Medicina e salute

Eziologia nodulare tiroidea

Nodulo-tiroideo

Quando si pensa ad un nodulo ci si ricollega quasi sempre alla tiroide, in realtà non è così. I nodulo sono delle formazioni tipiche che coinvolgono anche altre ghiandole endocrine come ipofisi e surrene.

Il numero di noduli diagnosticati è cresciuto esponenzialmente negli ultimi tempi grazie allo sviluppo di tecniche diagnostiche sempre più sensibili. I noduli sono spesso delle formazioni di natura benigna, ma a livello clinico e diagnostico bisogna fare molta attenzione in quanto nella pratica medica sono fonte di controversie terapeutiche.

I problemi con i noduli sono principalmente due :

  • Diagnostico : comprendere la natura del nodulo
  • Terapeutico : riferito a noduli benigni che impongono una gestione del problema e non sono caratterizzati da una indicazione chirurgica.

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Da cosa può derivare un nodulo?

Un nodulo può essere l’espressione di diverse lesioni, e lo scopo della diagnosi risiede nel voler individuare effettivamente la derivazione di questa formazione e i suoi cambiamenti nel tempo.

Le principali lesioni che possono portare a formazioni nodulari sono :

  •  Tiroidite focale
  • Iperplasia focale per agenesia di un lobo, dopo chirurgia subtotale o dopo radioiodio
  • adenomi benigni
  • Neoplasie maligne
  • Porzione dominante di un gozzo multinodulare
  • Cisti tiroidea, paratiroidea o del dotto tireoglosso
  • Adenoma paratiroideo

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Come si evince dall’elenco, i noduli possono essere frequentemente delle espressioni di tumefazioni dominanti o circoscritte all’interno di un gozzo multinodulare colloido-cistico.

Inoltre  esso può derivare dall’espressione di una tiroidite focale, di una cisti o di un adenoma delle paratiroidi intra-tiroidea, può ancora originare da un’accrescimento di residui del dotto tireoglosso (vedi embriologia), iperplasia focale; ed infine rappresentare  una neoplasia quasi sempre benigna.

Al gruppo delle neoplasie maligne possono appartenere:

  • Carcinomi papillari, anaplastici e midollari, follicolari
  • linfomi
  • sarcomi
  • metastasi tiroidea

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Al gruppo delle neoplasie benigne invece :

  • Adenomi macrofollicolari
  • adenomi fetali
  • adenomi a cellule di Huerthle
  • Teratomi
  • emiangiomi della tiroide

La prevalenza dei noduli tiroidei risente di diversi fattori epidemiologici come distribuzione demografica, area geografica, età, sesso , dieta, esposizione a radiazioni ionizzanti e dal metodo utilizzato in sede diagnostica.

L’età è un fattore fondamentale, infatti la rilevazione di noduli risulta essere proporzionale a questa. Un paziente adulto presenterà dei noduli maggiori in numero rispetto ad uno più giovane, nella maggior parte dei casi. L’introduzione di iodio con la dieta è fondamentale e presenta anch’esso una correlazione con la comparsa di noduli tiroidei. Vi è un rapporto lineare tra la crescita di un nodulo e la carenza di iodio. Ci sono aree geografiche nelle quali sono riscontrabili iodurie medie tra 50-100 microgrammi/die in cui la prevalenza dei noduli tiroidei palpabili si aggira intorno al 30%.

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L’esposizione durante lo sviluppo a radiazioni ionizzanti è un’altro aspetto fondamentale per la comparsa di formazioni nodulari e si attesta che aumenti con un esposizione prolungata a quest’ultime. Il picco di incidenza risulta essere riscontrabile dopo circa 15-20 anni dall’esposizione.

Anche il metodo diagnostico risulta essere importante per i dati epidemiologici. Si attesta infatti che in sede chirurgica, ecografica ad alta risoluzione o durante un’autopsia la rilevazione dei noduli salga vertiginosamente rispetto a quella che può essere effettuata con la sola palpazione manuale.

Studi autoptici hanno dimostrato che in popolazioni con noduli palpabili intorno al 7%, in realtà in sede di autopsia ha portato al risultato che ben oltre il 50% dei soggetti presentava tumefazione tiroidee nodulari.

Altro dato che spaventa è che oltre il 50% dei noduli che sono ritenuti solitari, in realtà erano dominanti in ambito multinodulare.

La scoperta di un nodulo avviene molto spesso per caso ad opera del paziente stesso o durante un esame obiettivo da parte di un medico. Dopo l’individuazione della formazione nodulare, lo specialista dovrà rispondere a due quesiti:

  1. Il nodulo è maligno?
  2. qual è lo stato della funzione tiroidea?

La familiarità di noduli tiroidei risulta più probabile in pazienti che presentano deficit dell’ormonogenesi con gozzo associato a tale condizione.

In pazienti con ipertiroidismo la formazione nodulare è associata  ad adenoma tossico, che risulta essere una malformazione quasi sempre benigna.

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Il rischio di malignità sale nell’uomo, in età pediatrica ed in presenza di una pregressa irradiazione del collo o ancora in presenza di disfonia legata alla infiltrazione del nervo laringeo ricorrente.

Sia la crescita che segni di infiltrazione sono di rara ricorrenza in formazioni nodulare tiroidee, che risultano invece essere patologie a decorso indolente.

L’esame obiettivo è fondamentale in quanto deve stabilire la mobilità, la consistenza, la grandezza e la presenza di eventuale linfoadenopatia latero-cervicale.

Segni importanti per sospetta malignità sono :

  • Aumento volume linfonodi loco-regionali
  • Nodulo duro
  • Bassa mobilità

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Nei prossimi articoli continueremo a trattare delle problematiche tiroidee e delle indagini diagnostiche correlate.

Dr. Vincenzo Zottoli

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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