

La Curcuma è ormai entrata nelle nostre tavole da un po’, riuscendo a farsi amare anche dai palati più tradizionalisti. Questa spezia dal colore giallo, l’odore aromatico e il sapore amaro, si ottiene dal rizoma di Curcuma longa L. (Fam. Zingiberaceae), una pianta erbacea originaria dell’Asia Meridionale (India, Pakistan, Malesia). Il nome Curcuma deriva dal sanscrito Kur-Kum, mentre il termine longa si riferisce alla forma dei rizomi. Quando le parti aeree sono secche, si procede alla raccolta dei rizomi, che vengono privati delle radici e della corteccia ed essiccati ulteriormente al sole [1].

Cosa contiene?

I rizomi contengono fino all’8% di curcuminoidi, responsabili del colore giallo, tra cui la curcumina (50-60%); un olio essenziale (4.2-14%) costituito da sesquiterpeni, come la zingiberina, monoterpeni, come il curcumene e zuccheri. Secondo la Commissione E tedesca, la droga deve contenere non meno del 3% di curcuminoidi, calcolati come curcumina, e non meno del 3% di olio essenziale [1].

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Quali sono le proprietà della curcuma?

Effetto coleretico: la curcuma non è solo un condimento, ma è anche un antico rimedio per diverse malattie del fegato. È stato osservato che è in grado di incrementare la secrezione e il flusso biliare. Questa proprietà sembra essere dovuta soprattutto ai componenti degli oli essenziali, poiché i curcuminoidi sono scarsamente assorbiti per via orale [1].

La curcuma è un potente antinfiammatorio; è infatti in grado di incrementare il cortisone circolante inibendone il metabolismo ed inibendo anche la produzione di mediatori endogeni proinfiammatori. Possiede anche proprietà antiossidanti, inibendo la perossidazione lipidica [1].

La curcumina ha inoltre mostrato effetti antineoplastici verso tumori cutanei, polmonari e gastrointestinali, grazie a diversi meccanismi, tra cui l’inibizione dei fattori di trascrizione NF-kB [2].

Cosa dicono gli studi clinici?

Studi clinici hanno osservato il comportamento dei principi attivi in varie patologie, rivelando l’utilità dei curcuminoidi come adiuvanti alla terapia standard.

  • Dispepsie: uno studio clinico randomizzato placebo controllato su 116 pazienti trattati con 2 g al giorno di curcuma per 7 giorni ha mostrato che la curcuma era superiore al placebo nel ridurre i sintomi della dispepsia.  L’utilizzo della curcuma nelle dispepsie è raccomandato dalla Commissione E tedesca, ma non deve essere usata in caso di ostruzione delle vie biliari [1].
  • Depressione maggiore: è stato condotto uno studio clinico randomizzato in doppio cieco, placebo controllato su 56 soggetti affetti da disordine depressivo maggiore, utilizzando 500 mg 2 volte al giorno per 4 settimane. Il risultato osservato è stato quello di un miglioramento significativo della sintomatologia legata alla depressione. Per migliorare la biodisponibilità della curcumina, questa può essere associata alla piperina, che ha il compito di bloccare il metabolismo della curcumina, indotto dal citocromo P450. L’associazione curcumina-piperina alle dosi di 1000-10 mg/die per 6 settimane in aggiunta alla terapia standard, ha migliorato la sintomatologia e il quadro clinico[2].
  • Nefrite secondaria a lupus eritematoso sistemico: uno studio randomizzato placebo controllato condotto con 1,2 mg di curcumina ai 3 pasti principali per 3 mesi ha evidenziato una riduzione della pressione arteriosa sitolica, dell’ematuria e della proteinuria [2].
  • Osteoartrite: in uno studio randomizzato in doppio cieco, placebo controllato, l’utilizzo di curcuminoidi alla dose di 1500 mg/die (divisi in 3 dosi) per 6 mesi ha migliorato la sintomatologia dell’osteoartrite al ginocchio in 20 soggetti [2].
  • Tumore del pancreas avanzato: su 21 pazienti trattati con 8g/die, 1 paziente ha mostrato una significativa riduzione delle dimensioni del tumore e in 1 paziente c’è stata una stabilizzazione delle condizioni, senza progressione del tumore per più di 18 mesi [2].

Per migliorare il passaggio attraverso le membrane e la biodisponibilità, i curcuminoidi possono essere complessati con fosfolipidi. La dose di 180 mg/die per 8 settimane ha migliorato qualità vita e indici sistemici di infiammazione in pazienti affetti da neoplasie [2].

Preparazioni e precauzioni

La curcuma viene venduta in forma di tinture, estratto idrolcolico o polvere incapsulata. Il dosaggio è di 1.5-3 g di curcuma al giorno. Non va somministrato in caso di colecisti o blocco del dotto biliare e l’uso prolungato può provocare problemi gastrici.

È importante prestare attenzione ai farmaci che si utilizzano, poiché le interazioni con la curcuma potrebbero dare effetti collaterali anche gravi. La curcumina inibisce enzimi coinvolti nel metabolismo dei farmaci, come CYP3A4, la glutatione-S-transferasi e la UDP glucuronosiltransferasi. Questo può causare effetti collaterali in caso di assunzione concomitante di alcuni farmaci: aumento di concentrazioni ematiche di farmaci come digossina, morfina e paracetamolo; gravi effetti collaterali (torsades de pointes) se assunta con chinidina o amiodarone; trombosi venose profonde se si utilizzano contraccettivi orali; effetti deprimenti sul sistema cardiovascolare se si assumono calcio antagonisti.

Dott.ssa Graziella Migliorino – Farmacista

BIBLIOGRAFIA

[1] Capasso F, De Pasquale R, Grandolini G, Farmacognosia. Botanica, chimica e farmacologia delle piante medicinali, Milano, Springer, 2011, II edizione.

[2] Katzung B.G., Trevor A.J., Basic and Clinical Pharmacology XIII edizione, (X edizione italiana a cura del Prof. Paolo Preziosi, Farmacologia generale e clinica, Piccin, Padova 2017).

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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