Alimentazione e Sport

LA DOPPIA ELICA DEL CIBO.

“- Quando un paziente telefona in studio e mi chiede: “lei dottore che dieta fa’”, gli rispondo “la sua”. Sia che si tratti di una dieta finalizzata al calo di peso, piuttosto che al benessere e alla lunga vita… Tu sei unico. Perché unico è il tuo DNA.”-

Introduce così il Dr. Damiano Galimberti l’ argomento di uno dei suoi libri sulla dieta genetica, poiché il cibo e i geni si parlano in continuazione e influenzano con il loro dialogo molti aspetti della salute e della società, tanto da determinare addirittura la nascita di nuove discipline scientifiche.

L’attenzione al legame tra ciò che mangiamo e ciò che è scritto nel nostro DNA ha assunto un’enorme importanza negli ultimi decenni grazie anche ai progressi nella ricerca e nelle tecniche di biologia molecolare. Sono nate così nuove scienze come:

  • la nutrigenomica o genomica nutrizionale, che si occupa di studiare correlazioni tra alimenti e modifiche del DNA;
  • la nutrigenetica o genetica nutrizionale, che studia i rapporti tra il patrimonio genetico, il genoma, e la variabilità interindividuale ai cibi ;
  • la nutraceutica è un neologismo nato da “nutrizione” e “farmaceutica” .

Tali discipline studiano a fondo questo legame cercando di migliorare la salute di ognuno attraverso una dieta personalizzata proprio su basi genetiche.

Il cibo “preme” sul DNA

Foto da: Alamy.it

Tutti gli alimenti che portiamo a tavola contengono molecole che possono influenzare in modo diretto o indiretto il rischio di sviluppare malattie agendo sul DNA. Il cibo quindi influenza l’espressione dei geni e può modificarla anche in modo significativo con conseguenze notevoli sulla salute, sia in positivo che in negativo. Con questo nuovo modo di vedere la nutrizione non si parla più solo di calorie e di nutrienti, ma di uno strumento che “preme” sul patrimonio genetico in una direzione specifica. Non si tratta di modificare la sequenza o la struttura del DNA, ma di far funzionare in modo diverso un gene che, a sua volta, modificherà la sua capacità di produrre proteine. Se, ad esempio, una di queste proteine è un enzima che regola la digestione cambierà la capacità di digerire alcuni nutrienti. Il cibo però non influenza solo i geni coinvolti nei processi digestivi o di assorbimento dei nutrienti: in molti casi i bersagli sono geni coinvolti nell’infiammazione, nelle reazioni del sistema immunitario o nella crescita e proliferazione delle cellule, con un elenco che aumenta in modo esponenziale quotidianamente. Proprio per questo l’obiettivo è quello di capire la profonda connessione tra cibo e patologie come cancro, Alzheimer o diabete.

Il DNA ha effetti sul cibo?

Se è vero che il cibo influenza il DNA, è vero anche il contrario: le caratteristiche specifiche del patrimonio genetico di ciascun individuo possono determinare diverse risposte di fronte al medesimo nutriente. E così un determinato alimento avrà su una persona un effetto molto differente da quello osservato su un’altra. Basti pensare a quanto sono frequenti i fallimenti dietetici. Cali di peso con immani sacrifici, beveroni proteici o vitaminici, pasticche sostitutive dei pasti, seguiti poi da una rapida ripresa dei chili persi o addirittura si finisce col pesare di più di quando si era iniziata la dieta.

Tutta colpa/merito del DNA e in particolare di piccole differenze chiamate SNP (polimorfismi a singolo nucleotide: sono variazioni lievi nell’assetto genetico individuale associate alla maggior parte delle patologie) che sono presenti nei geni e, pur essendo piccole, possono influenzare in modo molto evidente diversi processi legati all’assunzione e all’utilizzo dei nutrienti.

Tali variazioni nel DNA hanno rappresentato in molti casi un vantaggio evolutivo: se una certa variante permette, per esempio, di digerire il latte, gli individui che la possiedono e vivono in aree dove il latte è la base dell’alimentazione risulteranno sicuramente “avvantaggiati” rispetto a quelli che invece hanno una variante differente. Il cibo, a livello molecolare, interagisce con il genoma, influenzando l’espressione dei geni, la sintesi o la demolizione di proteine, attivando o inibendo vie metaboliche e lo sviluppo di malattia.  Negli ultimi anni, la tecnologia ha messo a punto dei test in grado di identificare alcune mutazioni responsabili di patologie più comuni, come il diabete e l’ipercolesterolemia, confrontando l’assetto genetico delle persone con la patologia rispetto a quelle sane. Grazie alla nutrigenomica, si possono identificare quindi gli alimenti che, in virtù delle sostanze che contengono, regolano l’espressione di alcuni geni implicati nello sviluppo delle varie malattie.

Questa tendenza a personalizzare i consigli dietetici si basa sull’idea che ciò che funziona per una persona, non è detto valga per un’altra. Esempio tipico, rispetto al consumo di grassi, è quello di alcune popolazioni eschimesi che hanno sviluppato dei geni in grado di trarre il meglio da diete ricche di grassi per ottenere l’energia necessaria a sopravvivere alle temperature polari. E se provassimo a consigliare questa dieta a persone con ipercolesterolemia congenita che, invece, faticano a metabolizzare i grassi e accumulano il colesterolo?  Il risultato sarebbe lo sviluppo di aterosclerosi in giovane età e infarto o ictus anche a 20 anni. L’obiettivo finale è una dieta personalizzata che tenga conto del patrimonio genetico di ciascuno e non solo dei valori classici come peso, altezza, genere ed età. Quanti di noi hanno detto o sentito frasi come “ non mangio tale cosa perché mi fa male….. non ceno dopo le 20.00 altrimenti non dormo…. Questo non lo mangio perché mi provoca acidità “; spesso la scienza serve a sfatare i falsi miti, ma non in questo caso. Infatti cambia l’approccio verso il cibo, che diventa farmaco. Come diceva Ippocrate migliaia di anni fa -“Fai in modo che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo”-.

Spesso leggiamo la frase “siamo quello che mangiamo” ed è vero, ma per precisare noi siamo quello che assimiliamo. Per capire meglio il concetto, vi cito testualmente quanto scritto dal Dr. Galimberti:

Foto da: Alamy.it

“- Impara prima a conoscerti e poi a seguire la dieta più adatta per te.

Tu reagisci al cibo che introduci in modo personalizzato, diverso dagli altri, in quanto non introduci solo sterili calorie, ma molecole che andranno a interagire con il tuo organismo e con il tuo metabolismo, a loro volta condizionati dal tuo DNA.

Impara a chiederti di cosa tu abbia effettivamente bisogno, di cosa può concretamente aiutarti a agevolarti in una dieta dimagrante piuttosto che in un percorso di benessere, di cosa può farti capire e superare gli errori commessi nelle diete del passato, di cosa può consentirti di risolvere o aggirare gli ostacoli disseminati in un percorso di vera dieta e vera salute.

E se vuoi meglio conoscerti e approfondire come tu possa condizionare l’espressione e quindi il funzionamento dei geni che costituiscono il tuo DNA, allora non puoi prescindere dal vivere una dieta genetica.

Una volta compresi questi meccanismi, puoi comportarti di conseguenza, ottimizzando quello che ti avvantaggia e compensando quello che ti svantaggia. In poche parole, se sai, puoi agire e agevolare il tuo percorso dietologico “-.

Vi sono persone che seguono scrupolosamente una dieta, ma anche mangiando una semplice insalata si ritrovano l’addome gonfio subito dopo il pasto, altre che sviluppano emicrania con l’assunzione di determinati cibi; questi sono solo alcuni esempi di come davvero l’alimentazione ha un ruolo cardine all’interno del nostro stile di vita e della nostra salute.

Foto da: Alamy.it

Si sente sempre parlare di nuove diete, di diete “alla moda” o di “terapie d’urto”, ma non si pone mai l’attenzione sul fatto che una vera dieta non deve esser PRIVAZIONE a comando, che si inizia e si finisce quando finisce la forza di volontà. La dieta è una corretta abitudine giornaliera, qualcosa che appaga, che soddisfa, che ci migliora la qualità della vita e che non viene avvertita come qualcosa di “obbligatorio”.

La nutrizione personalizzata in base al proprio patrimonio genetico è l’ultima frontiera nel campo dell’alimentazione. Molte aziende stanno investendo in questo settore, tra cui startup americane come DnaFit, ma anche multinazionali come Nestlè. Il nostro corpo è geneticamente programmato individualmente a digerire e ad assimilare meglio alcuni cibi rispetto ad altri; non è detto che tutte le verdure possano essere assunte da tutti, così come non è vero che un cibo sia meglio di un altro. L’ obiettivo è far capire che ogni persona è più “programmata geneticamente “ o meno ad assumere un determinato cibo rispetto ad un altro.

Dottoressa Caterina Fedele – tecnologo alimentare

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo. Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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