Medicina e salute

Indagini strumentali endocrine: Scintigrafia tiroidea

scintigrafia

Per le indagini strumentali diagnostiche tiroidee vengono abitualmente utilizzati tre radionuclidi:

  • Isotopo 123 dello Iodio
  • Isotopo 131 dello Iodio
  • Isotopo 99 del Tecnezio con il suo ione pertecnetato

Partiamo con il dire che i due isotopi dello stesso elemento, cioè lo iodio, presentano delle caratteristiche diverse. A tal proposito lo iodio 123 presenta un vantaggio di avere  minore irradiazione con un emivita di circa 13 ore, con emissione di particelle gamma soltanto del valore di 159keV, che garantisce comunque la capacità di effettuare l’esame scintigrafico.

Lo iodio 131 a parità di dose, presenta una capacità di irradiazione circa 100 volte superiore, ed un emivita di circa 8 giorni. Le caratteristiche sono nettamente diverse tra i due isotopi, ma oltre ad un discorso chimico viene effettuato anche un approccio economico per la scelta diagnostica. Il vantaggio dello iodio 131, infatti, risiede nell’essere più economico  rispetto all’altro. Esso dovrebbe essere utilizzato principalmente in scintigrafie “total Body” per la ricerca di eventuali metastasi dei carcinomi differenziati tiroidei e trattamento radiometabolico, ma  resta ancora largamente impiegato anche per la diagnostica delle malattie tiroidee.

Facendo questa distinzione sulle caratteristiche chimiche dei due isotopi, appare chiaro come l’utilizzo dell’isotopo 131 permette l’impiego di una quantità più contenuta rispetto all’altro, garantendo l’attuazione di una scintigrafia e mantenendo bassi i rischi di eccessiva irradiazione.

Altro isotopo di utilizzo diagnostico è il tecnezio 99 con in forma di pertecnetato, che condivide con lo iodio il meccanismo di captazione da parte della cellula follicolare coinvolgendo il trasportatore Na+, I-.

A differenza dello iodio, il tecnezio non subisce organicazione per la produzione ormonale tiroidea, ma viene rapidamente dismesso dalla ghiandola. Esso è un emittente puro di raggi gamma e presenta un emivita di circa 6 ore. Per le sue caratteristiche può essere utilizzato per la scintigrafia tirodea e consente di eseguire tale esame entro le 2 ore dalla sua somminsitrazione.

Scintigrafia tiroidea

Thyroid_scintigraphy

La scintigrafia viene effettuata dopo 24 ore dalla somministrazione per via orale di 5 microCurie di Iodio 131, o 200 microCurie di Iodio 123. A tale somministrazione viene associata, ovviamente, la rilevazione della capacità captante della ghiandola.

Se si utilizza il tecnezio, vengono utilizzati circa 1 mCurie per via i.v. e la scansione può essere effettuata già dopo 30 minuti dalla somministrazione o comunque entro le 2 ore da questa.

L’obiettivo dell’esame consiste nel comprendere la localizzazione del tessuto tiroideo, la morfologia tiroidea, e la captazione dell’isotopo successivamente alla sua somministrazione. Questo è possibile stabilirlo andando ad osservare la distribuzione del tracciante nel parenchima tiroideo distinguendo zone “calde” da zone “fredde”.

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Le zone calde sono quelle a maggiore captazione del radionuclide, mentre quelle fredde sono quelle dove vi è una bassa attività di captazione. L’analisi permette questa distinzione con la premessa che tali zone superino il centimetro di diametro.

L’osservazione di una intensa zona ipercaptante il radionuclide, indica la presenza di un gozzo diffuso non tossico come nella carenza alimentare di iodio (Morbo di Basedow). Quando ci si trova di fronte ad un unico nodulo caldo situato all’interno di un contesto tiroideo non funzionante, ci stiamo dirigendo verso una diagnosi di adenoma tossico di Plummer. La conferma di tale diagnosi l’avremo con un successivo test di soppressione con T3, nel quale osserviamo una mancata risposta da parte dell’area definita “calda”, mentre si riduce o si annulla la captazione nel restante parenchima. Un ulteriore conferma la possiamo avere con il test di stimolazione di TSH visualizzando il restante parenchima come ipo o non captante in quanto soppresso dalla presenza dell’adenoma tossico funzionalmente autonomo.

Scintigrafia M. Di Basedow

Nei casi di ipotiroidismo la scintigrafia può darci risposte riguardanti la natura del problema. Essa può portare ad una distinzione tra ipotiroidismo secondario ed ipotiroidismo primitivo inseguito al test di stimolazione con TSH. In base a come varia la capacità captante della tiroide, successivamente al test, si può comprendere la natura del disturbo.

 

L’esame scintigrafico è utile anche per comprendere quei rari casi di agenesia o dislocazione ectopica della ghiandola tiroidea, come nel caso della tiroide linguale.

Inoltre è possibile osservare anche una localizzazione retrosternale della tiroide in presenza di gozzo. Ad ogni modo l’effettuazione di una scintigrafia “total body”, ci permette di distinguere tessuto tiroideo in sede anormale come nell’ovaio o nel torace e di visualizzare anche metastasi di carcinoma tiroideo differenziato.

I noduli cosiddetti “freddi” e palpabili  portano ad un sospetto diagnostico di neoplasia o formazione cistica della tiroide. La riconferma l’avremo con l’utilizzo di Tecnezio99 , che presenta una proprietà selettiva per il tessuto neoplastico, ed è dunque utilizzato come indicatore positivo.

E’ affascinante comprendere come la tiroide sia una ghiandola che risente di molti meccanismi omeostatici fisiologici, che se interrotti, portano  a quadri patologici di difficile diagnosi per lo specialista. In questa rassegna endocrinologica , tratteremo, nei prossimi articoli, tutti gli aspetti sia diagnostici che fisiologici della tiroide per comprenderne meglio le funzioni ed il suo ruolo nel sistema endocrino.

Dr. Vincenzo Zottoli

 

 

 

 

 

 

Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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