Alimentazione e Sport

Fame da celiachia: Perchè avviene?

Introduzione

celiachia 2

La celiachia è un’enteropatia infiammatoria immuno-mediata ed è innescata dall’ingestione di alimenti a base di glutine. Tale reazione avviene in soggetti che sono geneticamente sensibili. La fisiopatologia della malattia è ampiamente studiata anche se presenta dei lati ancora poco definiti.

Un lato interessante, poco considerato, della patologia risulta essere :

la correlazione tra l’ingestione di un pasto complesso e la sensazione di fame, secrezione ormonale e variazione glicemica.

A tal proposito è stato effettuato uno studio che ha portato alla consapevolezza di una differente omeostasi gastrointestinale nel paziente celiaco sia da un punto di vista ormonale che glicemico.

Lo studio

Lo studio prova condotto dalla Federico II di Napoli aveva come soggetti :

– 22 donne con Diagnosi di Celiachia (CeD)

– 9 positive alla diagnosi (CeDD)

– 13 sotto dieta priva di glutine (CeDGF)

– 10 soggetti sani (HS)

La durata dello studio è stata di 24 ore.

I pazienti sono stati invitati a consumare un pasto di prova, registrando successivamente le loro sensazioni di appetito e dopo 3 ore è stato effettuato un prelievo sanguigno per analisi biochimiche.

I risultati hanno dimostrato una minore riduzione della fame nel paziente con diagnosi di celiachia ma senza restrizione dietetica rispetto a pazienti sani e pazienti con regime gluten free.

La cosa più interessante di questo studio è riconducibile alla variazione dell’assorbimento del glucosio, alterata nel paziente celiaco rispetto a quello sano. Inoltre sono stati riscontrati nel gruppo CeDD, ovvero nei 9 pazienti positivi alla diagnosi di celiachia, un polipeptide insulinotropico (GIP) insulino-dipendente e glucosio- inferiore rispetto al gruppo gluten free e paziente sano.

E’ importante specificare che l’assorbimento del glucosio a livello intestinale viene alterato dopo circa 12 mesi di dieta priva di glutine, e che probabilmente una concentrazione inferiore di GIP nel paziente celiaco potrebbe avere una correlazione con stimolo dell’appetito e nella secrezione insulinica postprandiale.

Perchè questo studio?

dieta celiaca

La risposta a questa domanda bisogna cercarla nella fisiopatologia della malattia celiaca. La diffusione di questo tipo di patologia sta aumentando notevolmente, soprattutto negli utlimi anni e negli adulti. Una volta arrivati alla diagnosi della malattia il primo step da seguire è sicuramente una dieta priva di glutine, il principale responsabile dell’alterazione patologica. Il cambiamento del regime dietetico, del paziente celiaco, ha portato ad uno squilibrio netto dei macronutrienti giornalieri. Una dieta ricca di zuccheri, lipidi e proteine ha portato ad una correlazione tra regime gluten-free ed obesità, sindorme metabolica e malattie cardiovascolari.

Tale correlazione è potenzialmente pericolosa nei pazienti che presentano già una predisposizione verso il DM di tipo 2 (Diabete Mellito di tipo 2).

Inoltre un’analisi dimostra come in alcuni casi una dieta priva di glutine non migliori alcuni sintomi della malattia, ma addirittura li peggiori.

Un pressante consumo di prodotti senza glutine ha portato I pazienti a dei veri e propri squilibri alimentari. Spesso tali prodotti presentano una quota inferiore di micronutrienti rispetto a quelli con aggiunta di glutine.

La correlazione tra una variazione cardiometabolica e dieta glutenfree è stata analizzata in numerosi pazienti.

E’ stato dimostrato, in alcuni casi, che un paziente soggetto a dieta gluten-free dopo sei mesi mostra delle variazioni cardiometaboliche importanti, come:

– Aumento colesterolo totale

-Aumento BMI (Body Mass Index)

– Aumento della glicemia a digiuno

– Aumento lipoproteine ad alta densità

Altro fattore importante chce deve essere tenuto in considerazione è che non esistono studi di confronto tra paziente sano e quello celiaco per la valutazione della risposta postprandiale. Questo studio risulta utile anche per comprendere come un regime Gluten Free in soggetti non celiaci sia un assetto alimentare non corretto.

La moda alimentare del momento tende a far pensare al consumatore che il prodotto senza glutine sia “più sano” rispetto a quello “normale”, quando in realtà non è così.

La rottura di un omeostasi

GIP e GLP-1

L’atteggiamento alimentare di un essere umano deriva da meccanismi fisiologici sia omeostatici che non omeostatici (ricompensa).

La secrezione ormonale, la variazione di concentrazione di determinati nutrienti nel sangue e le risposte indotte da questi, rappresentano I principali processi che portano alle sensazioni fisiologiche di fame o sazietà.

L’effetto metabolico delle diete si riscontra nel lungo periodo, in quanto queste portano a delle variazioni dell’assetto omeostatico dell’individuo che ha deciso di seguire quel regime alimentare.

La variazione dei nutrienti a livello gastrointestinale e la risposta ormonale indotta possono regolare sia la scelta del cibo che la frequenza di assunzione.

Il glucosio svolge un ruolo fondamentale nel processo metabolico che controlla la fame e la sazietà.

La teoria glucostatica del controllo dell’appetito suggerisce che un ridotto utilizzo di glucosio nelle regioni cerebrali prota all’espressione della fame.

A tal proposito la fame risulta stimolata da tali eventi:

– Ridotta disponibilità di glucosio per il metabolismo

– Ridotto livello di riserve di carboidrati corporei o glicogeno epatico

– ipoglicemia preprandiale

L’insulina è un ormone anabolico ed in sieme al GIP ed il peptide-1-glucagone-simile o GLP-1, con le loro funzioni regolatorie sulla concentrazione sanguigna di glucosio, svolgono un ruolo chiave sull’appetito.

Il polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente o GIP regola la glicemia postprandiale attraverso un aumento del rilascio di insulina, mentre il GLP-1 agisce anche con un iniziale rallentamento dello svuotamento gastrico, a differenza della leptina che lo aumenta.

Le cellule L dell’ileo distale e dell’intestino percepiscono I grassi e I carboidrati, stimolano il GLP-1 che inibsce la secrezione gastrica dello stomaco e rallenta lo svuotamento gastrico con effetto anoressigenico.

La grelina, prodotta dalle cellule ossintiche del fondo gastrico, eleva l’appeito agendo a livello periferico e centrale. Pertanto le concentrazioni di grelina sono aumentate durante il digiuno e diminuite nel periodo postprandiale.

I pazienti con malattia celiaca diagnosticata ma senza regime gluten-free hanno mostrato delle concentrazioni più alte di grelina in circolo rispetto al gruppo che aveva attuato un regime adeguato alla malattia da circa 12 mesi.

I Risultati

I risultati di questo interessante studio condotto dall’ Università di Napoli hanno mostrato che vi è una riduzione di fame inferiore nei pazienti con diagnosi di celiachia ma non trattata con regime gluten free rispetto al gruppo di pazienti sani e trattati con regime dietetico adeguato.

Inoltre I pazienti CeDD tendono ad avere una riduzione inferiore di grelina dopo il pasto e precisamente a 120 minuti dalla fine di questo. Questi risultati sono concordi con la diversa sensazione di fame nel paziente celiaco .

Si tenga presente che nel paziente celiaco l’assorbimento intestinale di glucosio è alterato e questo è stato confermato da una risposta post-prandiale inferiore del glucosio rispetto al paziente sano.

I risultati dimostrano come nel paziente celiaco vi sono:

– Diminuzione della risposta del GIP plasmatico e dell’insulina

– Sensazione di fame sostenuta

– Concentrazione più bassa del GLP-1

Sia il GLP-1 che il GIP ritardano lo svuotamento gastrico e dunque una loro diminuzione porta ad uno svuotamento più rapido ed un ritorno rapido della fame.

La risposta della grelina ha mostrato, nei tre gruppi, un simile andamento e ha confermato le prove precedenti che lo svuotamento gastrico ritardato nei pazienti con malattia celiaca non è associato ai livelli di grelina.

Inoltre è stato ipotizzato una sensibilità spiccata nel paziente celiaco ad GIP ed insulina, probabilmente come adattamento fisiologico in risposta al ridotto assorbimento del glucosio.

Si tenga presente che il GIP può ridurre la glicemia postprandiale sia prolungando il rilascio di insulina che aumentandone l’assorbimento da parte del fegato, o in altri tessuti periferici.

Infine l ipoglicemia è stata associata alle basse risposte delle incretine Giè e GLP-1 nel paziente celiaco rispetto al paziente sano o con regime dietetico gluten free da almeno 12 mesi.

Conclusioni

dieta priva di glutine

Questo studio ci ha permesso di capire come alla base della celiachia vi sia un’alterazione importante non solo nella fisiologia intestinale ma anche in una risposta ormonale correlata. A questo punto è necessario approfondire I vari meccanismi fisiopatologici ormonali della malattia cercando di individuarne I target terapeutici in modo da agire a livello alimentare e farmacologico.

Il cambiamento di un regime alimentare è un processo traumatico per l’organismo, che come tale, deve adattarsi al fine mantenere un omeostasi fisiologica .

glutine

Uteriori studi saranno utili per migliorare sempre di più la condizione clinica e alimentare del paziente celiaco che giorno dopo giorno attua degli accorgimenti dietetici non così sani come credeva.

Dr. Vincenzo Zottoli

 

Questo articolo è presente anche sul sito http://www.infarmati.com blog di informazione e divulgazione scientifica ” scienza con coscienza”.

Fonti:

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Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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