Psicologia del Benessere

La Comunicazione come strategia universale

Quando si parla di Comunicazione, molto spesso, le prime considerazioni che ci vengono in mente sono del tipo: “Io lo faccio tutti i giorni!”“La uso sempre con i miei dispositivi” – “Sui  Social sono abbastanza bravo e molto equilibrato a scrivere!” – “Nel 2020 nell’epoca dell’iper-connessione parlano ancora di Comunicazione!”- “Nel mio lavoro non serve proprio a nulla… conta ben altro” – “Si tratta di aria fritta e niente più!”.


Le idee che abbiamo a proposito della Comunicazione, nella maggior parte dei casi, sono dei pregiudizi, delle convinzioni limitanti, di fronte ai quali facciamo molta resistenza a cambiare.
Ebbene, sono due gli obiettivi di questa  nuova serie di articoli pubblicati su questo Blog che, con grande passione, desidero dedicare alla Comunicazione: 

per prima cosa desidero condurre il lettore alla “scoperta” di questo straordinario mondo e di come, contrariamente a quello che si pensa, si tratti di qualcosa che caratterizza ogni aspetto e ogni singolo momento delle nostre vite… nel bene e nel male.

Secondo e non meno importante, voglio fortemente presentare la Comunicazione per quello che è: una strategia preziosa nella relazione di cura e in generale nel supporto agli altri.

 Cos’è veramente la Comunicazione?

Comunicazione è una parola che viene dalla lingua latina,  cum = con e dal verbo munire = legare, presenta diversi significati come  legare insieme, condividere con altri, mettere in comune, significati che nei secoli, purtroppo, si sono in gran parte smarriti.
La necessità di comunicare è un’esigenza imprescindibile e ancestrale  dell’uomo, siamo “animali sociali” che grazie anche e soprattutto allo “sviluppo delle relazioni” si sono evoluti, perfezionati e migliorati.
E’ sin dall’età della pietra che l’uomo ha cercato di comunicare con i suoi simili, prima con la gestualità e poi con le parole: il linguaggio, così come le altre forme di linguaggio non solo verbale, è una competenza innata dell’uomo che, per la sua stessa sopravvivenza ha bisogno di sviluppare socialità. Ovviamente poi, con l’evoluzione e l’adattamento, i nostri caratteri sociali sono diventati sempre più raffinati e articolati (organizzati).

Questo è testimoniato dal fatto che, nessun altro animale sulla Terra, ha bisogno di un periodo così lungo di dipendenza dagli altri (gli adulti) prima di essere autonomo socialmente. Come esseri umani sentiamo fortissima l’esigenza di “appartenere” ad un gruppo di simili. E questo è stato compreso benissimo dallo psicologo statunitense Abraham Maslow che, con la sua Teoria dei Bisogni (1956),  ha chiarito come l’individuo si realizza passando per i vari stadi, i quali devono essere soddisfatti in modo progressivo, partendo dai bisogni elementari come quelli fisiologici per arrivare a quelli più importanti come l’autorealizzazione e l’appartenenza a un gruppo sociale.

Si comprende bene come per noi esseri umani, in ogni contesto delle nostre vite, sia fondamentale relazionarsi con chi è “altro da noi”… abbiamo sempre e comunque un interlocutore (o più interlocutori). 

La Comunicazione è connaturata al nostro “essere degli umani”.
A tal proposito mi piace tantissimo l’immagine del liquido amniotico nel ventre materno…
E’ così che dovremmo vedere le nostre relazioni: noi siamo costantemente immersi nel “mondo liquido” delle relazioni, un mondo che pervade ogni aspetto del nostro essere.
E in questo liquido prezioso e vitale ci siamo immersi sia che lo desideriamo oppure no.


La Comunicazione cambia o cambiano gli uomini?

Nel corso dei secoli i modi di comunicare sono cambiati molto e si trasformano costantemente con noi, l’esigenza di comunicare non si esaurirà praticamente mai.
Le difficoltà nascono perché consideriamo (erroneamente) la Comunicazione come qualcosa di automatico, di scontato, tanto che non abbiamo consapevolezza del messaggio che inviamo e di come lo facciamo, alimentando spesso conflitti e incomprensioni.

Molti di noi parlano, ma questo non vuol dire effettivamente “comunicare”… Siamo spinti dalle nostre abitudini relazionali (che strutturiamo nel corso degli anni e con le esperienze) ad attuare una sorta di monologo, concentrandoci nel far prevalere le nostre ragioni, senza prendere in considerazione il punto di vista dell’altro.

Anche oggi, nell’epoca dell’iper-connessione e della Comunicazione fluida, nell’era dei Social Network, quando possiamo dialogare con migliaia di persone contemporaneamente, comodamente seduti davanti a una webcam, in tempi rapidissimi e inimmaginabili fino a pochi anni fa, la Comunicazione rimane una dinamica “universale” che caratterizza le nostre vite, professionali e personali.
A questo punto è fondamentale essere consapevoli di chi siamo come comunicatori e cosa facciamo (se facciamo qualcosa!) per avere consapevolezza e migliorare le nostre abilità relazionali. 

Quanto conosciamo i nostri stili di comunicazione?
Come consideriamo gli altri interlocutori?
Siamo disposti a metterci in discussione? E a mettere in discussione le nostre modalità di relazione?

La Comunicazione, infatti, è un “sistema aperto”, capace di influenzare quasi magicamente il mondo degli altri partendo dal nostro. Per questo motivo abbiamo una profonda responsabilità nel considerare l’altro come “persona”, come soggetto che ha il riconoscimento da parte degli altri e quindi può affermare liberamente quello che pensa.

La Comunicazione è un articolato sistema aperto nel quale vale il principio enunciato  dal Mahatma Gandhi: “Sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere negli altri”.
Molto spesso la prima cosa che pensiamo quando qualcuno non ci ascolta o è poco efficace nelle relazioni è: “E’ un vero disastro” – “E’ colpa sua!” – “E’ lui che non mi capisce!”

La domanda, invece, deve sempre essere: “cosa sto facendo io per farmi comprendere meglio?”


Perché comunichiamo?

La comunicazione risponde ad un bisogno naturale, espressivo e tipico dell’uomo. Ha una importanza fondamentale per la persona, direi vitale, tanto che, come recentissimi studi hanno portato alla luce, va ad influire anche sul nostro stato di equilibrio psico-fisico: infatti, le persone sole o con scarse relazioni interpersonali sono più soggette a malattie, demenza e persino a morte prematura.
Ne parla, per esempio, il grande Daniel Goleman, uno dei padri dell’Intelligenza Emotiva, nell’omonima opera pubblicata in Italia da Rizzoli nel 1996. E proprio qui egli presenta la Comunicazione come una delle abilità che compongono il mosaico dell’Intelligenza Emotiva, che è in grado di portare grandi benefici al benessere di un individuo a 360 gradi.

Attraverso gli atti comunicativi impariamo a riconoscere chi siamo, lavoriamo alla “costruzione” della nostra identità e, notizia ancora più bella, abbiamo la possibilità di lavorare e contribuire all’identità degli altri, arricchendola.

La Comunicazione è frutto quindi delle modalità attraverso le quali il soggetto interagisce fin dall’infanzia, magari con i genitori, i familiari, gli educatori, gli insegnanti, gli amici, i parenti.Senza timore di essere smentiti possiamo affermare che la Comunicazione ci rappresenta, perchè “La nostra personalità è anche il prodotto delle relazioni affettive e ambientali che abbiamo vissuto”, quello che viene definito il background della nostra vita.
La grande notizia è che le nostre abilità di relazione non sono esclusivamente e dicotomicamente frutto di esperienze passate o di una fissità genetica… niente affatto!

La grande notizia è che la Comunicazione è qualcosa di vivo, conosce un punto di inizio ed è potenzialmente senza fine, perché il miglioramento (se lo desideriamo) e l’apprendimento sono continui. 

Dottor Giuseppe Sferrazzo Formatore, Coach e Consulente di Comunicazione efficace, Comunicazione non violenta e Public Speaking

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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