Alimentazione e Sport

Obesità: approccio e classificazione

obesità

L’obesità è una patologia multifattoriale con una componente genetica che si attesta intorno al 30%.

Come ogni patologia cronica, essa rispecchia le caratteristiche fisiopatologiche tipiche di tal condizioni, mettendo a dura prova il medico che si trova ad affrontarle.

Non è stato ancora chiarito il ruolo dell’obesità a livello patologico, in quanto non esiste una razionale distinzione tra malattia considerata singolarmente o come un peggioramento o conseguenza di patologie correlate. La restrizione dietetica, la terapia comportamentale unita a quella farmacologica rappresentano le basi per un corretto approccio terapeutico. E’ stato stimato come la sola restrizione calorica, possa portare nel corso del tempo al paziente un recupero di peso che si attesta intorno al 61-86% nei primi tre anni e mezzo, e del 75-121% nei cinque anni successivi.

Resta chiaro a questo punto che la sola terapia dietetica non è un arma vincente nel lungo tempo, anche se resta il punto fermo di ogni terapia in quanto  solo in questo modo, è possibile ottenere un calo ponderale. Studi clinici hanno rilevato che esiste una correlazione direttamente proporzionale tra un aumento del BMI( Body Mass Index) e patologie croniche come diabete, ipertensione e dislipidemia.

Una cattiva alimentazione ed uno stile di vita non adeguato alle necessità biologiche del nostro organismo porta ad un aumento della percentuale di insorgenza di una sindrome metabolica.

La sindrome metabolica risulta essere caratterizzata da :

  • Obesità addominale : circonferenza vita superiore a 102 cm nell’uomo e 88 cm nella donna
  • Trigliceridi al di sopra di 150 mg/dL
  • Colesterolo HDL minore di 40 mg/dL nell’uomo e minore di 50 mg/dL nella donna
  • Pressione arteriosa maggiore di 130/85 mm Hg
  • Glicemia a digiuno 110 mg/dL

Affrontare una patologia come l’obesità in monoterapia risulta fallimentare. Un indice di massa corporea uguale o superiore ai 27 Kg/metro quadro con presenza di patologie correlate, presuppone una terapia farmacologica unita a quella comportamentale ed alimentare. L’utilizzo di farmaci antiobesità è imprescindibile quando il BMI risulta uguale o superiore a 30 Kg/metroquadro.

 

IMCClassificazione del peso forma sulla base dei valori del BMI ( OMS 1998):

      • </= 18.5       SOTTOPESO
      • 18.5 – 24.9   NORMOPESO
      • 25.0 – 29.9    SOVRAPPESO
      • 30.0 – 34.9    OBESITA’ I GRADO
      • 35.0 – 39.9    OBESITA’ II GRADO
      • >/= 40.0        OBESITA’ III GRADO

Fino al 2016 i farmaci approvati per il trattamento dell’obesità erano :

Orlistat : inibitore delle lipasi intestinali agente sull’assorbimento dei nutrienti

Liraglutide 3,0 mg : farmaco GLP-1 agonista

Bupropione + Naltrexone (15 Gennaio 2017)

Ipotalamo ed aumento ponderale

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A livello medico è stato comunemente accettato che l’ipotalamo svolga un ruolo fondamentale nella regolazione dell’apporto calorico.

Una stimolazione della porzione ipotalamica a livello laterale pare essere caratterizzante in sede di assunzione di cibo, invece una ventro-mediale quando questa diminuisce.

Prove mediche dimostrano che sono coinvolti in tale processo, oltre all’ipotalamo, anche altre sedi come il tronco encefalico, nuclei della base ed il talamo.

Queste popolazioni neuronali sono interconnesse tra loro e portano alla liberazione di diversi neurotrasmettitori come dopamina, noradrenalina, serotonina ed acetilcolina.

Anche diversi neuropeptidi sono coinvolti in queto processo come alpha Melanocyte Stimulating Hormone, neuropeptide Y , Agouti-related peptide (AgRP) e leptina.

A livello molecolare esistono dei geni che regolano l’assunzione di cibo e sono stati identificati in quasi tutti i cromosomi tranne in quello Y.

Studi su ratti hanno portato alla distinzione di tre geni particolarmente coinvolti in sindromi da aumento ponderale:

  • Geni della leptina
  • Geni codificanti il recettore della leptina
  • Geni codificante il recettre della melanocortina 4 (MC4)

Nello specifico la leptina risulta essere un polipeptide codificato dal tessuto adiposo e successivamente alla sua liberazione, agendo su recettori ipotalamici, riduce l’introito di cibo ed incrementa la termogenesi.

Rapporto-leptina-appetito

Il meccanismo d’azione attraverso il quale essa agisce è  su due livelli :

    • Nucleo arcuato : inibisce la sintesi di NYP ( peptide oressigeno) e AgRP e stimola quella di Alpha-MSH ( peptide anoressigeno)
    • Ipotalamo ventromediale: aumenta la secrezione di Corticotropin-releasing Hormone

Dunque i bersagli molecolari più importanti della leptina sono rappresentati dal NYP, dall’alpha-MSH e dal suo antagonista competitivo AgRP.

In studi clinici controllati, la somministrazione di leptina in soggetti geneticamente obesi con deficit dell’ormone, ha normalizzato il quadro clinico ma è risultata inefficace in pazienti senza deficit di leptina.

E’ nota una correlazione tra livelli di leptina che risultano elevati e obesità. A tal proposito sembra che vi sia a livello fisiopatologico un meccanismo di leptino resistenza.

A livello farmacologico lo studio di molecole capaci di avere un’azione agonista recettoriale per la leptina di basso peso molecolare, potrebbe portare a dei risultati soddisfacenti.

Queste molecole potrebbero essere somministrate oralmente ed oltrepassare la BEE(barriera ematoencefalica) senza saturare i sistemi di trasporto utilizzati per sostanze proteiche.

Un’altro studio interessante riguarda un analogo del GLP (Glucagon- Like peptide , il Liraglutide.

Somministrato e autorizzato per il trattamento dell’eccesso ponderale, questo farmaco è un analogo umano del GLP-1 con un alto grado di omologia di sequenza .

L’infusione di GLP-1 provoca nel paziente diabetico:

  • Aumento della secrezione di insulina
  • riduzione livelli di glucagone
  • riduzione dei livelli di glicemia senza indurre ipoglicemia
  • riduzione dello svuotamento gastrico
  • promuove senso di sazietà
  • riduzione appetito

Nei neuroni del nucleo arcuato dell’ipotalamo i recettori del GLP-1 sono localizzati in neuroni che esprimono POMC e CART ovvero proopiomelanocortina e cocaine and amphetamine regulated transcript.

L’azione farmacologica pare sia mediata dalla stimolazione di neuroni gabaergici che inibiscono la liberazione di NPY da parte del nucleo arcuato.

liraglutide-confezione

 

Qui di seguito sono indicati i principali protagonisti del senso di fame :

AZIONE INIBENTE L’APPORTO ALIMENTARE

      •  Serotonina
      • Dopamina
      • Leptina
      • Catecolamine
      • Alfa-MSH
      • CRF
      • GLP-1
      • CCK
      • POMC
      • CART
      • Antagonista dei cannabinoidi
      • PYY

AZIONE STIMOLANTE L’APPORTO ALIMENTARE

      • NPY
      • Glucocorticoidi
      • Oppioidi
      • GABA
      • GHrH
      • Galanina
      • AgRP
      • Grelina
      • Cannabinoidi endogeni/esogeni

 

Gli studi effettuati danno buone speranze farmacologiche per combattere l’obesità. Sarebbe opportuno in un futuro andare a catalogare il fenotipo di obesità individuale, per poter mettere in pratica una terapia ad hoc per la persona, abbassando quelli che possano essere gli eventuali effetti collaterali ed aumentando la percentuale di successo terapeutico.

 

Dr.Vincenzo Zottoli

 

 

 

 

 

 

 

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Messaggio al lettore: Ogni informazione presente in questo blog è puramente a scopo informativo.
Non si intende in nessun modo sostituire figure professionali in campo medico e di consulenza.

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